Sanità. Storie di criticità, le soluzioni di Valter Santilli VIDEO

Professore ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa dell'università La Sapienza di Roma, ha scritto 'Per il bene del paziente'
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ROMA  – Un modo per provare a risolvere le criticità “nel mondo della sanità, non risolte dal Sistema sanitario nazionale”. Con questo intento Valter Santilli, professore ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’università La Sapienza di Roma, ha scritto ‘Per il bene del paziente’, libro in cui l’autore riporta storie vere “ma romanzate, che ho incrociato nella mia attività professionale, ormai di 35 anni”.


Uscito il 29 settembre, il libro è stato nuovamente presentato, all’Itis Galileo Galilei di Roma in occasione del convegno ‘L’emozione della parola’, rivolto a studenti e operatori per approfondire competenze relative alla comunicazione nell’insegnamento e nella medicina. Filo conduttore del convegno il linguaggio inteso come ‘emozione della parola’, come comunicazione tra corpo, mente e spirito. In queste storie “emergono dei problemi nella sanità, delle criticità non risolte dal Sistema sanitario nazionale”, ribadisce Santilli che nel libro spiega in che modo lui risolverebbe queste criticità, che vanno dalla “organizzazione del medico di medicina generale, al problema delle ambulanze, al problema dei pronto soccorso, alla scelta dei primari troppo condizionati dalla politica”. Ma anche “il problema della formazione professionale: per ognuna di queste storie in cui vengono inseriti questi problemi io do delle soluzioni non sempre complesse, a volte percorribili con un po’ di buona volontà e con un passo indietro da parte della politica“.

Nel particolare, per esempio a proposito delle ambulanze, Santilli ricorda che “oggi esiste ancora una normativa secondo cui il malato, soccorso da una ambulanza, viene portato all’ospedale più vicino. Ma spesso, l’ospedale più vicino non è l’ospedale migliore per risolvere il problema di quel paziente. Lo abbiamo visto con un giornalista della Rai che è stato trasportato in un ospedale che non aveva la neurochirurgia“. A volte, prosegue, “quelle ore che si perdono per cercare un posto in neurochirurgia sono fatali per il paziente. Per superare questo problema basterebbe cambiare la normativa: non trasportare il paziente all’ospedale più vicino, ma a qurllo utile per quella determinata patologia”.

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