L’allarme della BCE: “Il PIL dell’eurozona rallenta, serve stimolo monetario”

Gli indicatori congiunturali "segnalano una prosecuzione dell’indebolimento dell’attività economica a livello internazionale"
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ROMA – “Le informazioni che si sono rese disponibili dopo la riunione del Consiglio direttivo degli inizi di giugno indicano che, se da un lato gli ulteriori incrementi dell’occupazione e le retribuzioni in aumento continuano a sostenere la capacità di tenuta dell’economia, dall’altro l’attenuazione della dinamica della crescita mondiale e la debolezza del commercio internazionale continuano a gravare sulle prospettive per l’area dell’euro”. Lo scrive la Bce-Banca centrale europea nel Bollettino economico.

“Inoltre- spiega- il perdurare di incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti sta indebolendo il clima di fiducia, in particolare nel settore manifatturiero. In tale contesto, le spinte inflazionistiche sono rimaste contenute e gli indicatori delle aspettative di inflazione hanno evidenziato un calo. Permane quindi la necessità di un grado significativo di stimolo monetario per assicurare il persistere di condizioni finanziarie molto favorevoli a sostegno dell’espansione dell’area dell’euro, dell’accumulo di pressioni interne sui prezzi e, di conseguenza, della dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo. Il Consiglio direttivo ha pertanto adeguato le sue indicazioni prospettiche sui tassi di interesse di riferimento, sottolineando la propria determinazione a intervenire se le prospettive di inflazione a medio termine continueranno a essere inferiori all’obiettivo prefissato”.

Gli indicatori congiunturali, si legge ancora, “segnalano una prosecuzione dell’indebolimento dell’attività economica a livello internazionale nel secondo trimestre del 2019 e il calo registrato a giugno nell’indice mondiale dei responsabili degli acquisti riferito ai servizi aumenta il rischio di un deterioramento più generalizzato delle prospettive di crescita su scala mondiale. La crescita delle importazioni mondiali è tornata in territorio positivo in aprile dopo quattro mesi di protratta flessione, ma permangono intense tensioni commerciali. A maggio l’inflazione a livello mondiale è diminuita, principalmente per effetto di un indebolimento dei prezzi dei beni energetici”.

Dalla riunione del Consiglio direttivo di giugno 2019, “i tassi a lungo termine privi di rischio dell’area dell’euro hanno subito un calo coerente con le aspettative di mercato sul protrarsi di una politica monetaria accomodante. I differenziali di rendimento dei titoli sovrani sono rimasti sostanzialmente stabili, seppur con un ampio calo dei differenziali dei titoli italiani. I corsi azionari sono aumentati, sostenuti dai bassi tassi di interesse privi di rischio, e i differenziali delle obbligazioni societarie sono diminuiti. Sui mercati dei cambi, l’euro si è deprezzato moderatamente su base ponderata per l’interscambio. Nel primo trimestre del 2019, dopo un incremento dello 0,2% nel quarto trimestre del 2018, il Pil in termini reali dell’area dell’euro è aumentato sul periodo precedente dello 0,4 per cento”.

I nuovi dati sull’andamento economico e le informazioni ricavate dalle indagini “continuano a segnalare tassi di crescita leggermente inferiori. Ciò riflette soprattutto la protratta debolezza del commercio internazionale in un contesto influenzato dal prolungarsi delle incertezze su scala mondiale, che gravano in particolare sul settore manifatturiero dell’area dell’euro. Allo stesso tempo, l’attività nel settore dei servizi e in quello delle costruzioni evidenziano una buona capacità di tenuta e il mercato del lavoro continua a migliorare. In prospettiva, l’espansione dell’area dell’euro seguiterà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, da ulteriori incrementi dell’occupazione e da un aumento delle retribuzioni, nonché dall’orientamento moderatamente espansivo delle politiche di bilancio nell’area e dal perdurare della crescita dell’attività mondiale, seppure a un ritmo lievemente inferiore”.

