NEWS:

Feti sepolti di nascosto, Tolino: “Dopo la delibera di Roma aspettiamo la Regione”

"Per tre volte ho domandato che fine facesse il feto e tutti, dalla ginecologa all'infermiere, hanno negato di saperlo"

Pubblicato:08-11-2022 15:43
Ultimo aggiornamento:08-11-2022 16:07
Autore:

cimitero- feti- roma-
FacebookLinkedInXEmailWhatsApp

ROMA – Francesca Tolino la sua storia l’ha raccontata molte volte: un aborto al sesto mese di gravidanza per gravi malformazioni del feto, un’esperienza dolorosa resa ancora più traumatica da medici che hanno provato a colpevolizzarla e a farle cambiare idee, dalla mancanza di informazioni chiare e dalla difficoltà di trovare medici non obiettori. Una storia che non si è potuta concludere con l’interruzione della gravidanza, perché, un anno dopo, Tolino ha trovato, per puro caso, il suo nome su una croce del Cimitero Flaminio dove, a sua totale insaputa, era stato sepolto il feto.


A circa tre anni dall’inizio di questa vicenda, oggi, in una conferenza stampa nella sede dei Radicali di Roma, si prende atto di un primo importante risultato: l’Assemblea Capitolina, lo scorso 4 novembre, ha approvato una delibera secondo cui può essere solo la donna o un suo delegato a chiedere l’eventuale sepoltura o cremazione del feto. Non più, quindi, “un parente o chi per essi”, come prevedeva la delibera del ’79, che di fatto permetteva “a tutte quelle associazioni ‘no choice’ di arrogarsi il diritto di decidere per la persona che abortiva”, ha spiegato Francesca Tolino a margine della conferenza.


Subito dopo aver scoperto la sepoltura del feto, infatti, Tolino ha ingaggiato una lunga battaglia politica e legale: ha promosso la campagna ‘Libera di abortire’ che, insieme ai Radicali, ha agito in Tribunale con un’azione popolare contro AMA, ASL e San Giovanni con l’obiettivo di far cessare una prassi che di fatto non prendeva in considerazione il consenso della donna.



La delibera capitolina è stata accolta con ottimismo ma con la consapevolezza che la strada è ancora lunga e che la palla, ora, è nelle mani della Regione: “Ora spetta alla Regione Lazio– ha sottolineato Tolino- perché ad oggi nulla c’è di scritto e di obbligatorio per gli ospedali”. Insomma, ancora nessuno garantisce che negli ospedali siano le donne a stabilire se e come seppellire il feto.


Il punto focale della delibera è la messa al centro della volontà della donna, che Francesca Tolino spera possa porre le basi perché nessuna subisca più esperienze simili alla sua: “All’epoca nessuno mi ha detto dell’esistenza della sepoltura- ha spiegato- Per tre volte ho domandato che fine facesse il feto e tutti, dalla ginecologa all’infermiere, hanno negato di saperlo. Ma qualcuno in quell’ospedale ha dato l’ok al posto mio, l’AMA lo ha portato al cimitero, qualcuno ha deciso di seppellirlo con rito cattolico e di metterci una croce col mio nome, tra l’altro scegliendo per me un rito e un simbolo in cui io non mi riconosco”.


Ma la questione va ben al di là dell’esperienza individuale di Tolino e, come più volte sottolineato durante la conferenza, diventa politica, anche perché, in tema di aborto, “sul sito del Ministero della Salute non c’è scritto nulla se non che la 194 è una legge a tutela della maternità e che ci sono 7 giorni di ripensamento. Nulla sul pratico: dove andare, cosa fare, a chi rivolgersi, quali sono i tuoi diritti. Abbiamo consegnato al ministero un bagaglio infinito di informazioni che sarebbero già pubblicabili se solo ci fosse la volontà politica”, ha detto ancora Tolino ai giornalisti.


Le critiche di Francesca Tolino su come viene trattato il tema dell’aborto non risparmiano nessuno. Al contrario, l’attivista ha tenuto a sottolineare che “è stato molto difficile dialogare con tutti, anche con gran parte della sinistra. Parlare di aborto adesso, dopo questa campagna elettorale, è facile, ma io ho avuto ostacoli in tutti gli ambienti politici e ho trovato casa solo nei Radicali italiani”, ha concluso.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it


California Consumer Privacy Act (CCPA) Opt-Out IconLe tue preferenze relative alla privacy