lunedì 15 Giugno 2026

Batosta dei Laburisti nelle elezioni locali inglesi, trionfo in volata per i ‘trumpiani’ di Reform Uk. Starmer: “Il governo va avanti”

L'ex Brexit Party è primo partito, mentre quello del Premier perde il 60% dei seggi. A guidare l'ascesa è Nigel Farage, 'alleato di Trump'

ROMA – Debacle per il partito del premier britannico, al banco di prova delle elezioni locali: il Labour ne esce dimezzato, perdendo il 60% dei seggi conquistati alle amministrative precedenti del 2022. Vittoria in volata invece per Reform Uk di Nigel Farage che di fatto, raccogliendo un terzo dei voti e conquistando centinaia di seggi, si ritrova primo partito.

STARMER: “RISULTATI DURI MA VADO AVANTI”; FARAGE: “CAMBIAMENTO CHE FA LA STORIA”

Parlando a Havering, borgo di Londra che il partito della destra populista ha conquistato per la prima volta, Farage ha commentato i risultati delle elezioni locali inglesi parlando di un “vero e proprio cambiamento storico nella politica britannica”. “Questi sono risultati duri per i laburisti. Non c’è modo di edulcorarli- ha ammesso Keir Starmer– Abbiamo perso brillanti rappresentanti laburisti che si sono battuti per le loro comunità. La gente è ancora frustrata. Le loro vite non stanno cambiando abbastanza in fretta. Non abbiamo offerto abbastanza speranza o ottimismo per il futuro”. Ma il premier ha espresso la sua volontà ad andare avanti: “Sono stato eletto per cambiare questo paese- ha infatti affermato- giorni difficili come questo non indeboliscono la mia determinazione a farlo. La rafforzano”.

L’ANALISI DI REUTERS: “PUNITO IL GOVERNO LABURISTA, PERDONO ANCHE I CONSERVATORI”

L’agenzia britannica Reuters ha analizzato il nuovo quadro politico emerso dal voto dei consigli comunali britannnici: “Poco meno di due anni dopo aver vinto un’elezione nazionale schiacciante, il primo ministro britannico Keir Starmer ha visto gli elettori punire il suo governo laburista, infliggendo un colpo in alcune delle sue tradizionali roccaforte nelle ex regioni industriali del centro e del nord dell’Inghilterra. Il principale beneficiario è stato il partito populista Reform UK del sostenitore della Brexit Nigel Farage che ha guadagnato più di 400 seggi nei consigli comunali in Inghilterra e potrebbe costituire la principale opposizione in Scozia e Galles al Partito Nazionale Scozzese (SNP) e al Plaid Cymru, entrambi favorevoli all’indipendenza, nei risultati che saranno pubblicati nel corso della giornata di venerdì”. Ma soprattutto, come spiega Reuters, i primi risultati hanno evidenziato “la frammentazione del tradizionale sistema bipartitico britannico, con i partiti laburista e conservatore, un tempo dominanti, che hanno perso voti”, e non solo a favore del partito riformista, ma “anche a favore del Partito dei Verdi di sinistra , all’altro estremo dello spettro politico, e a favore dei nazionalisti in Scozia e Galles”.

DALLA BREXIT AL COVID, PER “CAMBIARE IL REGNO UNITO”: L’ASCESA DI REFORM UK

Reform UK, precedentemente Brexit Party, è un partito politico britannico di destra di matrice euroscettica e conservatore, fondato nel febbraio 2019. Come Brexit Party la sua priorità politica è stata a l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Durante la pandemia di Covid-19, è stato il partito degli oppositori dei lockdown imposti anche in Gran Bretagna. Il partito è sostenuto da un elettorato di conservatori ma anche di laburisti favorevoli alla Brexit. Nel 2026 è presente in Parlamento con 8 suoi deputati.

CHI È IL LEADER DI REFORM, “ALLEATO DI TRUMP”

L’emittente statunitense Nbc News definisce Farage “vicino ai Maga” e “un alleato del presidente Donald Trump”, sottolineando i “valori” condivisi. “Da quando ha conquistato solo cinque seggi parlamentari nel 2024, il sostegno al partito Reform Uk in Gran Bretagna è esploso- si legge- cavalcando la rabbia per l’aumento del costo della vita, la riduzione dei servizi pubblici e la sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni politiche tradizionali. La proposta di Reform agli elettori è che, per molti di questi mali,  la colpia sia dell’immigrazione di massa”.

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