VIDEO | Istat e Upi: “Il rapporto Bes va allargato a tutte le Province”

Il Rapporto scatta per 20 Province italiane e sette Città metropolitane una fotografia del "benessere equo e sostenibile"
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RAVENNA – È un’esperienza “da consolidare e da allargare a tutte le Province”. E da questo punto di vista “l’Istat dà ampia disponbilità a interagire in termini di dati, metodologie, competenze e scambi di idee”. A Ravenna questa mattina l’Unione delle Province italiane, di cui il sindaco della città dei mosaici, Michele De Pascale, è il presidente, presenta il Rapporto Bes delle Province, che scatta per 20 Province italiane e sette Città metropolitane una fotografia del “benessere equo e sostenibile”. A chiudere il convegno è il presidente di Istat, Gian Carlo Blangiardo, sottolineando l’importanza dell’utilizzo del Bes “nella programmazione e nella valutazione delle politiche”.

Per quanto riguarda le Province, prosegue, hanno un “ruolo” nella rilevazione statistica perché “si interrogano su se stesse ed è un elemento fondamentale”. Il Bes, aggiunge ascoltato a margine dai giornalisti, è “un’iniziativa piuttosto recente anche se poi gli aspetti legati alle statistiche sociali risalgono anche a dieci anni fa. C’è un grosso impegno, perché è estremamente utile per fornire anche su un piano territoriale elementi di conoscenza per fare la programmazione e la valutazione, per verificare l’effetto delle azioni di intervento”. Dunque, sprona, “occorre cercare di raccogliere dati il più possibile attuali, aggiornati, valorizzando le fonti di diversa natura”. Si tratta insomma, aggiunge, di “un tentativo di misurare quanto si vive bene”, che significa “non soltanto avere in tasca soldi, ma vivere in un contesto favorevole che aiuti a dare un’ottima qualità della vita”. E che dà “attenzione agli aspetti di sostenibilità, per “uno stare bene individuale inserito in un contesto collettivo”.

Una sorta di “orologio che consente di misurare il tempo, quanto una certa azione può o meno avere degli effetti”. Così, conclude Blangiardo, “siamo in grado di dire prima dell’azione e dopo l’azione cosa è cambiato e quindi eventualmente quanto è stata efficace”. Certo, “la raccolta dei dati nel tempo è cambiata, con metodologie diverse, oggi ci sono strumenti nuovi e l’Istat è impegnata a valorizzarli, nel rispetto delle regole del nostro tempo”.

UPI: CON RAPPORTO BES UN CHECK SU AZIONI ENTI LOCALI

Da un lato “estendere lo strumento a tutte le Province”; dall’altro “rivedere il protocollo tra Anci-Upi-Istat”, sottoscritto nell’aprile 2016 in piena riforma costituzionale poi abortita, “rafforzandone molti obiettivi”. Intervenendo a Ravenna al convegno di presentazione del Rapporto Bes, Benessere equo e sostenibile, redatto da Istat, Piero Antonelli dell’Unione delle province guarda già al futuro, sottolineando che occorre creare nei territori “hub dei servizi” e andare a integrare gli indicatori del Bes che finiscono nel Documento unico di programmazione, Dup, rafforzando il rapporto con Regioni e Comuni. Il Bes delle Province, 20 a cui si aggiungono sette città metropolitane in rappresentanza di 12 regioni, spiega Paola D’Andrea del Coordinamento degli uffici di statistica delle Province, si redige in base a 73 indicatori strutturali, di cui 13 finiscono appunto nel Dup, di tipo economico e demografico per la contestualizzazione del territorio. Uno strumento “utile al governo locale” proprio per inserire nella programmazione indicatori di benessere sostenibile. Si tratta, conferma Vincenzo Lo Moro di Istat, di “un prodotto sempre più rilevante nella gestione della cosa pubblica”, che offre “una visione globale importante”. Ora però, avverte, occorre che “le amministrazioni pubbliche si assumano la responsabilità delle funzioni statistiche”. Per le Province, conferma Gaetano Palombelli dell’Upi, “stiamo cercando di ricostruire la loro presenza istituzionale” e tra le funzioni che devono avere c’è quella della raccolta ed elaborazione dei dati: nell’era della “‘documanità‘, c’è bisogno di una conoscenza oggettiva che sia patrimonio di tutti.

