ROMA – “Un vento leggero muove le bandiere e attenua il sole del mattino. Alle ore 7.30 del 2 agosto, il primo pullman proveniente da Parigi arriva in piazza di Cinecittà: un centinaio di giovani, tra cui una ventina in carrozzina, accompagnati da educatori e amici. È l’avvio di un pellegrinaggio che, al culmine del Giubileo dei giovani, porta a Tor Vergata centinaia di migliaia di partecipanti, tra cui oltre 2.100 persone con disabilità fisiche, psichiche o sensoriali. Le navette gialle collegano i punti di raccolta, i volontari orientano i gruppi, la Protezione civile e l’Unitalsi presidiano ogni movimento. L’organizzazione tiene conto anche delle esigenze più specifiche, con parcheggi riservati, mezzi attrezzati, aree di sosta segnalate e un’attenzione costante ai flussi, per ridurre attese e disagi”.
Riccardo Benotti, giornalista di AgenSIR, era lì lo scorso 2 agosto per raccontare la veglia che ha chiuso il Giubileo dei Giovani a Roma. Il cuore del sistema di accoglienza, spiega, “si trova all’interno di Tor Vergata, nell’hub principale dell’Area 1, dotato di servizi igienici accessibili, punto ristoro, presidio sanitario, accoglienza volontaria e una zona riservata, attrezzata ma non isolata. Da qui si diffonde un principio nuovo: non basta garantire l’accessibilità, occorre offrire libertà di scelta. Le persone con disabilità possono decidere se partecipare sotto il palco, restare accanto al proprio gruppo nelle varie aree o usufruire dei servizi dell’hub, sempre vicini alle aree di interesse. Una rete di Pma (Posti medici avanzati) è presente in ogni settore, assicurando assistenza ovunque. Questa impostazione supera l’idea di un unico spazio protetto e propone un modello inclusivo fondato sul rispetto delle relazioni, delle abitudini e del desiderio di ciascuno di vivere l’esperienza a proprio modo, senza rinunciare alla sicurezza”.
L’appuntamento più importante di questo 25esimo Anno Santo è stato ospitato nei 54 ettari attrezzati dell’area, dove si sono intrecciate “storie che raccontano il senso profondo dell’esperienza”, aggiunge Benotti. Elena, ad esempio, è la madre di Gloria, 29 anni, e arriva da Montichiari con il Centro volontari della sofferenza (Cvs): “Sono scoppiata a piangere quando ho capito che a Tor Vergata potevamo restare la notte– racconta-. Grazie ai volontari, che mi hanno spiegato che tutta l’area era accessibile anche per le persone con necessità di sostegno molto elevato per via della ventilazione h24, mi sono sentita liberata, non è facile da spiegare l’emozione che ho provato”.
“Mia figlia- racconta Elena- ha una Mielomeningocele LS, la forma più grave di spina bifida. Per muoversi ha bisogno di una carrozzina e non parla, perché ha la tracheotomia ed è in ventilazione respiratoria h24, ma comunica. Io dico sempre che Gloria non sa fare i calcoli, ma capisce i valori della vita. In questi 29 anni ha subìto tanti interventi, spesso è stata anche in fin di vita e ho deciso che dovevo vivere alla giornata e far vivere a lei tutte le esperienze che può fare. A Tor Vergata mi hanno dato questa possibilità dicendomi: ‘Potete restare’. Potevo far vivere a mia figlia l’esperienza che in quel momento stavano vivendo tutti gli altri giovani. In quella notte non c’era la disabilità, c’era Gloria insieme ai suoi coetanei”. Elena mantiene viva la speranza che “questo modello di accoglienza possa essere replicato. Anche Gloria, che in genere non regge tante ore in carrozzina, a Tor Vergata è rimasta seduta a lungo. Restare è stata la scelta giusta”.
Maria, madre di Sara, una ragazza con mutazione genetica, ricorda la diagnosi arrivata dopo anni di incertezze: “Mio marito è cambiato dopo un pellegrinaggio a Lourdes. Dice che i miracoli non sono solo quelli in cui ti alzi in piedi, ma anche quelli dello spirito”. A Tor Vergata, racconta Benotti, “tra carrozzine e zaini, queste presenze non sono eccezioni da isolare, ma parte viva di un popolo che condivide lo stesso cammino, in un evento in cui l’accessibilità diventa non un gesto tecnico, ma un linguaggio comune”.
L’aria era carica di emozioni. Don Diego è arrivato da Pistoia: “Eravamo un gruppo di 80 ragazzi con 30 persone con disabilità. Durante l’anno abbiamo preparato un musical che abbiamo rappresentato alla Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini. Siamo stati presenti alla veglia a Tor Vergata ed è andata benissimo, sia nell’accesso che nell’uscita. C’è stata una grande commozione e i ragazzi con disabilità erano trascinanti, con la loro delicatezza, tenerezza e creatività”. Silvia, che ha da poco finito il liceo, ha recitato nel musical insieme a loro: “Alcune parti le abbiamo semplificate, affinché il messaggio dello spettacolo fosse chiaro per tutti, a partire da chi ne fa parte. Per veicolare un messaggio la semplicità risulta essere sempre la chiave giusta”.
Da Volterra è arrivato, invece, monsignor Francesco Spinelli con sessanta persone, tra cui Elisa, una ragazza di 17 anni con una disabilità motoria. “Durante la settimana del Giubileo dei Giovani siamo stati ospitati in una parrocchia con un bagno attrezzato. L’organizzazione centrale ci ha fornito un ottimo servizio di navette ‘scuolabus’ che avevano la pedana ed Elisa ha potuto partecipare a tutte le iniziative. È andata a Tor Vergata e lì è stata accolta nell’hub apposito e ha partecipato alla veglia insieme ai suoi coetanei”. Se Tor Vergata, però, è stata un esempio perfetto di accessibilità, la Capitale non ha mostrato la stessa efficienza. “Alla metro Ottaviano c’è il montascale, che in quella confusione è stato un vero disastro– rivela monsignor Spinelli- e alla metro di Piazza di Spagna non c’è niente, l’abbiamo dovuta portare in braccio. Invece, l’organizzazione del Giubileo non ci ha mai abbandonato, loro ci hanno garantito un’attenzione alla persona”.
Da Brescia e Bergamo due gruppi si sono riuniti con Don Wojtek del Cvs. Insieme a loro c’era anche una dottoressa che veniva da Gerusalemme. “Lì lavora in un ospedale con la voglia di offrire cure mediche a chiunque arrivi, e al Giubileo dei giovani ha aiutato i ragazzi con disabilità che stavano con noi, dando una mano nella gestione di eventuali emergenze”.
Queste due giornate a Tor Vergata rappresentano un vero cambio di paradigma perché le persone con disabilità hanno potuto scegliere liberamente come partecipare: insieme ai propri compagni nelle 20 tende refrigerate in ogni area dove era presente una struttura di supporto; nello spazio hub per persone con disabilità, oppure sotto il palco. A Tor Vergata è nato, quindi, un format replicabile in qualsiasi altro grande evento, dotato di rampe, segnaletiche inclusive, materiale comunicativo in Caa (Comunicazione aumentativa alternativa), Lis sui monitori e bagni Sebach accessibili anche alle carrozzine elettriche. Ogni servizio è pensato per tutti.




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