Coronavirus, Fusaro: “Nella Costituzione libertà e democrazia prima della salute”

Il filosofo, intervistato dalla Dire, parla anche del suo rapporto con la Lega di Matteo Salvini e di femminismo
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ROMA – In diversi interventi ha lanciato un ‘sos’ su quello che ha definito il ‘regime terapeutico’ a proposito delle misure anti Covid adottate e in vigore nel Paese.

Il filosofo Diego Fusaro,  cresciuto sotto la guida tutelare, tra gli altri, di Karl Marx e Antonio Gramsci, intervistato dalla Dire, ha parlato del rischio di libertà che pesa sulla nostra società, del suo rapporto con la Lega di Matteo Salvini, ma anche di femminismo e del prossimo FestivalFilosofia 2020.

– Sulle misure Covid e la prosecuzione dello stato di emergenza in Italia lei ha parlato di ‘regime terapeutico’. Ritiene che sia un regime terapeutico anche quello che impone alcuni vaccini ai neonati per la salute collettiva?

“No. Con il covid è cambiato tutto. In primis tutte le misure proposte come misure sanitarie – mi riferisco al distanziamento sociale, al divieto di assembramento, fino all’apice del lockdown – sono anche misure politiche, non solo mediche. Provvedimenti che tornano nella storia dei totalitarismi, sia neri che rossi. Un esempio su tutti: il divieto di assembramento è una costante dei regimi totalitari contro le cospirazioni. Sono proprio i suoi sostenitori peraltro a parlare di ‘regime terapeutico’ come sistema protettivo, ciò che definisco ‘dispositivo securitario’. Il 22 aprile 2020 su Bologna Today’ il sottosegretario alla Presidenza della regione Emilia Romagna, Davide Baruffi, parlava di ‘senso di regime stringente’. Non lo dico io inoltre, ma ben nove costituzionalisti che, durante i tre mesi di lockdown, nove punti della Costituzione sono stati sospesi e nella nostra Carta costituzionale libertà e democrazia sono enunciate molto prima del diritto alla salute. Con i vaccini imposti per legge ai neonati non obblighi nessuno a stare in casa tre mesi o a fare assemblea. E’ molto diverso. Non sono con i ‘no vax’, ma non sono nemmeno tra gli ‘ingenui pro vaccini senza se e senza ma’. Occorre procedere con la ragione, caso per caso. Non siamo un gregge”.

– Come filosofo, lei vede oggi, alle prese con questa emergenza, un rischio per la libertà cosi come la conosciamo dagli esordi degli stati liberali moderni?

“Si il rischio c’è. Ma soprattutto mi faccio una domanda: cui prodest? Il capitalismo della globalizzazione iniziava a perdere consenso (vedi Brexit, il sovranismo, eccetera) e per mantenere il dominio si è resa necessaria una sferzata autoritaria. Le ultime leggi che vietavano l’assembramento sono quelle ‘fascistissime’ del 1926. Gramsci al tempo pensava al fascismo, oggi ci misuriamo con questo. Sono venuti meno gli spazi della democrazia da quando, nel 1989, il nesso tra mercato e democrazia ha iniziato a rompersi ed è partito un processo di de-democratizzazione a potenziamento della classe finanziaria. Oggi assistiamo a un rafforzamento dell’esecutivo a nocumento del legislativo. Le famose task force non solo non sono state votate, ma sono composte da top manager, non esperti, soldati del liberismo dominante. Ormai il capitalismo per fare cose di destra si serve della sinistra. E’ il trucco del capitale”.

– Lei è negazionista/complottista, come molti sostengono?

“Chi usa la categoria del negazionismo pecca di ignoranza storica o è in mala fede. Chi è negazionista nega la Shoah e le camere a gas, cosa che aborro. Non si tratta di negare il virus. Il virus esiste e può produrre tre cose: asintomatici, lieve influenza o terapia intensiva. Basta anche con il mito del dato obiettivo: i dati sono inseriti in una cornice narrativa. Se io dico aumentano i contagi, ma non dico che vengono fatti più tamponi non sto dando un dato neutro. Per non parlare dei morti ‘con covid’. Secondo l’infettivologo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti nei mesi del lockdown ‘ci siamo dimenticati delle altre malattie’”.

Sul femminismo e sulle sue aspre critiche a certe battaglie, come quella linguistica, o sulle ‘gentili concessioni’ delle task force, come intellettuale crede che le pari opportunità abbiano tolto benzina al vero obiettivo del femminismo che doveva portare le donne al potere, spesso rifiutato dalle stesse donne per pudore educativo, e a prendersi quello spazio pubblico a loro negato dalla notte dei tempi? E che questo faccia paura a tanti?

“Se per femminismo intendiamo la rivendicazione della pari dignità e degli eguali diritti tra uomini e donne, allora ben venga il femminismo. Se invece diventa la semplice affermazione della superiorità delle donne, cioè un maschilismo al femminile, me ne dissocio. Oggi prevale in fondo un femminismo individualista che contrappone maschi e femmine, dividendo e distraendo rispetto al conflitto di classe: il nemico sono i padroni (maschi e femmine), proprio come il soggetto da emancipare sono gli sfruttati (maschi e femmine)”.

– Quest’anno il Festival Filosofia compie venti anni e si parlerà di ‘macchine’. Lei parteciperà?

“Solitamente partecipo dove mi invitano. Venni invitato nel 2012 da Michelina Borsari che è tra gli organizzatori nel Comitato scientifico e tenni la mia lezione su Marx. Mi disse che il mio intervento fu apprezzatissimo, ma poi non mi invitarono più. O non era andato così bene, o non lo so. E’ una bellissima rassegna e auguro ogni bene”.

– Cosa risponde a chi le rimprovera di essere un ‘semplificatore’ della filosofia?

“La filosofia serve a riformare il senso comune, non a tenersi lontani dai semplici altrimenti diventa una discussione tra dipartimenti in torri d’avorio. Tutta la grande filosofia si è sedimentata nel senso comune: penso al platonismo, al marxismo. Se non è cosi diventa un’ irrilevante pratica per esperti: fanno i loro convegni, in inglese anche se sono italiani, per essere sempre più incomprensibili e alla fine sempre più irrilevanti”.

– Lei è l’intellettuale ‘ombra’ della Lega di Salvini?

“Un articolo di Le Figaro disse che ero il filosofo che ‘mormorava a Di Maio e Salvini’, ma evidentemente non hanno ascoltato nulla, oltre al fatto che non ho mai mormorato. Sono stato un sostenitore del governo giallo- verde come interessante esperimento populista e socialista. Ma non ho alcuna simpatia particolare per la Lega e provo pena e imbarazzo quando Salvini parla di euro irreversibile, liberismo, atlantismo, elogio di Draghi e thatcherismo. La sinistra invece è solo la variante fucsia del liberismo. Piuttosto mi riconosco nel movimento ‘ Vox Italia’ come rifiuto dell’atlantismo, come sintesi tra socialismo e social democrazia che rivendica la sovranità dello Stato. Oggi e’ necessaria la decostruzione totale di questa società, perchè la sua verità sta nella sua negazione”.

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8 Agosto 2020
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