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Delitto Ammaturo, in un libro nuova luce sui mandanti

Nelle pagine di Pierluigi Larotonda la "trattativa" Stato-mafia sul caso Cirillo, la lotta per la supremazia nella camorra e il terrorismo rosso delle Br

Pubblicato:08-11-2022 15:50
Ultimo aggiornamento:08-11-2022 15:50

guerra di camorra
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NAPOLI – È un mistero ancora irrisolto, come tanti nella storia dell’Italia repubblicana, l’omicidio del vicequestore Antonio Ammaturo e dell’agente scelto Pasquale Paola. Un delitto, era la mattina del 15 luglio 1982, dove terrorismo, politica e criminalità organizzata si intrecciano intorno a un mare di soldi, quelli della ricostruzione post sisma dell’Irpinia del 23 novembre del 1980. Sullo sfondo “dell’affaire terremoto”, il rapimento dell’allora assessore all’Urbanistica della Regione Campania Ciro Cirillo, la guerra sanguinaria dei clan di camorra (da un lato la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia nata alla fine degli anni settanta proprio per contrastare il boss di Ottaviano), i servizi segreti e “schegge” di un terrorismo ormai al declino. A fare da contorno al delitto Ammaturo gli appalti, per imprenditori a braccetto con la criminalità, e i “pacchetti” di voti che la camorra, in Campania, poteva spostare e dirigere a suo piacimento.

LE INTUIZIONI DI AMMATURO

Intrecci che un uomo come Ammaturo stava, con professionalità e dedizione, pian piano disvelando. Il suo senso del dovere e le sue intuizioni poste come ostacolo all’ascesa e alla presa del potere criminale della Nuova Famiglia. E se il suo omicidio è per la verità processuale ascrivibile al commando di fuoco composto dai cinque brigatisti rossi (Vincenzo Stoccoro, Emilio Manna, Stefano Scarabello, Vittorio Bolognesi e Marina Sarnelli, tutti condannati all’ergastolo), nessuna verità è stata ancora scritta sui mandanti. La domanda che non ha trovato risposta è, quindi, per conto di chi e nell’interesse di chi i terroristi agirono quella mattina del 15 luglio 1982 in piazza Nicola Amore a Napoli. Un mistero che il giornalista e scrittore Pierluigi Larotonda prova a disvelare nel suo “Il delitto Ammaturo. Luci e ombre di un mistero irrisolto” (Giazira Scritture, collana Luci e Ombre, pagine 202, prezzo 15 euro).

IL LIBRO PRESENTATO OGGI ALLA CAMERA

Il saggio è stato presentato, oggi, nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei deputati. Presenti all’appuntamento, oltre l’autore, la deputata M5s, Stefania Ascari, la giornalista Patrizia Scotto Di Santolo e l’assessore alla Cultura del Comune di Prato Simone Mangani.


IL DELITTO AMMATURO IN UNO DEI MOMENTI PIU’ BUI DEL PAESE

“Il delitto Ammaturo” è un volume che non solo getta nuova luce sulla morte di Ammaturo e di Paola ma prova a ricostruire uno dei momenti più bui della storia italiana. Il libro, come ha sottolineato Larotonda in conferenza stampa, non relega l’omicidio del vicequestore esclusivamente a un “fattaccio” napoletano. Ad essere coinvolto è l’intero Paese perchè, ancora l’autore, quella sul caso Cirillo fu la prima “trattativa” Stato-mafia. Perchè Ammaturo incominciò a capire che il riscatto pagato, ufficialmente si parla di un miliardo e mezzo, per liberare il potente esponente Dc aveva origini tutte da chiarire. E ancora, perchè in questa storia trovano spazio altri personaggi “potenti” come il criminologo e ideologo del neo fascismo Aldo Semerari, assassinato e decapitato e il cui corpo fu fatto ritrovare fuori dal castello di Ottaviano di Cutolo, e il super latitante Renato Cinquegranella. Quest’ultimo un camorrista che ospitò, curò e in qualche maniera diede protezione ai brigatisti che entrarono in azione a piazza Nicola Amore.

LA CONDANNA DEI BRIGATISTI NON BASTA

Insomma, quella di Antonio Ammaturo è una storia tutta italiana che chiede ancora giustizia. Quella fino a ora raggiunta non basta. Non basta alla famiglia, come ha ricordato lo scorso luglio, in occasione del quarantennale dell’omicidio, la figlia Maria Cristina. Non basta neanche alle Istituzioni visto che, nella stessa occasione, Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, si è detto pronto a “riaprire il caso”. Di Ammaturo, oltre al naturale ricordo della famiglia, resta la Medaglia d’oro al valore civile che gli conferì, nel 1983, l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. A suo nome anche un bene confiscato a Giugliano, l’ex casa del boss Rea, e la sala riunioni della Questura di Napoli. Infine, un premio destinato a componenti della Polizia di Stato porta il suo nome. Anche all’agente Pasquale Paola, nel 1984, il riconoscimento della Medaglia d’oro al valore civile.

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