Un libro indaga la cultura dello stupro in Brasile

Nel Paese sudamericano avviene una violenza sessuale ogni undici minuti. Ana Paula Araujo analizza il fenomeno
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “‘Lo stupro è l’unico crimine in cui la vittima è colei che prova vergogna’. Questo sostiene Ana Paula Araujo, giornalista di O Globo, che nel suo libro ‘Abuso, la cultura dello stupro in Brasile’ analizza un fenomeno che ‘non si può ricondurre solo allo stupro in sé, ma comprende tanti tipi di abusi sessuali, un fantasma nella vita di tutte le donne'”. Commenta così all’Agenzia Dire la psicoterapeuta Monica Nicola un articolo uscito sulla testata brasiliana a proposito di questa pubblicazione.

“La giornalista ha lavorato a questo progetto per quattro anni, studiando casi emblematici di violenza sessuale, intervistando le vittime, familiari, medici, agenti delle Forze dell’Ordine, e anche uomini condannati per stupro– spiega Nicola- e si è proposta soprattutto di capire come la cultura dello stupro- in Brasile uno ogni 11 minuti– sia di fatto ‘una serie di credenze maschiliste che convalidano lo stupro e la violenza sessuale'”.

Così “se ancora oggi succede che di fronte ad una denuncia in un commissariato per esempio, le donne vengano addirittura colpevolizzate per quello che hanno dovuto subire, o che la mano di uno zio sulle gambe di un ragazzina possa essere considerato solo un gesto di tenerezza, negli ultimi anni la forza del movimento delle donne ha permesso che questo crimine non sia più sempre accompagnato dalla vergogna, le denunce sono aumentate ed è diminuita la paura. Come spiega l’autrice ‘solo parlandone e portando il problema all’attenzione soprattutto delle nuove generazioni possiamo sperare che le donne possano svilupparsi e crescere senza avere questa paura costante’“, conclude la psicoterapeuta.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

8 Ottobre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»