Istat: “L’alta evasione fiscale mina la crescita”

L'audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio del Senato. L'imposta più evasa, in Italia, è l'Iva
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ROMA – I risultati delle stime calcolate dall’Istat “mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche”. Lo ha detto il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, nel corso dell’audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio del Senato.

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“Le stime della evidenziano in media, nel triennio 2014-2016, un gap complessivo pari a circa 109,7 miliardi di euro, di cui 98,3 miliardi di mancate entrate tributarie e 11,4 miliardi di mancate entrate contributive. Dal 2014 al 2017 si osserva una lenta diminuzione del gap delle entrate tributarie (4,6 miliardi di euro), che passano da circa 95,4 miliardi nel 2014 a circa 90,8 miliardi nel 2017. Limitando l’analisi al biennio 2016-2017, si osserva una riduzione del gap delle entrate tributarie pari a 1,1 miliardi di euro, imputabile principalmente alla diminuzione del gap dell’Irpef per il lavoro autonomo e impresa (-1,9 miliardi) parzialmente compensato dall’incremento del gap dell’Iva (1,1 miliardi) che risulta l’imposta più evasa“, si legge nella relazione depositata in Senato dall’Istituto.

CORTE CONTI: INDISPENSABILE RIQUALIFICAZIONE DELLA SPESA

“Le crescenti difficoltà del nostro sistema economico richiedono, tuttavia, che il quadro programmatico contenuto nella Nota 2019, oggi ancora parziale, sia rapidamente completato ed esplicitato”. E’ quanto si legge nella relazione della Corte dei Conti presentata in occasione dell’audizione al Senato sulla nota di aggiornamento al Def, davanti alle commissioni Bilancio riunite.

“Dalla natura e dalla qualità delle misure proposte dipenderà, infatti, la possibilità di incidere sui programmi di investimento delle imprese e sulle aspettative delle famiglie, superando le incertezze che hanno finora contribuito al generale rallentamento della nostra economia. E ciò senza ulteriori squilibri per i conti pubblici. Le particolari, favorevoli, condizioni dei tassi di interesse devono, del resto, consentire di avviare il rapporto debito/Pil su un percorso credibile di riduzione. Resta pertanto indispensabile perseguire una riqualificazione della spesa pubblica, puntando al miglioramento dell’efficienza della Pubblica amministrazione, ad un attento screening della qualità dei servizi resi e ad una più penetrante capacità di misurazione dei risultati raggiunti dai diversi programmi. Solo con un’attenta selezione delle attività da continuare a finanziare è possibile rendere compatibile il sostegno di progetti di investimento con la realizzazione di sistemi e livelli di istruzione e formazione all’altezza dei nostri partner e, naturalmente, liberare risorse per una riduzione dell’onere fiscale”, conclude.

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8 Ottobre 2019
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