“Shithole countries”, mandate i peacekeeper

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Spopolano i tweet africani. Dedicati a Donald Trump
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ROMA – L’Unione Africana mandi i peacekeeper. Invitando alla “calma” e monitorando, pronta pure alle sanzioni. Su Twitter sono virali gli appelli e le ironie degli utenti dei “Paesi di merda”. O meglio quelli che Donald Trump, appena entrato alla Casa Bianca, ha definito tali.

Durante il suo mandato il presidente ha mantenuto la parola, perché non ci ha messo piede. E ha pure bloccato frontiere e visti, si tratti di eritrei, sudanesi e persino liberiani (loro negli Usa entrano solo pagando 15.000 dollari: voto zero, in storia americana). La stretta non ha risparmiato gli “alleati” nigeriani, che forse un po’ se la sono legata al dito. Leggete il tweet dell’ex presidente Goodluck Jonathan, che dopo l’assalto e i morti al Congresso Usa ha scritto lapidario: “Le ambizioni politiche personali non valgono il sangue di nessun cittadino, in nessuna parte del mondo”. Lui, perse le elezioni, nell’“Africa dei dittatori”, con il vincitore si era congratulato prima che il conteggio fosse finito.

Il tweet ha avuto migliaia di like, come i cinguettii che inneggiano al presidente dello Zimbabwe, Emerson Mnangagwa: “Finché in America non ci sarà una transizione pacifica del potere”, ironia dei social, “continuerà a monitorare gli eventi decidendo se imporre o meno sanzioni”. Ecco, le sanzioni: quelle imposte dagli Stati Uniti allo Zimbabwe nel nome dei diritti umani e della democrazia. Buonanotte, America.

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