mercoledì 19 Agosto 2026

La Somalia fa i conti con nuovi scontri e sfollati

L'allarme per le Regioni centrali, crescono gli appelli alla stabilità

ROMA – Un appello urgente a finanziare gli aiuti umanitari è stato lanciato in settimana da Baidoa, dove si è svolto il Somalia Humanitarian Forum 2025. La conferenza, organizzata dall’Agenzia Somala per la Gestione delle Catastrofi (SoDMA) e dal ministero per i Soccorsi e la Gestione dei disastri dello Stato del Sud-Ovest, è servita a fare il punto con “attori nazionali e internazionali per affrontare le sfide critiche del Paese”, come riferisce l’agenzia di stampa somala Sonna, che riporta anche dell’intervento di George Conway, vice rappresentante speciale delle Nazioni Unite e coordinatore umanitario per la Somalia, che ha definito la situazione umanitaria della Somalia “profondamente difficile” e un bisogno di assistenza “diffuso e urgente”.

IL CALO DEI FINANZIAMENTI INTERNAZIONALI: A RISCHIO I SERVIZI ESSENZIALI

Il nodo centrale è il calo dei finanziamenti internazionali agli aiuti, una mossa decisa da vari governi, che sta mettendo “a rischio la fornitura di servizi essenziali alle comunità vulnerabili”. Ciò riguarda non solo lo Stato del Sud-Ovest, ma tutto il Paese.
Questo incide più in generale sul conflitto che non abbandona da decenni il Paese: violenze e quindi instabilità, sfollamenti e povertà proseguono, mentre le popolazioni fanno i conti con gli effetti di prolungati periodi di siccità e del “crescente impatto” dei cambiamenti climatici.

NON SI ARRESTANO I CONFLITTI INTERNI E GLI SFOLLAMENTI

Conferme a questo quadro arrivano sia dalle notizie di cronaca che dai report delle organizzazioni umanitarie. I media africani riferiscono che a inizio settimana, i miliziani di Al-Shabaab hanno preso il controllo del villaggio di Goobo e della città di Mahaas, nella regione centrale di Hiiraan, nella Somalia centrale, dopo che le forze governative somale e le milizie locali si sarebbero ritirate dall’area senza combattere. Questo, come scrive All Africa, sarebbe stato confermato da “fonti locali”.
Il controllo della milizia estremista sul centro del Paese si starebbe così rafforzando.

LA DENUNCIA DI SAVE THE CHILDREN: “11 MILA SFOLLATI SONO BAMBINI”

Ieri, in una nota l’associazione Save the Children ha dato l’allarme, riferendo che in settimana “gli scontri tra milizie locali, forze governative e gruppi armati non statali nella regione di Hiraan – intensificatisi negli ultimi due mesi con una significativa escalation il 27 luglio scorso – hanno causato lo sfollamento di oltre 22.800 persone nel solo distretto di Mahaas”, nello stato centrale di Hirshabelle, che confina con quello di Sud-Ovest. I dati sono confermati dal Protection and Solutions Monitoring Network (Psmn) dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr).
Save the Children evidenzia che tra gli sfollati, 11mila sono bambini. Negli ultimi due mesi, aggiunge, in Somalia centrale e meridionale “il conflitto ha causato lo sfollamento di circa 100mila persone nelle regioni di Hiraan e Gedo, mettendo ulteriormente a dura prova le già limitate risorse locali, con carenza di alloggi, cibo, acqua pulita e assistenza sanitaria”. Secondo l’organizzazione, “gli sfollati vivono nei villaggi vicini presso famiglie ospitanti, in condizioni di sovraffollamento o in campi aperti senza alcun servizio essenziale”. A causa del conflitto, 21 centri sanitari supportati da Save the Children sono stati sospesi e l’ong esprime preoccupazione per i “150 bambini che ricevevano cure per malnutrizione acuta grave”, attualmente fuggiti con le famiglie. Gli operatori “stanno cercando di rintracciarli per riattivare le cure”.

LE ASPETTATIVE SULLE PROSSIME ELEZIONI

La stabilizzazione (o meno) della Somalia ha naturalmente ripercussioni su tutta la regione del Corno d’Africa, già colpita da guerre e conflitti – come quella in Sudan ed Eritrea – oppure laddove ci sono i progetti promossi dall’Italia attraverso il suo Piano Mattei per l’Africa: Etiopia, Kenya e Tanzania.
A Mogadiscio, intanto, il governo federale sta portando avanti una faticosa opera di rafforzamento dell’architettura costituzionale: ad agosto dell’anno scorso, il parlamento ha approvato all’unanimità una legge che reintroduce, dopo 55 anni, il suffragio universale. Si spera che nel 2026 si potranno così tenere elezioni legislative a cui ogni singolo elettore potrà partecipare, superando il sistema del voto per clan, introdotto dopo la presa del potere di Siad Barre, nel 1969.
Sul piano geostrategico, si fa intanto largo la Turchia, forte dell’accordo quadro di cooperazione economica e di difesa firmato dai due paesi lo scorso anno. Tra i progetti più recenti, l’annuncio di un grande spazioporto sulla costa somala su un’area di 900 chilometri quadrati, che supporterà i lanci satellitari e fungerà da sito di test per missili balistici a lungo raggio, con gittata superiore a 1.000 chilometri. L’idea è di lanciarli sopra l’Oceano Indiano per evitare lo spazio aereo civile o commerciale.
Annunciando il progetto – i cui lavori inizieranno entro la fine dell’anno – i vertici di Ankara e Mogadiscio hanno rimarcato come dalla cooperazione con la Turchia emergano possibili nuovi posti di lavoro e opportunità di crescita.

Tuttavia, tornando al Somalia Humanitarian Forum di Baidoa, gli esperti hanno sottolineato l’urgenza di cambiare paradigma, per istituire nel Paese soluzioni sostenibili basate sulle risorse e le necessità locali, che si smarchi quindi dalla dipendenza da fondi e aiuti esterni. Ciò implicherà un maggior “coordinamento tra le autorità federali e statali e i partner umanitari”, la “promozione della leadership locale nella risposta alle catastrofi”, il “miglioramento della resilienza delle comunità colpite da siccità e inondazioni” e “processi decisionale più trasparenti e inclusivi in tutti i settori”.

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