VENEZIA – “Promuovere la conoscenza della lingua italiana come strumento concreto di integrazione, autonomia e rispetto delle regole per chi vive negli alloggi di edilizia residenziale pubblica“. È il principio alla base della proposta avanzata dal gruppo di Fratelli d’Italia in Regione Veneto nell’ambito del progetto di legge per il contrasto all’occupazione e all’utilizzo abusivo degli alloggi Erp, e recepita nel testo finale, approvato ieri, attraverso un emendamento. La consigliera regionale Laura Besio, a nome del gruppo meloniano, dice dunque: “Siamo soddisfatti che la nostra proposta sia stata accolta e valorizzata nel testo finale. Portare il tema dell’integrazione all’interno delle politiche abitative significa affrontare concretamente la vita dei nostri quartieri”.
CORSI DI LINGUA ITALIANA
La disposizione prevede che la Regione promuova, in collaborazione con Ater, Comuni, enti del Terzo settore, enti certificatori e altri soggetti pubblici e privati, corsi di lingua italiana rivolti agli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, accompagnandoli anche verso il conseguimento della certificazione di livello A2. “L’edilizia residenziale pubblica non è fatta soltanto di alloggi, graduatorie e assegnazioni. È fatta di persone che condividono condomini, spazi comuni e quartieri. La casa è un diritto per chi si trova in condizioni di bisogno, ma vivere in una casa pubblica significa anche entrare a far parte di una comunità, con i suoi diritti, i suoi doveri e le sue regole. Per Fratelli d’Italia la conoscenza dell’italiano rappresenta uno strumento essenziale per favorire un’integrazione reale: permette di comprendere le comunicazioni di Ater e Comuni, accedere ai servizi, rapportarsi autonomamente con gli uffici e con i vicini, conoscere i propri diritti e assumersi le proprie responsabilità“, dettaglia Besio.
IL PUNTO DI VISTA DI BESIO
Detto in altri termini e per “essere molto chiari: non conoscere la lingua italiana non può diventare un alibi per ignorare o non rispettare le regole. Le istituzioni hanno il dovere di offrire gli strumenti necessari per imparare l’italiano, ma dall’altra parte deve esserci la responsabilità di utilizzarli. L’integrazione funziona quando ai diritti corrispondono doveri e alle opportunità corrisponde l’impegno di ciascuno”, manda a dire Besio. La misura poi “può avere un effetto concreto anche sulla qualità della convivenza negli alloggi pubblici, contribuendo a prevenire incomprensioni e tensioni tra i residenti e facilitando il dialogo con le istituzioni”, puntualizza.
“Conoscere l’italiano significa poter parlare con il proprio vicino, comprendere una comunicazione dell’Ater o del Comune, rivolgersi autonomamente a un ufficio e accedere ai servizi. Sono aspetti molto concreti della vita quotidiana, ma sono proprio questi a segnare la differenza tra abitare semplicemente nello stesso luogo e sentirsi davvero parte di una comunità. Non possiamo pensare che l’integrazione si esaurisca con l’assegnazione di un alloggio. Una politica seria non si limita a offrire una risposta abitativa, ma deve mettere le persone nelle condizioni di diventare parte attiva della comunità nella quale vivono. Questo significa conoscere la lingua italiana, rispettare gli altri, prendersi cura degli spazi comuni e osservare le regole che valgono per tutti”, dichiara infine Besio.
Foto copertina da sito www.consiglioveneto.it




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