Caos consegne, i postini dell’Emilia Romagna preparano lo ‘scioperone’ al rientro dalla ferie

BOLOGNA - Rientrati dalle ferie, i postini dell'Emilia-Romagna torneranno
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postinoBOLOGNA – Rientrati dalle ferie, i postini dell’Emilia-Romagna torneranno sul piede di guerra. E non saranno soli. Dopo lo sciopero e corteo regionale a Bologna del 27 giugno scorso, preceduto da due mesi di blocco degli straordinari, a settembre potrebbe esserci un replay nazionale: questo infatti è quello che hanno chiesto all’unanimità i delegati sindacali di Slp-Cisl, Slc-Cgil, Uilposte e Failp-Cisal nell’attivo regionale che si è svolto un paio di settimane fa sotto le Due torri, per fare il punto sulla lotta intrapresa contro il sistema delle consegne un giorno sì e un giorno no e l’ulteriore privatizzazione delle Poste (il 35% sotto il controllo di Cassa depositi e prestiti, il 29,7% quotato in borsa come già capitato al restante 35,3%).

Del resto, come si legge nel documento uscito dall’attivo dei sindacati dell’Emilia-Romagna, “non sono giunte risposte da parte di Poste sulle problematiche relative” ai settori della consegna e degli sportelli. E soprattutto “la situazione lavorativa degli addetti è ulteriormente aggravata causa il massiccio ricorso agli esodi, alle pressioni commerciali sempre più spinte, ai continui distacchi, alla carenza di strumentazione idonea sia alla sportelleria sia al recapito dove ancora oggi ai lavoratori sono costretti ad aspettare i colleghi per poter uscire causa la mancanza di auto e moto”. In tutto questo, l’azienda non recede dal nuovo sistema di consegne a giorni alterni su cui l’Emilia-Romagna ha fatto da apripista con risultati abbastanza problematici: a Parma e Piacenza si sono fermati fino a 50 quintali di corrispondenza, a Rimini nove, a Cattolica 800 chili; in totale, si è parlato di 150 quintali in giacenza nella regione.

sciopero postini

In Parlamento è stato perfino denunciato il caso, avvenuto in Emilia-Romagna, di una “una lettera consegnata a pochi chilometri di distanza, anche 20 giorni dopo la spedizione”. Dunque, hanno detto i delegati sindacali dei lavoratori delle Poste, è “provocatoria la pervicacia ostinazione di Poste”, anche soprattutto perchè il progetto continua “a mostrare notevoli difficoltà ed abbia bisogno di correttivi”. In parallelo, i sindacati e i delegati dell’Emilia-Romagna considerano “indispensabile il proseguimento dell’impegno contro la privatizzazione di Poste” e dunque è necessario continuare nella “lotta con la proclamazione dello sciopero generale nazionale, di tutti i lavoratori di Poste, da attuarsi nel prossimo mese di settembre, col pieno coinvolgimento di tutti i lavoratori e col sostegno delle confederazioni”. Insomma, uno ‘scioperone’. E non è escluso che la voce dell’Emilia-Romagna trovi ascolto; del resto, la ‘lotta’ dei postini emiliano-romagnoli (il 27 giugno ha visto una percentuale di adesione molto alte per la categoria: 75% negli sportelli, 65% tra i portalettere) ha fatto ‘scuola’: sono seguite mobilitazioni in Veneto e nelle Marche. Nel frattempo si aspetta la sentenza sulle consegne a singhiozzo: a decidere se la posta può arrivare a destinazione un giorno sì e uno no sarà la Corte di Giustizia dell’Unione europea. E’ ai giudici che lavorano in Lussemburgo, infatti, che il Tar del Lazio ha disposto il rinvio pregiudiziale del ricorso contro la delibera dell’Authority sulle comunicazioni che autorizza Poste a fare le consegne della corrispondenza a giorni alterni.

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