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Salvini da Draghi ogni settimana? Tutti in fila per l’appuntamento, intanto Raggi e Michetti…

mario draghi
L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – È comunque un momento di grande visibilità, con 100 giornalisti che aspettano di sotto per la dichiarazione sull’esito dell’incontro. Per ora il tira e molla col Governo messo in campo da Matteo Salvini ha avuto successo. Il premier Mario Draghi si è trovato costretto ad incontrarlo, a promettere di farlo ogni settimana, per concordare il da farsi, mettendo anche per iscritto che non aumenterà le tasse. Da parte del Governo si riporta alla tranquillità Salvini, almeno per un po’. Il Capitano registra un doppio successo: il premier certifica che nella Lega comanda lui; che con Draghi tratterà direttamente Salvini e non il capodelegazione Giancarlo Giorgetti. Questo con buona pace di chi si è stufato delle mille bizze del Capitano. Ma adesso per il povero Draghi, non abituato alle beghe e alle gelosie politiche, forse si aprirà un capitolo doloroso che non aveva previsto: la richiesta di tutti gli altri leader delle forze di maggioranza, che per marcare la loro esistenza (e importanza), chiederanno di essere ricevuti ogni settimana dal premier. E scorrendo l’elenco vien da preoccuparsi di fronte alla richiesta di Draghi ai partiti di far presto. C’è Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle, Enrico Letta del Pd e Silvio Berlusconi (o Tajani) di Forza Italia; Matteo Renzi di Italia Viva e Carlo Calenda di Azione; Articolo Uno di Speranza (o chi per lui visto che fa il ministro), +Europa a guida Benedetto Della Vedova; a seguire Noi con l’Italia di Maurizio Lupi, Centro Democratico di Bruno Tabacci, Coraggio Italia di Luigi Brugnaro e Giovanni Toti. Chissà come farà Draghi a non scontentare nessuno degli alleati.

Per quanto riguarda il confronto politico, nubi nere si addensano su Giuseppe Conte, presidente del M5S. Da giorni sui media a lui avversi, si parla dell’inchiesta che coinvolge l’avvocato Di Donna, ex collega di studio e che Conte giura di non aver più frequentato dopo aver assunto incarichi istituzionali. Non solo, tra i ‘grillini’ si aggiungono sempre più voci alla possibilità di ritrovarsi presto di fronte ad una nuova scissione, tra ‘governisti’ e quelli che sognando di tornare alla purezza vorrebbero sganciarsi e menar le mani (in senso politico si intende). Conte sta in mezzo come il Sor Tentenna, dice e non dice perché non può scontentare nessuna delle fazioni che già in armi restano in attesa del momento giusto. E visti i magri risultati elettorali, col M5S ridotto al lumicino, emerge già la leader naturale, quella che potrebbe puntare alla guida del Movimento: Virginia Raggi, ex sindaca di Roma arrivata quarta ma pur sempre col 19 per cento dei consensi. Vedrete, sarà lei a dar l’assalto alla presidenza, con l’appoggio del ribelle Alessandro Di Battista e insieme alla sempre più folta pattuglia di scontenti che mugugnano: “Grillo aveva ragione quando diceva che Conte non conta niente” . Intanto a Roma Enrico Michetti, il candidato sindaco del Centrodestra, continua a sfuggire a qualsiasi confronto con Roberto Gualtieri, candidato del Centrosinistra. Chissà se ci saranno i due faccia a faccia tv, previsti per la prossima settimana, a poche ore dal ballottaggio. “Si comporta da stupido”, dice qualche avversario. Forse, ma val la pena di ricordare quanto diceva il grande Stanislaw Jerzy Lec: “Gli stupidi non sono così stupidi, sono sempre in maggioranza”.

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