BOLOGNA – Continua la battaglia contro Spotify per l’equo compenso agli artisti. Audiocoop annuncia infatti l’avvio di una raccolta firme per chiedere che la piattaforma paghi tutti gli stream. Ad oggi, infatti, la politica di Spotify “prevede la demonetizzazione dei brani con meno di 1.000 stream”, spiega Audiocoop. Per questo, la protesta messa in campo rappresenta “una battaglia significativa per i diritti dei piccoli artisti e produttori musicali indipendenti italiani”.
La raccolta firme sarà portata avanti da Audiocoop anche attraverso il proprio stand a Eufonica, il Salone della musica e dei mestieri dello spettacolo dal vivo in programma in Fiera a Bologna dal 15 al 17 maggio prossimi. All’interno della manifestazione è in calendario, il 15 maggio, anche il primo convegno pubblico sull’equo compenso per gli artisti sulle piattaforme digitali, alla presenza dell’eurodeputato Nicola Zingaretti. “AudioCoop, che rappresenta le piccole realtà musicali italiane, dopo le segnalazioni all’Antitrust, prosegue nel suo segnale d’allarme- si spiega dal comitato direttivo dell’associazione- definendo la manovra un grave danno per milioni di brani creati per lo più da prouttori indipendenti ed emergenti, con un grandissimo mancato introito”.
Secondo le stime, “sono oltre 40 i milioni di dollari all’anno che non vengono distribuiti agli artisti e a tutta la filiera musicale indipendente ed emergente”. Questo si aggiunge al “non pagare adeguatamente gli artisti e tutta la filiera musicale”, afferma Audiocoop, favorendo “una ‘musica algoritmica’ che si basa sulle quantità e su un percorso di scelte ‘pilotato’ a favore del mainstream commerciale e a discapito delle produzioni indipendenti”.
Per questo AudioCoop “chiederà con i suoi 300 iscritti e con la sua raccolta firme a Spotify di abbattere la Soglia dei 1.000 stream e di pagare sempre tutti gli stream dei brani, anche quelli che non raggiungono i 1.000 ascolti nei 12 mesi precedenti per generare royalty”. Inoltre, l’associazione segnalerà “questa situazione al ministero della Cultura, sostenendo che tale politica rischia di cancellare un intero patrimonio musicale identitario, storico e innovativo, del nostro Paese”.
L’appello sarà inviato al Ministero della Cultura e anche “a tutti gli organi competenti a livello nazionale ed europeo, affinchè si attivino regole più eque per le piccole realtà musicali, che rischiano la scomparsa dal mercato con queste politiche aggressive per la distribuzione dei proventi dello streaming”.




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