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Sanremo 2017, #sanpedro vi racconta la seconda serata

di Matteo 'Pedro' Pedrini Ah, il festivàl! Dopo la prima serata della kermesse, fin
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di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

Ah, il festivàl!

Dopo la prima serata della kermesse, fin dal mattino, girando per la città, già si sentivano arrotini, giovani garzoni di bottega e spazzacamini in bicicletta fischiettare i motivetti delle canzoni festivaliere sentite con tutta la famiglia riunita intorno alla radio a transistor. E tra simpatiche diatribe sul cantante preferito e pronostici su quale sarà la canzone regina, sono passati sessantasei anni e si è giunti alla seconda serata della kermesse 2017. Come passa il tempo quando ci si diverte.

I GIOVANI

Accusati in passato di aver fatto esibire le nuove proposte a orari in cui svegli trovavi solo lestofanti e capinere, i primi quattro giovani vengono fatti cantare praticamente durante il Tg1. Addirittura a Marianne Mirage viene anche chiesto di leggere le previsioni del tempo. E’ proprio lei la prima a esibirsi con un pezzo scritto da Francesco Bianconi dei Baustelle da ubriaco e bendato. Le canzoni fanno male, si intitola. Soprattutto questa. E infatti va a casa.

Dopo la Mirage tocca a un tazzauro© hipster pieno di ferraglia addosso che sembra la versione di P.E. Baracus per metalmeccanici: Francesco Guasti. E al termine della sua Universo, guasti lo eravamo tutti. Soprattutto, immagino, chi è rimasto a casa al posto di queste braccia rubate al tornio. Ma incredibilmente passa. Come del resto la colite spastica quando sembra ti spezzi in due.

Il terzo giovane è Braschi che da quando faceva il paninaro al Drive in poi non solo non è invecchiato, ma è addirittura ringiovanito. La sua Nel mare ci sono i coccodrilli è contemporaneamente scritta bene, orecchiabile e cita nel titolo un bellissimo libro di Fabio Geda. E infatti viene eliminata in favore di mister ferraglia – lì, coso, Guasti – e del Tiziano Ferro per celiaci: Leonardo La Macchia con Ciò che resta.

         Il momento in cui Carlo Conti ferma l’applauso a Bianca Atzei perché c’è un limite a tutto

I BIG

Dopo un’esibizione senza senso di un illusionista – che di giorno gestisce il Condor bar di Via San Romano a Ferrara – e la distribuzione tra il pubblico da parte della De Filippi di portachiavi a forma di Carlo Conti imbevuti di una smartdrug per far arrivare il pubblico fino in fondo, parte la gara dei Big. Le vittime mietute a ‘sto giro sono Ora esisti solo tu di Bianca Atzei scritta da Kekko dei Modà – ovvero un connubio che da solo viola più risoluzioni Onu di Israele – Togliamoci la voglia di Raige e Giulia Luzi – col rapper giunto in diretta dalla sfilata Aleppo primavera/estate – e Do retta a te di Nesli e Alice Paba, con le orecchie titaniche di Nesli che a un certo punto hanno captato Radio Vaticana facendola ascoltare a tutto l’Ariston. Va detto che lo stralcio della trasmissione Preghiamo dai di Don Sezze ha migliorato notevolmente l’esibizione del duo.

Dopo l’incipit ad opera della inspiegabile Bianca Atzei è stata la volta di Marco Masini con la sua svolta gggiovane Spostato di un secondo, scritta insieme al bravo Zibba. Il pezzo è un diesel, cioè al secondo ascolto fa drizzare le orecchie (speriamo non quelle di Nesli sennò bisogna richiamare indietro la Protezione civile) e al terzo arriva. Vedrete.

Dopo il già citato Nesli arriva sul palco Sergio Sylvestre ovvero la fusione tra Barry White, Danilo Amerio e Bubba di Forrest Gump. Voce pazzesca, nulla da dire, ma Con te è una canzone che risulterebbe datata anche in bocca ad Achille Togliani.

A seguire breve intermezzo con il rinfresco di nozze del boss Gennarino Piezzestrunz con relativo accompagnamento musicale di un neomelodico recentemente protagonista della trasmissione Malattie imbarazzanti nella parte della malattia.

