ROMA – Un grazie al “popolo lavoratore d’Italia” e a tutte le sue organizzazioni che hanno espresso solidarietà di fronte alle “pretese imperialiste dell’estrema destra”, che “non contribuiscono affatto a un mondo di giustizia e di pace”: così all’agenzia Dire Gerardo Valdovinos, animatore in Venezuela dell’Observatorio para la dignidad en el trabajo.
Questa realtà lavora nel sociale in sinergia con No One Out, una ong con sede a Brescia impegnata in progetti di cooperazione anche come socia della federazione Focsiv. A pochi giorni dai bombardamenti statunitensi e dal sequestro del presidente Nicolas Maduro, ora incriminato a New York per “narcoterrorismo”, Valdovinos si sofferma sulle reti di ascolto e supporto della società civile.
“Sono molto importanti per noi tutte le manifestazioni di appoggio e di solidarietà che ci sono state nei confronti del popolo venezuelano”, sottolinea. “Siamo convinti che il mondo debba trovare un suo equilibrio e che le pretese imperialiste dell’estrema destra, espresse ora dal governo di Donald Trump, non contribuiscano affatto a un mondo di giustizia e di pace”.
L’attivista vive a Ciudad Guayana, in una regione amazzonica attraversata dall’Orinoco. “Pensiamo”, continua, “che tutte quelle espressioni che ci sono state non solo dall’Italia ma dal mondo intero siano molto importanti per il nostro morale, per poter resistere a questa situazione così difficile“.
Secondo Valdovinos, “a nemmeno una settimana da quando sono avvenuti i raid degli Stati Uniti c’è molta attesa, molta preoccupazione e soprattutto la gente si sente estremamente disorientata“.
Lo sgomento riguarda il sequestro di Maduro, “presidente secondo la Costituzione”, ma non solo.




“Sembra esserci una svolta piuttosto drastica per quanto riguarda la politica internazionale del Paese”, sottolinea Valdovinos. “Restiamo vigili ma queste dinamiche sono certamente parte delle preoccupazioni”.
L’attivista menziona l'”estado de conmoción” entrato in vigore dopo il sequestro di Maduro e i vari “decreti di emergenza” già approvati, che definisce “strumenti di controllo politico e sociale”. Poi un riferimento più generale ai maggiori poteri di inquirenti, militari e forze di polizia. “È stata annunciata una modifica complessiva del quadro legale generale in Venezuela”, sottolinea Valdovinos, “e bisognerà quindi essere molto vigili per vedere quali ripercussioni ci saranno sul quadro dei diritti, se ci sarà un peggioramento o meno”.
La collaborazione di Valdovinos con No One Out riguarda sia il diritto alla salute, con un’attenzione per la medicina naturale, sia la sicurezza alimentare, con un focus sulla produzione familiare. L’ong lavora in Venezuela sin dagli anni Ottanta del secolo scorso, anche se negli ultimi tempi non ha più inviato personale italiano sul posto a causa dell’inasprirsi della crisi sociale e anche di sicurezza.
Un tema del quale la Dire parla anche con la direttrice dell’organizzazione, Federica Nassini, a lungo in Venezuela ma ora di base a Brescia. “Non sappiamo cosa potrà succedere e come evolverà la situazione nei prossimi giorni”, la sua premessa. “Esprimiamo però la nostra grande preoccupazione perché qualunque sia la situazione economica o politica di un Paese l’intervento armato non sia mai una soluzione e sia sempre necessario lavorare per il dialogo”.
Nassini aggiunge: “Stiamo seguendo con molta aspettativa la liberazione annunciata di tanti prigionieri politici incarcerati senza processo; tra questi il nostro pensiero va, come sempre, al collega Alberto Trentini, che speriamo di vedere a casa nei prossimi giorni”.




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