venerdì 7 Agosto 2026

La famiglia Poggi attacca: “Noi sottoposti a intercettazioni, la nostra colpa ritenere Sempio innocente”

Attraverso le parole dell'avvocato Compagno, la famiglia Poggi mostra di non ritenere credibile la nuova ricostruzione dell'accusa. E attacca: "Siamo stati intercettati, indagini influenzate da contesti poco trasparenti"

BOLOGNA – “Non si può riscrivere la storia dal nulla“. La mamma e il papà di Chiara Poggi non credono neanche un po’ all’esito delle nuove indagini su Garlasco e a uno scenario alternativo a quello che ha visto condannare per l’assassinio della loro figlia, Chiara Poggi, quello che allora era il suo fidanzato, Alberto Stasi. Dopo la svolta degli ultimi giorni (con la convocazione di Andrea Sempio e il capo di imputazione diventato omicidio volontario aggravato e commesso da solo) e dopo il fine indagine notificato ieri alla difesa del 38enne, al tempo grande amico di Marco Poggi, la famiglia Poggi interviene facendo rilasciare dichiarazioni forti ai loro avvocati. Ecco le parole dell’avvocato Francesco Compagna, che insieme allo storico avvocato Gian Luigi Tizzoni assiste la famiglia della vittima, ha commentato gli ultimi sviluppi in un’intervista al Corriere della Sera.

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LA DURISSIMA NOTA SULLE INTERCETTAZIONI

“Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio”: è una nota molto dura quella che gli avvocati della famiglia Poggi hanno diffuso oggi, 8 maggio, a fine mattinata.

La famiglia Poggi attacca anche la diffusione di atti, come successo in questi giorni: “Vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento”. E proseguono: “Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici'”.
Infine fanno cenno al fatto di subire “continue aggressioni”: “Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento”.

“GLI INQUIRENTI SEGUONO LORO IDEA INIZIALE E SPOSTANO I DATI”

Si ha l’impressione– ha detto il legale Compagna nell’intervista al Corriere- che gli inquirenti provino a spostare di continuo i dati per renderli compatibili con la loro ipotesi di partenza. Quando invece si dovrebbe partire dai dati certi e vedere se la mia ipotesi sta in piedi”.

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“NIENTE DI CERTO CONTRO SEMPIO”

Per l’avvocato, gli elementi “granitici” che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi, diventata definitiva nel 2015, non sono stati in alcun modo toccati o rivisti, nè sono emersi elementi realmente dirompenti per dubitare della condanna già avvenuta. “Sul Dna sulle unghie il perito ha già detto che non è attribuibile. Non ci sono novità sulle scarpe Frau, i pedali, le impronte sul dispenser. Ad oggi non c’è nulla che metta in discussione la responsabilità di Stasi e nulla che evochi la responsabilità di Sempio“.
Per l’avvocato Tizzoni servono “prove scientifiche oggettive”, invece in queste nuove indagini “non è emerso niente di certo nei confronti di Sempio“. piuttosto, contro Stasi si è aggiunta la traccia di Dna sulla cannuccia dell’Estathe trovato nel bidone della spazzatura in cucina.

“L’INTERCETTAZIONE NON È UNA CONFESSIONE. SOLO SUGGESTIONI”

E l’intercettazione ambientale di questi giorni? Quella dove Sempio, parlando da solo in auto e registrato da una cimice degli inquirenti, parla dei video, di una chiavetta e ripercorre un dialogo che sembra esserci stato con la vittima, di cui imita anche la voce in falsetto quando lei gli avrebbe detto “Con te non ci voglio parlare” prima di sbattergli il telefono in faccia. Niente, nemmeno questa intercettazione ha smosso le convinzioni di Rita Preda e Giuseppe Poggi: “Fa impressione solo per come quelle frasi sono state rese pubbliche. Ma chiunque può facilmente capire che non è una confessione“. E ancora: “Far trapelare una trascrizione senza spiegarne il contesto è pura suggestione. È lo stesso film dell’impronta 33. Anche quell’indiscrezione uscì il giorno della convocazione di Sempio. Tranne poi scoprire che sulla ’33’ non c’è sangue e non è attribuibile a Sempio”.

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