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Afghanistan, le ong a Roma: l’accoglienza sia agenda di governo

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Una rete di associazioni, da Arci ad Amnesty, Emergency e Caritas, ha presnetato un documento con alcune proposte
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Di Francesco Mazzanti

ROMA – Il governo italiano e l’Unione europea devono mettere in campo iniziative all’altezza della crisi umanitaria afghana, assumendosi responsabilità anche politiche. A chiederlo, con un documento presentato oggi a Roma, una rete di associazioni, da Arci ad Amnesty, da Emergency a Caritas.

Secondo le ong, animatrici di un incontro nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), “appaiono inaccettabili le conclusioni del Consiglio Ue dei ministri degli Interni, che di fatto escludono un impegno degli Stati membri ad accogliere i cittadini afghani in fuga”.

Filippo Miraglia, dirigente nazionale di Arci, chiede che l’Unione europea attivi canali sicuri, anche dai Paesi di transito. “Non possiamo affidarci solo ai corridoi umanitari dei privati – sottolinea durante la conferenza stampa – altrimenti l’unica alternativa restano i trafficanti”.

Le associazioni sono convinte che l’Unione debba finanziare progetti di tutela dei diritti umani in Afghanistan e vietare rimpatri e respingimenti verso i Paesi non-Ue dell’area balcanica o verso la Turchia. Tra gli strumenti europei che si potrebbero utilizzare per l’accoglienza, si fa riferimento alla direttiva comunitaria n.55 del 2011 sulle norme minime per la concessione della protezione umanitaria in caso di afflusso massiccio di sfollati. “Chiediamo al governo italiano di proporre l’attuazione della direttiva e vedere se c’è una maggioranza in grado di riceverla in Europa”, dice Gianfranco Schiavone, presidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi).

Anche il governo italiano, secondo le associazioni, potrebbe utilizzare strumenti per tutelare la sicurezza dei profughi afghani.

Domani al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale prenderà il via il primo tavolo di coordinamento sull’Afghanistan. “Abbiamo chiesto che ci sia una cabina di regia tra i ministeri – riferisce Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi) – perché per i trasferimenti dall’aeroporto di Kabul c’è stato uno scoordinamento tra il ministero della Difesa e l’Unità di crisi del ministero degli Esteri”.

Tra le richieste c’è il passaggio delle competenze sul rilascio di visti di ingresso, per garantire soprattutto i ricongiungimenti familiari, alle rappresentanze consolari dei Paesi limitrofi all’Afghanistan.

A partecipare alla conferenza stampa esponenti della politica, con le senatrici Paola Nugnes (Leu), Emma Bonino (+Europa) e Loredana de Petris (Leu) e il deputato Matteo Mauri (Pd). Tra le proposte, un aumento dei fondi destinati al sistema d’accoglienza. “L’Italia deve privilegiare assolutamente il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) sottolinea Mauri, che nel secondo governo guidato da Giuseppe Conte ha ricoperto l’incarico di sottosegretario all’Interno. Secondo il dirigente del Pd, il Sai è il sistema “migliore e più adeguato anche per questa situazione, dove ci sono tante donne e bambini in fuga”.

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