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Covid, Galli: “Su riaperture 5 marzo vorrei essere ottimista, ma varianti preoccupano”

massimo galli
"Serve individuare le varianti e serve avere un sistema di valutazione, cosiddetto 'sentinella', che in modo efficiente intercetta delle mutazioni rispetto sia al focolaio", dice l'infettivologo
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ROMA – “Mi piacerebbe essere ottimista come il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, a proposito di possibili riaperture dal 5 marzo, giorno in cui scade l’ultimo Dpcm. Ma devo fare i conti con i dati, parecchio virus scorrerà ancora sotto i ponti”. Così Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, intervenendo ad Agorà su Raitre.

“Il prossimo decreto dovrà esser fatto su un crinale che potrebbe essere sempre più stretto, poiché potremmo però avere un calo dei contagi ancora più vistoso, ma non è detto che andrà così: i dati dagli altri Paesi ci dicono altro. Ci sarà poi da considerare l’impatto delle varianti, anche alla luce dei lavoratori garantiti al 27 del mese e coloro che non lo sono; così come a fronte delle differenze per la pandemia tra giovani e anziani. Al netto di tutto questo, il ‘giallo’ potrebbe non essere una soluzione: di ittero si muore“, ha chiosato Galli.

SERVE SISTEMA ‘SENTINELLA’ PER VARIANTI

“Le varianti sono davvero preoccupanti, a quanto ci risulta dai dati sulla risposta dei vaccini alle mutazioni. Serve individuare le varianti e serve avere un sistema di valutazione, cosiddetto ‘sentinella’, che in modo efficiente intercetta delle mutazioni rispetto sia al focolaio, quando però il problema si è già creato, ma meglio prima che si crei il focolaio, facendo una mappatura costante“, prosegue il direttore di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.

Rispetto alla scadenza del decreto, la prossima settimana, con la conseguente apertura agli spostamenti tra le Regioni e la situazione politica, Galli ha sottolineato: “Ciò che sta succedendo nella pandemia ci obbligherebbe a non avere alcuna interruzione. Ho un paio di domande per il ministro della Salute, che ho evitato per il momento di sottoporre al ministro Roberto Speranza. Sul ruolo dei virologi, che si è detto potrebbero diventare ministri, sono dell’avviso che i colleghi debbano orientare, contribuire all’operatività delle decisioni. Per il ruolo di ministro della Salute serve un profilo importante di sanità pubblica, veloce, efficiente, non necessariamente un tecnico, ma una figura che eviterebbe di dover spender tempo a capire come funzionano le cose”, ha concluso Galli.

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