Cooperazione, Grechi (VIS): “A Betlemme porto energia pulita”

"Abbiamo lavorato duro per coinvolgere le persone e vedere poi tanti giovani, e soprattutto tante ragazze"
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ROMA – Accendere l’albero di Natale di Betlemme con le energie rinnovabili: e’ il proposito per il 2020 di Giorgia Grechi, 26 anni, che con l’ong Vis sta partecipando al progetto Nur.

Questa parola significa “luce” in arabo, ma e’ anche l’acronimo di “New Urban Resources”. Obiettivo dell’iniziativa, secondo i promotori, “dare vita a una visione complessiva di sostenibilita’ ambientale a Betlemme attraverso un’assistenza tecnica finalizzata ad aumentare la capacita’ di autonomia energetica”.

Un impegno che risponde non solo a necessita’ globali di sostenibilita’ ambientale, ma anche alla crisi energetica che colpisce il territorio. In Cisgiordania, infatti, la corrente proveniente da Israele e’ soggetta a continue interruzioni. A Giorgia, partita a luglio dell’anno scorso e giunta adesso a meta’ del suo anno di volontariato, sono spettati diversi compiti. Da quello di parlare con i rappresentanti delle scuole all’organizzazione di riunioni e attivita’, fino al sostegno ad azioni di protezione dei bambini: “Non c’e’ una giornata uguale all’altra, tutte sono allo stesso tempo belle e difficili”.

Tra i momenti che la giovane cooperante ricorda con piu’ entusiasmo, quello dell’Hackaton organizzato a Betlemme per sviluppare idee e programmi per lo sviluppo delle rinnovabili nel territorio.

“Abbiamo lavorato duro per coinvolgere le persone e vedere poi tanti giovani, e soprattutto tante ragazze, partecipare e impegnarsi, e’ stato bellissimo” racconta Giorgia. A Betlemme, i pannelli solari di Nur sono stati montati sulla stazione degli autobus, sulla scuola tecnica salesiana e sul tetto del Municipio.”Anche installare i pannelli con i ragazzi che avevano seguito le nostre formazioni, e vedere uno dei tecnici offrire lavoro a uno studente, e’ stata una grande soddisfazione”.

Ma quali sono le motivazioni che spingono una ventenne a scegliere la strada della cooperazione? Perche’, in particolare, i Corpi civili di pace, che hanno la peculiarita’ di svolgersi in situazioni di rischio legate a conflitti o emergenze ambientali? “All’inizio sognavo la carriera diplomatica – spiega Giorgia – ma dopo alcune esperienze nel settore, ad Haiti e in Argentina, ho sentito l’esigenza di fare un lavoro che fosse piu’ a contatto con le persone, perche’ quell’ambiente e’ un po’ come una bolla”.

Proprio per uscire dalla “bolla”, Giorgia ha scelto di candidarsi come volontaria nei Corpi civili di pace.

Attivati nel 2016 dal Dipartimento politiche giovanili della presidenza del Consiglio, questi sono ancora in fase sperimentale e il loro futuro e’ incerto. La speranza, per Giorgia e gli altri giovani che vogliono avvicinarsi al mondo della cooperazione internazionale, e’ che possa essere consolidato oltre la sperimentazione.

Il progetto Nur, frutto di un’intesa tra il Comune di Torino e quello di Betlemme, vede tra i partner, oltre al Vis, il Politecnico di Torino, l’agenzia di cooperazione del Piemonte (CoCoPa), l’Universita’ e la Scuola tecnica salesiana di Betlemme, l’Istituto sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione (Siti), Enaip Piemonte e Ai Engineering Srl.

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9 Gennaio 2020
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