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Fanghi tossici, Regione Lombardia impugna la decisione ‘pro azienda’ del Tar

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La società bresciana Wte è accusata di aver smaltito 150.000 tonnellate di fanghi tossici su circa 3.000 ettari di terreni agricoli
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Di Marialaura Iazzetti

MILANO – “Ieri la giunta ha assunto un provvedimento: una costituzione in giudizio, perché la società Wte ha fatto un ricorso contro i provvedimenti della Regione sui gessi e l’ha vinto al Tar. E noi ieri ci siamo costituiti per poterci difendere davanti al Consiglio di Stato”. A comunicarlo durante il consiglio regionale della Lombardia è l’assessore all’Ambiente, Raffaele Cattaneo, rispondendo alle interrogazioni del Movimento cinque stelle e del Partito democratico sulle limitazioni in essere per lo spandimento di gessi e fanghi.

Le domande dei consiglieri prendono spunto dall’inchiesta della Procura di Brescia, in cui è coinvolta proprio la società bresciana Wte, accusata di aver smaltito 150.000 tonnellate di fanghi tossici (spacciandoli per gessi di defecazione) su circa 3.000 ettari di terreni agricoli in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

L’assessore nel rispondere alle interrogazioni sottolinea l’impegno della Regione nella regolamentazione dello spandimento e ribadisce l’esigenza di avere una normativa nazionale che disciplini l’uso dei gessi, perché attualmente gli accertamenti esistono soltanto per i fanghi. Cattaneo spiega, infatti, che “i fanghi sono sottoposti a un rigido sistema di controlli perché vengono considerati rifiuti, mentre i gessi- in quanto ammendante agricolo- non sono sottoposti a nessun controllo“. Per far in modo che la situazione cambi servirebbe un decreto nazionale.

Decreto che la Regione sta ancora aspettando. “Più volte la Lombardia ha chiesto al governo nazionale di emanare un provvedimento”, aggiunge l’assessore. Il contenzioso con la Wte nasce proprio da questa mancanza: la società bresciana ha fatto ricorso al Tar per opporsi ai tentativi della Regione di disciplinare l’utilizzo dei gessi. Ora, dopo la vittoria della Wte al Tribunale amministrativo, il Pirellone decide di impugnare la sentenza e di rimettere la decisione al Consiglio di Stato. Pd e Cinque stelle, dal canto loro, continuano a chiedere maggiori “controlli” per evitare situazioni spiacevoli e pericolose.

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