sabato 13 Giugno 2026

Trump si prende il merito degli investimenti portati negli Usa da Biden

Il sito ufficiale della Casa bianca parla di un "effetto Trump" da 14 trilioni di dollari, ma più della metà riguardano progetti precedenti al suo insediamento

ROMA – Si chiama “effetto Trump”. Ed è un trucco, prestidigitazione contabile. Appena pochi giorno dopo il rientro alla Casa Bianca, il Presidente degli Stati Uniti si è attribuito il merito di un’ondata da 14.000 miliardi di dollari in investimenti aziendali negli Stati Uniti. Tutti soldi che nella narrazione presidenziale sono a lui intestabili. Peccato che un’analisi della Reuters adesso smonti il castello come un set Lego.

Sul sito ufficiale della Casa Bianca campeggia una lista di oltre 70 progetti che andrebbero dalle brioche texane ai microchip dell’Arizona. Il tutto stimolato – secondo l’ufficio stampa – dalla visione economica dell’inquilino di Mar-a-Lago. Ma a scorrere i numeri reali, qualcosa non torna: la stessa Casa Bianca cita investimenti per 2,6 trilioni, un quinto della cifra proclamata. E Reuters, scavando tra documenti, dichiarazioni e interviste, ha scoperto che più della metà di quei soldi risalgono all’era Biden o sono piani vecchi riscaldati per l’occasione.

Alcuni progetti erano già annunciati o decisi prima che Trump tornasse nello Studio Ovale. Altri sono semplici riconfezionamenti di spese di routine o iniziative spinte da leggi firmate da Biden, come il CHIPS and Science Act. Per esempio, l’investimento da 1,5 miliardi di Corning nel Michigan, attribuito all’“effetto Trump”, è stato finanziato da crediti d’imposta varati da Biden. E la sudcoreana Hyundai? Ha scelto il sito in Louisiana nel 2024, prima dell’insediamento di Trump.

E poi c’è Apple: ha promesso 500 miliardi per AI e nuovi posti di lavoro. Ma gli analisti finanziari parlano di un’espansione assolutamente in linea con le strategie aziendali già in corso – e annunciate ben prima del ritorno di The Donald. Idem per il colosso farmaceutico Eli Lilly, che ha gonfiato un investimento marginalmente superiore a quello del 2020 e si è preso il plauso di Trump come fosse una rivoluzione.

La Casa Bianca, per bocca del portavoce Kush Desai, respinge le accuse: “Trump è il più grande mediatore della storia moderna”, afferma, e la sua sola presenza trasforma idee in fabbriche. Ma la verità è che molti progetti erano in fase di trattativa ben prima dell’arrivo di Trump, e quasi tutti poggiano su pacchetti di incentivi statali e locali approvati da altri. Diageo, Chobani, Saint-Gobain, Eaton: tutti casi di aziende già in fase avanzata di trattativa o finanziamento quando Trump era ancora in campagna elettorale.

Secondo Mark Zandi, economista capo di Moody’s Analytics, il “Trump Effect” non ha mosso una virgola nelle proiezioni sugli investimenti. Anzi, le tariffe imposte dall’amministrazione hanno alimentato incertezza nei mercati, congelando decisioni importanti e indebolendo le prospettive.

Non è ovviamente la prima volta che un presidente cerca di intestarsi risultati economici non propri. Ma Trump ha trasformato l’autocelebrazione in strategia politica. La narrazione dell’“America che torna a essere grande” passa anche da numeri truccati e attribuzioni creative. Quando poi le aziende non rispondono alle richieste di commento (succede spesso), il messaggio è chiaro: non disturbate il marketing presidenziale.

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