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Songwe (Onu): “Sul clima l’Africa è unita, chi inquina paghi il conto”

Vera_Songwe
La vicesegretaria generale alla Dire: "Appello per la Cop26"
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ROMA – Chi inquina e contribuisce di più ai cambiamenti climatici deve pagare. O quantomeno aiutare chi, inquinando poco o nulla, si ritrova a pagare il conto dei disastri. Con l’agenzia Dire ne parla Vera Songwe, vicesegretaria generale dell’Onu a capo della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (Uneca).


L’intervista si tiene allo Sheraton Hotel Parco de’ Medici, a pochi giorni dalla Cop26 al via in Scozia a fine ottobre, a margine di una conferenza che ha portato a Roma le delegazioni dei 54 Paesi del continente. Economista e manager, origini del Camerun e un passato alla Banca mondiale, Songwe preferisce parlare di soluzioni possibili piuttosto che di ingiustizie subite. Lo fa dati alla mano, partendo da una riunione dei ministri dell’Ambiente dei 54 che si è tenuta di recente a Capo Verde. “Con l’Unione Africana stiamo valutando le richieste da portare alla Cop26 tutti insieme, come collettivo, perché se ci muoviamo insieme siamo più efficaci” sottolinea Songwe. Convinta che la prima esigenza sia economica, legata alla disponibilità dei fondi. “Oggi”, calcola la dirigente, “i Paesi africani già spendono risorse comprese tra il 5 e l’11 per cento del proprio Pil solo per rispondere agli incidenti climatici”.

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Contro siccità, desertificazione, inondazioni e altri fenomeni estremi, non basta però neanche questo. “Come fare a ottenere i fondi necessari?” chiede Songwe. “Non abbiamo alcuna intenzione di chiedere l’elemosina, pensiamo piuttosto a un prezzo da far pagare per le emissioni di Co2”. La tesi è che “in questo modo l’Africa otterrebbe 30 miliardi di dollari l’anno“. Una somma mai vista, sottolinea Songwe: “Finora infatti, nonostante le promesse sul contrasto ai cambiamenti climatici, dalla Cop21 di Parigi del 2015 in poi a favore del continente non è stato trasferito proprio nulla”.

Secondo la dirigente, la conferenza di Roma, “Incontri con l’Africa 2021”, può essere un momento utile. “Penso anzitutto alla transizione energetica” dice Songwe. “Come continente abbiamo bisogno di maggiore collaborazione e investimenti, in particolare nelle tecnologie rinnovabili, anche per la creazione di posti di lavoro”. Tra le parole chiave ci sono allora “skill financing“, il sostegno alla formazione, e poi “Smes”, acronimo inglese per dire piccole e media imprese. L’appello a investire e a condividere conoscenze è rivolto anche a loro, oltre che ai colossi italiani dell’energia, Eni ed Enel. Con un’avvertenza: “Il gas naturale dovrà essere parte della transizione perché almeno 23 Paesi dell’Africa ne dipendono per soddisfare i propri fabbisogni”. Secondo Songwe, allora, “bisogna andare verso le rinnovabili, ma fino al 2050 il metano resterà importante per gli approvvigionamenti sia nel vostro che nel nostro continente”.

FAKI (UNIONE AFRICANA): “C’È UN’INGIUSTIZIA INTOLLERABILE

È “un’ingiustizia intollerabile”, quella del cambiamento climatico, con l’Africa “non responsabile” ma colpita da disastri naturali senza precedenti, aumenti delle temperature e siccità: lo ha detto oggi Moussa Faki Mahamat, il presidente della Commissione dell’Unione Africana (Ua), durante la manifestazione Incontri con l’Africa 2021.

“Abbiamo preoccupazioni comuni” ha detto Faki, rivolgendosi ai ministri dei 54 Paesi del continente e ai rappresentanti dell’Italia, che detiene la presidenza del G20 e ospita la conferenza. “Azioni fuori controllo dell’uomo hanno sconvolto l’equilibrio della natura” ha denunciato il presidente della Commissione. “Dobbiamo far fronte alle conseguenze di tutto ciò, con disastri naturali senza precedenti, aumenti delle temperature, incendi e deforestazione”. Secondo Faki, “oggi nessuno dubita che la sopravvivenza dell’umanità dipende da ciò che facciamo contro il cambiamento climatico”. Il presidente della Commissione ha aggiunto: “L’Africa non è responsabile dell’aumento dei gas serra; c’è un’ingiustizia intollerabile, alla quale dobbiamo fare fronte insieme“. Oltre a guidare il G20 quest’anno, l’Italia è co-presidente della conferenza dell’Onu sul clima, la Cop26, al via a Glasgow il 31 ottobre. 

DI MAIO: “AFRICA HA RESPONSABILITÀ MINIME, L’ITALIA SIA UN PONTE

L’Africa ha responsabilità minime sui cambiamenti climatiche e per questo, nella ricerca di soluzioni condivise, l’Italia attraverso il G20 deve essere “ponte” favorendo un dialogo franco: lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, facendo riferimento alla Cop26 al via a Glasgow il 31 ottobre.

L’occasione è stata Incontri con l’Africa 2021, manifestazione in corso all’Hotel Sheraton Parco de’ Principi a Roma.
Sul tema della salvaguardia ambientale le responsabilità sono comuni ma differenziate” ha detto Di Maio. “L’Africa contribuisce in minima parte ai fattori dei cambiamenti climatici e in ambito del G20 l’Italia promuove un dialogo franco per soluzioni condivise”.

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