Taiwan accelera sulla “strategia dell’istrice” per rendersi inattaccabile. In una giornata cruciale per gli equilibri dell’Indo-Pacifico, il Parlamento di Taipei ha approvato un pacchetto di difesa da 25 miliardi di dollari (780 miliardi di NT$). La mossa arriva proprio mentre il sottomarino indigino Narwhal ha completato con successo il suo primo lancio di siluri pesanti, segnando un punto di non ritorno nella capacità di difesa autonoma dell’isola.

L’ULTIMATUM DI PECHINO E LA RISPOSTA DI TAIPEI
Il via libera ai fondi, seppur ridimensionato rispetto ai 40 miliardi chiesti dal presidente Lai Ching-te, arriva in un clima di altissima tensione. Pechino ha recentemente confermato un budget militare da 278 miliardi di dollari per il 2026, con l’obiettivo dichiarato di essere pronta a una “riunificazione” anche forzata entro il 2027.
In questo scenario, i 25 miliardi approvati dall’opposizione del Kuomintang (KMT) serviranno a blindare l’isola con tecnologia statunitense:
Sistemi HIMARS e Patriot: per una difesa aerea e costiera impenetrabile;
Droni Altius e missili Javelin: pilastri della guerra asimmetrica;
Sostegno Usa: un segnale fortissimo alla vigilia dell’atteso incontro tra il presidente Donald Trump e Xi Jinping.
IL “MORSO” DEL NARWHAL: SILURI AMERICANI SU SCAFO TAIWANESE
A Kaohsiung, il successo del sottomarino Narwhal (Hai Kun) cambia la narrazione bellica nello Stretto. Per la prima volta, un battello costruito interamente a Taiwan ha lanciato siluri pesanti Mark 48 (forniti dagli USA), coordinati da sistemi di combattimento Lockheed Martin.
La missione del Narwhal è chiara: trasformare lo Stretto di Taiwan in un’area ad altissimo rischio per la flotta cinese. Con la capacità di colpire navi da sbarco e linee di rifornimento, Taipei punta a rendere “proibitivo” il costo di un’invasione. L’obiettivo è mettere in mare una flotta di 8 sottomarini per garantire la sopravvivenza della democrazia taiwanese anche in caso di blocco navale totale.
DIPLOMAZIA E ARMI: L’OMBRA DEL VERTICE TRUMP-XI
La tempistica dell’approvazione non è casuale. Il via libera al budget “accorciato” ma focalizzato sulle armi americane è visto dagli analisti come un messaggio di Taipei a Washington: Taiwan è pronta a pagare per la propria sicurezza, in linea con la dottrina della nuova amministrazione Trump, ma chiede in cambio una protezione d’acciaio. La partita ora si sposta sul tavolo dei due grandi, dove il destino di Taipei resterà il dossier più scottante della geopolitica globale.




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