Nell’area dell’euro, dice ancora il Bollettino della Bce, “l’inflazione sui dodici mesi misurata sullo Iapc è aumentata all’1,3 per cento lo scorso giugno, dall’1,2 di maggio, poiché l’incremento dell’inflazione al netto dei beni alimentari ed energetici ha più che compensato la minore inflazione sui beni energetici. Sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio, l’inflazione complessiva dovrebbe scendere nei prossimi mesi, per poi tornare a salire verso la fine dell’anno. Al di là della recente volatilità, dovuta a fattori temporanei, le misure dell’inflazione di fondo restano in generale contenute. Gli indicatori delle aspettative di inflazione hanno mostrato un calo. Se da un lato le pressioni sul costo del lavoro sono diventate più forti e generalizzate a fronte dell’elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e di condizioni più tese nei mercati del lavoro, dall’altro lato la trasmissione delle pressioni di costo sull’inflazione impiega più tempo del previsto. Nel medio periodo ci si attende un aumento dell’inflazione di fondo, sostenuta dalle misure di politica monetaria, dal protrarsi dell’espansione economica e dalla più vigorosa dinamica salariale”.

“La dinamica monetaria- prosegue la Banca centrale europea- ha continuato a mostrare una buona capacità di tenuta nonostante sia venuto meno il contributo positivo apportato dagli acquisti netti mensili nell’ambito del programma di acquisto di attività (Paa) e nonostante l’indebolimento della crescita economica nell’area dell’euro. Il credito al settore privato è rimasto la principale fonte di creazione di moneta e anche l’apporto delle attività nette sull’estero è rimasto consistente. Il tasso di incremento dei prestiti alle società non finanziarie (Snf) è rimasto relativamente vigoroso, grazie ai tassi sui prestiti bancari, che hanno raggiunto nuovi minimi storici, e alle condizioni favorevoli del credito bancario, nonostante un certo inasprimento dei criteri di concessione del credito alle Snf nel secondo trimestre dell’anno. A maggio 2019, dopo quattro mesi consecutivi di attività di emissione sostenuta, l’emissione netta di titoli di debito da parte delle Snf dell’area dell’euro si è ridotta. I costi di finanziamento per le Snf mediante emissione di debito sul mercato continuano a essere molto favorevoli”.

In tale contesto generale, il Consiglio direttivo ha deciso “di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della Bce e si attende che si mantengano sui livelli correnti o su livelli inferiori almeno fino alla prima metà del 2020, e in ogni caso finché necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere sul livello previsto nel medio termine”. Il Consiglio direttivo “ha ribadito che l’Eurosistema continuerà a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Paa per un prolungato periodo di tempo successivo alla data in cui i tassi di interesse riferimento della Bce verranno innalzati, e in ogni caso finché necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

Il Consiglio direttivo “ha altresì posto in risalto la necessità di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo, poiché i tassi di inflazione, sia nella realtà sia nelle proiezioni, si sono collocati costantemente al di sotto di livelli in linea con il valore previsto. Di conseguenza, se le prospettive di inflazione a medio termine continueranno a essere inferiori al valore previsto, il Consiglio direttivo è determinato a intervenire, in linea con l’impegno ad adottare un approccio simmetrico nel perseguimento dell’obiettivo di inflazione Il Consiglio direttivo è quindi pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, nella maniera che riterrà opportuna, per assicurare che l’inflazione si diriga stabilmente verso il livello previsto”.

In questo contesto, il Consiglio direttivo “ha incaricato i comitati competenti dell’Eurosistema di valutare alcune possibilità, fra cui modalità di rafforzamento delle indicazioni prospettiche in merito ai tassi di interesse di riferimento, misure di attenuazione, quali l’elaborazione di un sistema a più livelli per la remunerazione delle riserve, e alcune possibili opzioni riguardanti la dimensione e la composizione di eventuali nuovi acquisti netti di attività” conclude il Bollettino.

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8 Agosto 2019
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