Enrico Giovannini di Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, ricorda che il ministero dell’Ambiente promuove la firma da parte delle Regioni per stategie politiche sostenibili, per la quale “serve una forte spinta della società civile, un’azione di formazione a livello sia provinciale e regionale, che comunale”. Con il Bes e i suoi indicatori suddivisi in 12 domini, dall’ambiente al benessere economico, chiosa Maria Pia Sorvillo di Istat, si può sia “verificare la loro evoluzione”, sia realizzare “un confronto a livello nazionale tra aree di eccellenza”. Realizza il Bes, così come Bologna, anche la città metropolitana di Roma capitale: nel 2018, spiega Cecilia Colasanti, dello staff dell’assessorato Roma semplice, gli indicatori erano 75, quest’anno 109. E proprio l’integrazione con il Duo, rimarca Paolo Testa di Anci, rappresenta “un elemento di grande interesse per le città metropolitane”, in un’ottica di sempre maggiore “codecisione con i portatori d’interesse locali”. Ma informazioni di questo tipo, mette in luce Dario Ceccarelli del Centro interregionale per i sistemi Informatici, geografici e statistici, sono “fondamentali” sul fronte della programmazione europea, anche se “per utilizzarli bene siamo in ritardo sul monitoraggio dell’efficacia delle azioni politiche”.

LA SITUAZIONE DI RAVENNA

Tanto lavoro da fare su raccolta differenziata, occupazione giovanile e sicurezza stradale. Buone notizie invece dall'”alto livello di occupazione”, dall'”elevata” longevità e da “trend economici migliori rispetto alla media del Paese”. Così il sindaco di Ravenna, e presidente della Provincia e dell’Unione delle Province, Michele De Pascale, sintetizza con la stampa il quadro per il territorio che dipinge il Rapporto Bes (benessere equo e sostenibile) realizzato dall’Istat e presentato questa mattina in città all’interno di un convegno nazionale. Si tratta di “un lavoro molto serio, portato avanti da anni dalla Provincia. Che è da stimolo in tutta Italia e porta un’analisi oggettiva dei parametri su cui si qualifica la qualità della vita”. In un ambito, aggiunge, dove “spesso le indagini nazionali non sono chiare, questa è una indagine statistica molto seria che identifica punti di forza e di debolezza“. Sul secondo fronte a Ravenna “occorre lavorare molto per aumentare la raccolta differenziata e infatti stiamo lavorando per cambiare il servizio”; un’altra debolezza riguarda l’occupazione giovanile, “un dato preoccupante”. Per questo l’anno prossimo, con il finanziamento della Regione, verrà finalizzato un grande progetto di orientamento al lavoro per i neo diplomati che hanno deciso di non iscriversi all’Università. “Una sorta di fiera”, con appuntamenti a Ravenna, Lugo e Faenza, per mettere i ragazzi a conoscenza delle possibilità che offre il territorio, entrando anche in contatto diretto con le imprese. Altra debolezza forte la sicurezza stradale. Tra i punti di forza, sottolinea il sindaco, “l’alto livello di occupazione, una longevità elevata e trend economici miglior della media del Paese”. De Pascale mette anche in luce la forte presenza di organizzazioni no profit. Come per il resto d’Italia, male sulla natalità, anche se “la rete dei servizi per l’infanzia non ha uguali. Il Bes- conclude- supera gli indicatori esclusivamente economici, come Pil e occupazione, perché le persone chiedono di essere felici e la felicità è un concetto più ampio”. Più nel dettaglio dei dati sulla provincia di Ravenna, le condizioni di salute sono buone e il territorio si presenta con un “profilo di benessere legato a istruzione e formazione in generale miglioramento e buono rispetto agli altri ambiti territoriali. Andamento positivo anche per lavoro e conciliazione dei tempi di vita. Risultano “positivi” anche gli indicatori delle relazioni sociali e sul fronte della politica ha un'”ottima” perfomance la percentuale di donne elette. Ancora: buoni gli indicatori su paesaggio e patrimonio culturale, mentre si registrano “miglioramenti” per quelli sulla dimensione ambiente, con più aree verdi e migliore qualità dell’aria. Infine la capacità di innovazione tecnologica si colloca sopra la media nazionale, ma in ritardo rispetto l’Emilia-Romagna, mentre è “buona” la qualità dei servizi.

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8 Luglio 2019
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