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Giannone (Fi): “Bimbo traumatizzato in nome della Pas, la madre aveva denunciato violenza domestica”

veronica giannone
La deputata di Forza Italia commenta il video andato in onda a 'Fuori dal coro' in cui si mostra "un bambino di sette anni che urla e si dispera ma viene strappato con violenza dalle forze dell'ordine dalle braccia di sua nonna"
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ROMA – “Un bambino di sette anni che urla, si dispera ma viene comunque strappato con violenza dalle forze dell’ordine, mentre si trova in ospedale, dalle braccia di sua nonna. In queste sequenze dovremmo vedere la tutela del supremo interesse del minore?”. La deputata Veronica Giannone (Forza Italia), segretaria della Commissione bicamerale per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, ha commentato così il video di denuncia andato in onda ieri sera durante la trasmissione ‘Fuori dal Coro’, che mostra le modalità traumatiche a cui sono sottoposti i bambini quando viene eseguito un provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare.


“Io vedo solo accanimento odioso verso un piccolo innocente – ha proseguito la deputata – in barba a tutti i protocolli che i servizi sociali ma anche le forze di polizia dovrebbero rispettare. Per questo è urgente un provvedimento che disciplini nei dettagli le modalità di allontanamento dei minori e che stabilisca quando occorre rimandare necessariamente l’intervento. La storia di questo bambino in particolare – ha detto ancora – la conosco alla perfezione, me ne sono occupata personalmente, ho anche presentato un’interrogazione al ministro Bonafede più di un anno fa alla quale mi è stata data una risposta che in pratica si traduce in un nulla di fatto. Nonostante, avendo esaminato tutta la documentazione, le storture siano a mio parere evidenti e quantomeno da approfondire seriamente”.

Per la deputata, “Il fatto più inquietante è che tale vicenda inizia con una denuncia della mamma del bambino per violenza domestica contro l’ex marito, violenza che ha avuto delle conseguenze permanenti – la donna ora è affetta da zoppia ad una gamba – ma che, come spesso accade, si è rivelata una condanna per la vittima stessa, una sorta di boomerang. Ad oggi alla signora, accusata di essere alienante e di aver plagiato il bambino – ha chiarito Giannone – è concesso di vedere suo figlio una volta ogni tanto, con telefonate centellinate e, cosa a mio avviso sorprendente, il bambino è stato affidato e convive proprio con l’ex marito“.


“Abbiamo visto tutti con i nostri occhi in che modo il piccolo è stato costretto ad accettare tale decisione, abbiamo anche sentito che vuole stare con la mamma, con i nonni materni, ma no, per i giudici è stato semplicemente vittima e strumento inconsapevole di una madre simbiotica e pertanto deve essere necessariamente resettato. Mi chiedo con amarezza – ha concluso – per quanto tempo ancora dovranno essere traumatizzati dei bambini in nome dell’alienazione parentale, e per quanto tempo ancora ad una donna che denuncia violenza lo Stato offrirà questo trattamento”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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