È il momento di Michele Bravi il quale, non avendo ancora terminato il normale sviluppo prenatale, viene estratto dall’incubatrice giusto il tempo di cantare Il diario degli errori, sul quale la maestra Maria ha scritto di tornare domani accompagnato dai propri genitori. O almeno dai propri genitali.

Sull’esibizione di mia moglie – a sua insaputa – Paola Turci non posso dire nulla di attendibile perché con gli occhietti fatti a cuore come Spank non vedevo un cazzo. La canzone è la perfetta fusione del mondo della Paola con quello di Luca Chiaravalli (già autore di Fatti avanti amore di Nek).

“Come un serial killer faccio pagare alle altre donne la colpa di non essere te”

A seguire il vincitore delle Nuove proposte dell’anno scorso Francesco Gabbani, vestito da Olanda del ’72 del quale ammetto di soffrire un po’ l’ipercinesi e ‘sta paresi perennemente entusiasta. Cioè, bravissimo, ma viene da arrivargli da dietro con un’oleandra nel coppino e dirgli a denti stretti “Ma che cazzo c’hai da ridere!?”.

A chiudere Michele Zarrillo – giunto all’Ariston direttamente dal mare sulla groppa di un elefante che nuotava a farfalla – con la solita zarrillata, più alcune cialde di Nespresso in tasca, e ‘sta benedetta Chiara con una canzone un po’ meno inutile delle passate edizioni, ma col solito carisma da cassettiera Dondi.

GLI OSPITI

Francesco Totti che fa Francesco Totti, cioè: tira palloni facendo un assist a Federico Russo che cilindra in faccia Massimo Giletti; e infine, alla fatidica domanda di Conti “Qual è la tua canzone di Sanremo preferita?” dimentica completamente quanto concordato (Si può dare di più) e spara a caso un “Povia! To’o ricordi er piccione?!”. Totti è così: o si ama o si ricovera.

Il copione originale dell’intervento di Totti (fonte Twitter)

– Il signor Salvatore Nicotra, ex dipendente pubblico di Catania che in quarant’anni non ha mai saltato un giorno di lavoro e vorrei anche vedere visto che la sua mansione era quella di trave portante vivente del municipio, un mestiere ormai in disuso.

Robbie Williams che nel tentativo di corrugare la fronte poi è dovuto andare a recuperare lo sfintere in galleria, e che ha fatto cadere la sua consueta scimmia dalle spalle costringendo Gabbani a esibirsi con lei.

                     L’esatto momento in cui a Robbie Williams parte lo sfintere, ferendo uno spettatore

Keanu Reeves che si è dovuto sorbire la solita intervista inutile perché dirgli “Stai seduto buono lì che ci serviva solo il tuo nome per far parlare i giornalisti e ora non sappiamo che cazzo farti fare” pareva brutto.

             La posizione che Keanu Reeves ha dovuto mantenere per tutto il tempo dell’intervista per una                     scommessa persa con Zarrillo

– I Biffy Clyro, bravi, ma contestualizzati come una discussione su Kant alla Sagra del gambero con la sciarpa di Torrefossa.

Brignano, Insinna e Cirilli che hanno mostrato ancora una volta che sono sì usciti dalla scuola di Gigi Proietti, ma a pedate.

Virginia Raggi  che ha sorpreso tutti eseguendo un medley coi più famosi brani di Giorgia.

ALL’IMPROVVISO L’INCOSCIENZA

Parevo Padre Pio” ( Totti che racconta di quando i compagni gli tagliarono le calze e infilandosele rimase con le dita fuori. Imbarazzo all’Ariston, boato nel resto del mondo).

IL RETROSCENA

Incapace di ottenere un ingresso per l’Ariston con lo scopo di manifestare la propria indignazione per tutti ‘sti uomini sessuali che passano sul palco del festival che non se ne può più signora mia, il leader e unico membro del Popolo della Famiglia (Pdf, ovviamente non convertibile) Mario Adinolfi si è infilato dentro Sergio Sylvestre – normalmente slanciato e asciutto – potendo così avere accesso al teatro. Per ora si è limitato a cantare. Attendiamo sviluppi.

Appuntamento a domani per il dispaccio sulla serata cover e ripescaggi.

(Sì, Paola… finisco il pezzo e arrivo… Lo so che è tardi. Intanto tu lavati i denti. Ah, queste mogli…).

Keremesse!!!11!!1!!!11!!1!!!

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