sabato 11 Luglio 2026

La storia del sindaco giapponese citato da Meloni

La premier oggi ha fatto cenno all'incredibile vicenda di Kotoku Wamura del villaggio costiero di Fudai

ROMA – La premier Giorgia Meloni oggi ha fatto cenno all’incredibile storia del sindaco giapponese Kotoku Wamura del villaggio costiero di Fudai, nella prefettura di Iwate. Da giovane, si racconta nella rete, aveva assistito in prima persona alla devastazione del terremoto e tsunami che aveva ucciso 137 residenti del suo villaggio.

“Quando vidi i corpi scavati dal fango, giurai che non sarebbe accaduto mai più” disse. Wamura si impuntò per realizzare qualcosa di mai visto prima. Pretese la costruzione di un enorme muro costiero e, successivamente (tra il 1972 e il 1984), di una gigantesca chiusa/diga fluviale alta ben 15,5 metri (51 piedi). Il progetto costò la bellezza di 3,56 miliardi di yen (circa 30 milioni di dollari dell’epoca), finanziati in gran parte dallo Stato e dalla Prefettura grazie alla sua insistenza politica.

La popolazione e il consiglio comunale lo ostacolarono duramente: la diga veniva ridicolizzata, definita un inutile spreco di soldi pubblici e un “capriccio” del sindaco che rovinava la vista sul mare. Lasciò l’incarico tra aspre polemiche, derisioni e l’ostilità di molti concittadini per aver prosciugato le casse dei progetti locali. Wamura morì nel 1997, all’età di 88 anni, convinto di aver fatto la cosa giusta ma ancora circondato da un velo di scetticismo. Il 11 marzo 2011, il devastante terremoto del Tohoku colpì il Giappone, generando uno tsunami apocalittico. Sulla costa di Fudai si abbatterono onde alte quasi 20 metri. Nelle città vicine, protette da barriere standard, le onde scavalcarono i moli e rasero al suolo interi quartieri, provocando migliaia di vittime.

A Fudai, i vigili del fuoco abbassarono i pannelli d’acciaio della diga di Wamura appena in tempo. L’onda mastodontica colpì la chiusa: l’acqua la superò leggermente spruzzando oltre il bordo, ma la struttura resse l’urto principale, spezzando completamente la spinta e la furia distruttiva del mare. Il villaggio di Fudai rimase intatto e praticamente asciutto. Mentre i paesi vicini piangevano centinaia di morti, a Fudai ci fu una sola vittima: un pescatore che, purtroppo, era uscito subito dopo la scossa per controllare la sua barca nel porto, che si trovava fuori dalla protezione della diga. Subito dopo il disastro, l’incredulità lasciò spazio a una commossa gratitudine.

Moltissimi cittadini di Fudai si recarono in processione sulla tomba di Kotoku Wamura per scusarsi dei decenni di insulti e ringraziarlo per aver salvato le loro vite e quelle dei loro figli. Oggi, proprio a fianco della mastodontica diga che ha salvato il paese, sorge un monumento commemorativo con una statua e una targa in onore dell’ex sindaco Wamura, per ricordare a tutti che la sicurezza a lungo termine e la determinazione contano più delle critiche immediate.

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