Covid, Miozzo: “Ottimo il piano vaccino della Lombardia”

agostino miozzo
"Non abbiamo ritenuto di dover discutere il piano inviatoci dalla Lombardia ma ho letto il piano e mi è sembrato ottimo dal punto di vista tecnico-logistico"
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ROMA – “Se mi verrà chiesto di restare nell’attuale incarico di Coordinatore e dare continuità al lavoro fatto in questo anno, immagino per il CTS una funzione di maggior raccordo con le Regioni e con il territorio“. Queste le parole di Agostino Miozzo all’agenzia Dire sul futuro del Cts con il nuovo governo che verrà.

Il 5 febbraio del 2020, un anno fa, veniva istituito il Comitato tecnico-scientifico, a guidarlo è ancora il medico ed ex Protezione civile Agostino Miozzo che ritiene che il Comitato “possa giocare un ruolo importante nel sostenere la necessità di concertazione tra centro e periferia nel tentativo di creare omogeneità e coordinamento tra diverse realtà territoriali nell’esecuzione di iniziative di carattere strategico e di interesse nazionale”.

Il coordinatore del Cts interviene anche sul piano vaccini della Lombardia, elaborato dall’ex capo della Protezione civile e che oggi guida l’unità di crisi vaccinale lombarda: “Su richiesta del capo di gabinetto del ministero della Salute e del ministro Roberto Speranza non abbiamo ritenuto di dover discutere il piano inviatoci dalla Lombardia ma ho letto il piano e mi è sembrato ottimo dal punto di vista tecnico-logistico, anche perché non entra nei dettagli delle classi di priorità a cui somministrare il vaccino anti-Covid e della strategia, decisa dal governo con il commissario Arcuri”, spiega Miozzo.

“È un piano per modalità di esecuzione, luoghi e tempi. A me piacerebbe molto che le Regioni condividessero dei modelli virtuosi anche con noi del Cts ma fino ad oggi, tranne questo caso, non ho visto frequentemente questo esercizio di condivisione. Condividere le buone pratiche è un approccio positivo, non si tratta di votare il primo della classe, ogni realtà locale deve fare i conti con il proprio territorio”, aggiunge il coordinatore del Cts.

“Non c’è un piano sic et simpliciter adatto ad ogni contesto ma se c’è comunione di intenti sui principi ispiratori del piano nazionale, ogni territorio può procedere con modalità più adeguate al proprio tessuto socio-sanitario ed economico, è giusto che lo faccia. Ci sono Regioni che si guardano intorno, osservando le buone pratiche di altri Paesi. La Regione Lazio sta analizzando quanto fatto da Israele, per esempio. E il titolo V- conclude Miozzo- prevede la responsabilità regionale”.

Per Miozzo, “è normale che i presidenti di Regione cerchino soluzioni alternative per aumentare la disponibilità di vaccini. Le informazioni che sono state date sulla disponibilità di vaccini hanno generato molta apprensione nell’opinione pubblica che vede di fatto quotidianamente rimodulare i programmi vaccinali in considerazione delle restrizioni di forniture di giorno in giorno annunciate dalle aziende produttrici”.

“Analogamente a quanto è accaduto a marzo e aprile per la ricerca di dispositivi di protezione individuale, come la ricerca ora dei vaccini fuori dal circuito, anche l’approvvigionamento dei dpi non ha avuto una sola fonte di ma molteplici. Mi auguro però che questa ricerca non sia fatta contro i principi e gli accordi stabiliti dall’Italia a livello europeo e che comunque prenda in considerazione quanto approvato da EMA e AIFA in tema di vaccini validati e quindi utilizzabili sul nostro territorio”, ha concluso il coordinatore del Cts Miozzo.

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