Boom di tirocini in farmacia: “450 euro e poi via”

la Regione, però, rassicura: quasi la metà poi resta a lavorare, dicono i dati
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farmaciaBOLOGNA – Per gli Ordini professionali sono il modo per dare stipendi da fame, anche da 450 euro al mese, ai giovani farmacisti in cerca di lavoro. Di fatto in Emilia-Romagna, in particolare tra Bologna e Modena, c’è stato negli ultimi anni un vero e proprio boom di tirocini nelle farmacie.

Tra il 2008 e il 2015 nelle farmacie della regione sono stati attivati complessivamente 810 tirocini per reclutare 768 persone, soprattutto donne (68%) e neolaureati (78%).

Se nel 2008 i tirocini erano solo 37, nel corso dello scorso anno si è arrivati alla quota record di 270.

Numeri che hanno fatto insospettire gli Ordini, secondo i quali questi tirocini con stipendi “molto al di sotto di quelli minimi previsti dal contratto nazionale di lavoro dei dipendenti delle farmacie private” sono soprattutto un modo per poter disporre di manodopera a basso costo, magari da sostituire con altri tirocinanti.

LE RASSICURAZIONI DELLA REGIONE: “IL 40% RESTA Lì A LAVORARE”

A portare la vicenda in Regione, raccogliendo questo campanello d’allarme, è stato il consigliere Pd Giuseppe Paruolo, in una interpellanza presentata in Assemblea legislativa. La giunta Bonaccini però rassicura: dei 608 tirocinanti che a settembre dello scorso anno avevano concluso la loro esperienza di sei mesi al massimo, ben 516, circa l’85%, hanno poi stipulato almeno un contratto di lavoro dipendente o parasubordinato.

“In 243, 45 uomini e 198 donne, sono rimasti a lavorare nella farmacia dove sono stati ospitati in qualità di tirocinanti- scrive nella sua risposta l’assessore al Lavoro Patrizio Bianchi- costituiscono il 40% del totale di coloro che hanno concluso l’esperienza formativa on the job entro settembre 2015″. Inoltre, delle 326 farmacie che hanno fatto l’esperienza dei tirocini, solo 62 ne hanno attivati più di due.

di Mirko Billi, giornalista professionista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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