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Berlusconi come Conte, tutti e due ci credono e si vedono già presidenti

L'editoriale del direttore dell'agenzia Dire, Nico Perrone
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ROMA – Il Cavaliere candidato da tutto il Centrodestra al Quirinale e Giuseppe Conte, presidente incaricato del M5S, che finalmente riuscirà a governare e a rimettere in riga le fazioni impazzite dei ‘grillini’. Sfide forse impossibili, ma tutti e due sono convinti di farcela, ci credono davvero.

Ha cominciato Silvio Berlusconi, che riunendo lo stato maggiore di Forza Italia, ha inchiodato alla poltrona il premier Mario Draghi: “Siamo i primi sostenitori del governo Draghi – ha detto- che proprio noi abbiamo voluto e che sta lavorando bene perché recepisce le nostre idee, ma sappiamo che l’unità nazionale è una soluzione temporanea e che alle elezioni del 2023 si tornerà alla contrapposizione tradizionale fra centrodestra e centrosinistra”. Ma deve rimanere al suo posto: “Noi speriamo che Draghi, che deve continuare a governare fino a quella data, possa svolgere una funzione importante anche dopo. Su tutto questo credo non ci siano divergenze serie, al di là di qualche incomprensione personale che invito caldamente tutti a superare”.

Insomma, Berlusconi è in corsa per il Quirinale e non vuole intralci sul percorso, la sua massima concentrazione adesso è su come recuperare i 50 voti che gli mancano. Di qui l’invito ai suoi a serrare i ranghi, a marciare uniti: “Dobbiamo dedicare i prossimi mesi a riorganizzare Forza Italia sul territorio” e per fare questo “dobbiamo prima di tutto essere uniti. Del resto, non abbiamo problemi di linea politica di cui discutere davvero. Forza Italia è parte integrante del centrodestra, un centrodestra che anzi non potrebbe esistere senza di noi” ha chiuso sul punto Silvio Berlusconi, che comunque ha tenuto a ribadire la specificità degli Azzurri: “Nell’ambito del centrodestra abbiamo però un ruolo ben distinto da quello dei nostri alleati della destra sovranista: un ruolo di centro liberale indispensabile per vincere e soprattutto per governare. Nessuno di noi immagina né di subire l’egemonia dei nostri alleati, che del resto non ce lo hanno mai chiesto, né, al contrario, di costruire alleanze diverse o alternative, fuori dal centrodestra, che non avrebbero alcuna prospettiva e che non sarebbero coerenti né con la nostra storia, né con le esigenze del Paese”. Smarcare Forza Italia, posizionandola al Centro dello schieramento politico, potrebbe magari facilitare l’arrivo degli indispensabili voti di Matteo Renzi e della sua Italia Viva.

Cavoletti di Bruxelles indigesti, invece, per Giuseppe Conte, presidente incaricato del M5S. Conte da mesi cerca di trovare la quadra dentro al Movimento, ma le fazioni in campo – e in lotta tra di loro – finora hanno avuto la meglio e messo la nuova leadership in evidente difficoltà. Solo pochi giorni fa Conte ha cercato di far eleggere il ‘suo’ capogruppo al Senato e non c’è riuscito. Oggi da Bruxelles sono arrivate voci sul prossimo ingresso dei ‘grillini’ europei nel gruppo dei Socialisti e Democratici europei, quello del Pd per intendersi. Apriti cielo, è scoppiate una forte polemica interna ed anche lo stesso Conte, si narra, è fuori dalla grazia di Dio.

Domani il presidente dei ‘grillini’ ha convocato una riunione congiunta dei parlamentari per fare il punto della situazione, e non sarà facile gestire il malcontento, che è tanto e cresce sempre di più. Qualcuno annuncia la calata a Roma del Garante supremo, Beppe Grillo, per mettere pace; una mossa che altri giudicano azzardata perché, dicono, significherebbe certificare che Conte da solo ‘gna fa’, ha bisogno di essere supportato.

Ci si è messo pure l’ex capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, a spargere sale sulle ferite. Il suo segretario, Enrico Letta, spinge in ogni sede per mettere su l’alleanza strategica con il M5S? E Marcucci pone condizioni sul tema caldo del ‘giustizialismo’: “Sostenere che una persona innocente secondo il tribunale debba comunque essere condannata dalla politica, è una forma di perverso giustizialismo 2.0. Consiglio all’onorevole 5stelle Vittorio Ferraresi di non perseverare. Il M5S rischia di diventare diabolico. L’ex sindaco di Lodi Uggetti come ammesso anche dal ministro Di Maio, ha già sofferto abbastanza gogna. Il M5S sappia che liberarsi dal giustizialismo, sarà precondizione richiesta per alleanze democratiche in Italia ed in Europa” ha messo nero su bianco il senatore Marcucci.

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