In casa un arsenale e 102mila euro in contanti, arrestato 83enne lucano

arsenale potenza
Ritrovate numerose armi, clandestine e da guerra, oltre a un poligono artigianale dove il pensionato teneva sedute di tiro non autorizzate
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POTENZA – Un pensionato di 83 anni di Rionero in Vulture, Donato Santoro, è stato arrestato dai carabinieri di Melfi a conclusione di indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Potenza con l’accusa di detenzione illegale di armi e munizione. Durante le operazioni di perquisizione, condotte con l’ausilio delle unità cinofile del comando provinciale dei carabinieri di Potenza, è stato ritrovato un nutrito arsenale di armi e parti di esse, clandestine e da guerra, munizionamento e polvere da sparo, oltre a un poligono artigianale costruito dallo stesso pensionato nel circondario rurale della città di Rionero Vulture, dove l’uomo teneva sedute di tiro con armi da fuoco non autorizzate.

Le stesse indagini hanno portato, lo scorso ottobre, all’arresto in flagranza di reato dell’imprenditore agricolo quarantasettenne Michele Mossuca. Nel suo capannone vennero trovate diverse armi, tra cui un mitragliatore da guerra di provenienza statunitense. Lo scorso febbraio è stato invece arrestato il trentanovenne di Melfi, Luigi Lioi, gravemente indiziato di aver affidato tale arsenale all’imprenditore per custodirlo in regime temporaneo.
All’interno di due abitazioni dell’anziano, entrambe a Rionero in Vulture, è stato inoltre trovato un complesso sistema di vani e stanze segrete, un folto arsenale, un laboratorio composto tanto di armi legalmente detenute quanto di armi da guerra e clandestine, un numero imponente di canne per fucili mitragliatori in prossimità dell’esposizione di alcune armi in vendita, una pistola a forma di penna di produzione artigianale. Infine, una cassaforte contenente 102mila euro in contanti, ritenuta dagli investigatori provento dell’attività di vendita illegale di armi, poste a sequestro. L’ottantatreenne è stato posto agli arresti domiciliari per l’età avanzata.
Per gli investigatori si tratta probabilmente del “più rilevante sequestro effettuato negli ultimi anni in Lucania”.

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