sabato 11 Luglio 2026

Processo Amato, oggi a Bologna attesa per la sentenza: “Insopportabile l’idea che abbia ucciso mia moglie e mia suocera”

"Sono stato travolto dal sospetto". Il noto oculista è stato condannato in primo grado all’ergastolo per la morte di Isabella Linsalata e di sua madre, Giulia Tateo. La Procura chiede la conferma della massima pena

BOLOGNA – “Devo innanzitutto confessare che non capisco il perché di tutto questo. Io non ho fatto ciò di cui sono accusato, sono un medico e ho dedicato tutta la mia vita alla cura e alla salute dei pazienti. Sono innocente e la sola idea che si pensi che io possa aver fatto del male a Isabella e a sua madre per me è insopportabile”. Esordisce così, rendendo dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’Assise d’appello di Bologna, Giampaolo Amato, il 66enne ex medico della Virtus pallacanestro e oculista che in primo grado è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise bolognese per gli omicidi della suocera Giulia Tateo e della moglie Isabella Linsalata, morte a distanza di 22 giorni nell’ottobre del 2021.

“HO FATTO SOFFRIRE LA MIA FAMIGLIA, MA NON È REATO”

Le due donne, secondo la tesi accusatoria sposata dai giudici di primo grado, sarebbero state uccise da Amato, che è in carcere dall’8 aprile 2023, con un mix di Sevoflurano, un anestetico, e Midazolam, una benzodiazepina, e la Procura generale ha chiesto alla Corte d’Assise d’appello, presieduta dal giudice Domenico Stigliano, la conferma della sentenza di primo grado.
Amato, difeso dall’avvocato Valerio Spigarelli e dal professor Franco Coppi, lamenta- con la voce che si spezza a più riprese- di “essere stato dipinto come un essere avido e spregiudicato, capace di fare del male alla donna con cui ha vissuto per 40 anni e con cui ha avuto due figli meravigliosi, che mi hanno aiutato a sopportare tutto questo. Io- aggiunge- sono un uomo né migliore, né peggiore degli altri, e non avevo alcun motivo di pensare che la nostra situazione familiare (il riferimento è alla sua relazione extraconiugale, ndr) non si sarebbe risolta. Io ho fatto soffrire molto la mia famiglia, che mai ho smesso di amare, per questo sono completamente devastato e non me lo perdonerò mai, ma questo non è un reato”.

“SONO INNOCENTE, NON SMETTERÒ MAI DI GRIDARLO”

Oltre a questo, prosegue, “non c’erano neanche motivi di contrasto economico e non avevo alcuna pretesa sul patrimonio di Isabella, come dimostra il fatto che ho rinunciato alla sua eredità in favore dei miei figli”. L’imputato afferma di “non riuscire a capire che vantaggio avrei avuto se avessi messo in atto la folle idea che mi viene attribuita, e ancora meno capisco perché tutto questo avrebbe dovuto coinvolgere mia suocera. Sono precipitato in un vortice giudiziario in cui mi è stato chiesto di ricordare eventi lontani nel tempo, pronti a darmi del bugiardo se non ricordavo esattamente”.
Concludendo le proprie dichiarazioni, Amato si definisce “un uomo che è stato travolto dal sospetto di aver commesso un duplice delitto”, e rivolgendosi ai giudici dichiara che “quello che voglio farvi comprendere è che sono innocente e non smetterò mai di gridarlo, per me, per i miei figli e per la verità, senza la quale non c’è giustizia”. Terminate le dichiarazioni dell’imputato, la Corte si è ritirata in camera di consiglio, e in giornata è attesa la sentenza.

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