RECENSIONE | A Venezia 77 sbarca ‘Notturno’: estetica e umanità nel documentario di Rosi in Medio Oriente

Il fllm in concorso presentato al Lido. Dal 9 settembre nei cinema
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gianfranco_rosi

(Ph Credits Andrea_Avezz)

VENEZIA – “Un’ode all’umano immerso nelle oscurita’ della guerra”. E’ ‘Notturno‘ il nuovo film di Gianfranco Rosi, che torna alla Mostra del Cinema di Venezia dopo ‘Sacro Gra’, con il quale si aggiudicato il Leone d’Oro nel 2013, per raccontare l’umanita’ di chi vive in Medio Oriente, ai confini con i luoghi di guerra, fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. Tre anni di lavoro gli hanno permesso di realizzare meravigliose ‘fotografie in movimento‘ di un vissuto lontano, fatto di persone, della loro forza vitale, di quell’ ‘ostinata sopravvivenza’, come la definisce il regista che li fa andare avanti, e della loro ‘normalita”. “Questo film inizia dove finiscono il reportage e i titoloni dei giornali“, ha dichiarato oggi Rosi in conferenza stampa al Lido- e non vuole dare risposte (circa i conflitti in Medio Oriente ndr)”. Al suo interno un mosaico di storie: da quella dei bambini vittime della violenza dell’Isis, che raccontano il loro vissuto attraverso dei disegni, a quella delle guerrigliere peshmerga in difesa delle postazioni di battaglia, dai terroristi dello Stato Islamico ammassati in un carcere, all’ascolto dei messaggi vocali da parte di una madre della figlia catturata dall’Isis che chiede aiuto. Il tutto lavorando in sottrazione, per essere essenziali e non didascalici.

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“‘Notturno’ racconta la quotidianita’ delle persone. Le storie dei personaggi sono universali, ogni situazione ha un forte senso archetipico”, ha proseguito il regista, che per questo motivo ha deciso di non specificare nella pellicola i luoghi in cui le singole storie si svolgono. “Non volevo dare una dimensione geografica al film. Le storie si uniscono in una dimensione astratta, di trasformazione della realta’. Volevo che la geografia si annullasse e diventasse psicogeografica”. La guerra e’ presente negli spari che si sentono in lontananza e in uno spettacolo teatrale messo in scena in un ospedale psichiatrico. Una mise en abyme sulla storia del Medio Oriente, nata per caso (gli era stato impedito di girare nel luogo di cura, e casualmente si e’ imbattuto nella terapia teatrale che alcuni pazienti stavano facendo), ha raccontato Rosi, e diventata essenziale. Sara’ infatti il fil rouge che fungera’ da collante rispetto alle storie narrate. Per cio’ che concerne la messa in scena infine il regista ha spiegato come dietro il girato presente nel film, ci siano mesi passati a macchina da presa spenta con i personaggi di ‘Notturno’, creando quella confidenza che poi gli ha permesso di conoscere in anticipo cosa sarebbe avvenuto e decidere dove mettere la macchina da presa per realizzare le riprese. “Un buon fotografo e’ quello che mette nell’inquadratura quello che c’e’ prima di scattare e dopo, senza che si veda tutto. Lo stesso vale per un buon film. Io non sono un bravo reporter, se mi trovassi all’improvviso davanti a un evento importante non saprei come riprenderlo”.

‘Notturno’ e’ un’esperienza immersiva in un mondo lontano, ma che lo spettatore avverte vicino. Rosi riesce infatti nel suo intento di comunicare sentimenti universali e lo fa attraverso uno splendido lavoro di regia, composizione e fotografia, che lo confermano, se fosse necessario, un grande cineasta.

Il film in concorso a Venezia 77 e in uscita nelle sale domani, 9 settembre, dopo Venezia girera’ i piu’ importanti festival internazionali: Toronto, New York, Telluride, Londra, Busan e Tokyo. 

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8 Settembre 2020
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