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Orrore a Lanusei, un gruppo di ragazzini getta un gattino da un ponte

I giovani sono stati tutti identificati. Sul caso interviene anche Taffo: "Questa tendenza a esagerare per ottenere visibilità sui social è una piaga social e sociale"

Pubblicato:08-07-2024 20:37
Ultimo aggiornamento:08-07-2024 20:37
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lanusei ragazzini gettano gattino
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CAGLIARI – Sono stati identificati i ragazzini che nei giorni scorsi hanno fatto circolare in rete un video in cui uno di loro lancia un gattino da un ponte a Lanusei, in Ogliastra, mentre gli altri ridono divertiti come se fosse un gioco. Le immagini hanno permesso ai Forestali di identificare il ragazzo che materialmente ha compiuto il gesto e i suoi amici, che sono stati convocati insieme ai genitori in quanto ancora minorenni. È scattata quindi la denuncia da parte dei militari per maltrattamento di animali ai sensi dell’articolo 544-ter del codice penale, che prevede una pena da 3 a 18 mesi, aumentata della metà se l’animale sottoposto a maltrattamenti muore. Anche l’associazione animalista “Lndc animal protection” ha sporto a sua volta denuncia: “L’intenzione era quella di uccidere, su questo non c’è alcun dubbio, perché nessuno può pensare che un gattino possa sopravvivere a un volo di quel tipo- spiega la presidente, Piera Rosati-. Le immagini sono veramente agghiaccianti e fa male pensare al terrore che quel micio deve aver provato in quegli ultimi istanti di vita”. Fa male anche pensare “che tutta questa crudeltà ed efferatezza siano opera di ragazzi giovani, ancora minorenni, a cui evidentemente manca del tutto il senso di empatia e di rispetto per la vita degli altri- spiega Rosati-. Come si può pensare che una cosa del genere sia divertente? Il ragazzo che ha lanciato il gatto è preoccupante, ma tutti gli altri che guardavano e ridevano non sono certo da meno”. Trovare divertente una cosa del genere, chiude, “è inquietante e deve far riflettere in primis i loro genitori, ma anche tutta la società”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega, Matteo salvini, rilanciando sui suoi canali social il video dell’accaduto: “Maledetti, schifosi, ma come si fa? Sono senza parole– scrive il ministro dei Trasporti-. Urgente accelerare sull’inasprimento delle pene per chi maltratta e addirittura uccide i nostri compagni animali, come previsto dal disegno di legge della Lega, ora in commissione. Questi sono criminali e da criminali vanno trattati”. Quindi il post scriptum: “Complimenti ai genitori per averli educati così bene”.

Chiede invece lo stop alla violenza social nei confronti dei ragazzi il sindaco di Lanusei, Davide Burchi: “L’amministrazione ha prontamente censurato la barbarie del gesto e, assieme alle autorità preposte, è stato attivato ogni strumento necessario all’individuazione degli autori e dei percorsi sanzionatori e rieducativi che l’ordinamento prevede in casi come questo”. La vicenda, ricorda il sindaco, “ha scosso fortemente la comunità lanuseina e quella dei comuni vicini dai quali, pare, alcuni dei soggetti coinvolti provengono, perché certamente non abituate a confrontarsi con simili manifestazioni di crudeltà. La stessa indignazione e la stessa ferma condanna, però, vanno rivolti nei confronti della violenza che questi ragazzi, le loro famiglie e le nostre intere comunità, stanno subendo sui social network”.


Accanto ai condivisibili messaggi di biasimo, compaiono, infatti, “una miriade di post e commenti con i quali migliaia di persone rivolgono i peggiori insulti e le più gravi minacce ai ragazzi, ai genitori e, chissà per quale contorto meccanismo di assimilazione, ai lanuseini tutti”, avverte Burchi. Lo Stato e le istituzioni possono adottare “ogni e qualsiasi misura di prevenzione e sensibilizzazione sul tema del disagio giovanile, individuare ogni e qualsiasi percorso di ascolto e intercettazione del bisogno, ma se poi l’esempio che gli adulti restituiscono è quello per cui il giudizio di colpevolezza, la misura e l’esecuzione della pena debbono essere condotti come secoli fa da una folla con torce e forconi, ancorché virtuali, è evidente che nulla potrà funzionare”. Da più parti si invoca l’inasprimento delle pene per gesti come quello di cui si discute “e ciò può essere condivisibile- specifica il sindaco- ma la stessa richiesta dovrebbe rivolgersi nei confronti di chi, da dietro uno schermo e una tastiera, diffonde violenza virtuale contribuendo a generare quella di cui poi paghiamo le conseguenze nella vita reale”.

Anche l’agenzia funebre Taffo, è intervenuta sul terribile episodio, pubblicando un post: “Un ragazzino in Sardegna ha lanciato un gattino indifeso da un ponte e poi ha pubblicato il video sui social. Questa tendenza a esagerare per ottenere visibilità sui social è una piaga social e sociale. Noi possiamo solo parlarne per impedire che succeda di nuovo”.

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