venerdì 10 Luglio 2026

Hantavirus, Andreoni (Simit): “Casi limitati, nessun segnale di pandemia”

“Nave e aereo hanno favorito la diffusione, contagio uomo-uomo già noto in forma respiratoria”

ROMA – Il focolaio di Hantavirus registrato a bordo della nave da crociera polare olandese M.V. Hondius, in viaggio dall’Argentina alle Isole Canarie, ha sorpreso gli esperti sanitari. Si tratterebbe infatti del primo cluster noto di questa infezione su una nave da crociera. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato come responsabile il ceppo andino, associato in rari casi alla trasmissione da persona a persona. Finora sono stati confermati otto casi: tre decessi, un paziente in condizioni critiche, tre con sintomi lievi e un ulteriore caso individuato in Svizzera tra passeggeri che avevano viaggiato sulla nave. I sintomi sono iniziati tra il 6 e il 28 aprile con febbre e disturbi gastrointestinali, evolvendo rapidamente in alcuni casi verso una grave forma respiratoria con polmonite e collasso cardiovascolare. Per fare chiarezza su questa infezione virale, l’agenzia Dire ha intervistato il professor Massimo Andreoni, Direttore scientifico della SIMIT e membro del Consiglio Superiore di Sanità.

ANDREONI: “CONTAGIO ATTRAVERSO IL CONTATTO CON URINE, FECI O SALIVA DEI TOPI”

“L’Hantavirus, intanto, non è un virus nuovo ed è conosciuto da molti anni– fa sapere il professor Andreoni- Presenta due forme principali: in Europa, soprattutto del Nord, prevale quella renale ed emorragica, mentre nelle Americhe e in Asia è più diffusa la forma respiratoria, che è anche quella associata alla trasmissione interumana. Il virus è una zoonosi, cioè un’infezione trasmessa dagli animali all’uomo, in particolare dai roditori. Il contagio avviene attraverso il contatto con urine, feci o saliva dei topi, anche per inalazione di particelle secche contaminate”. Andreoni ricorda quindi che la trasmissione da uomo a uomo è “rara ma già documentata nella forma respiratoria dell’hantavirus, soprattutto in Sud America. Per questo motivo quanto accaduto sulla nave non rappresenta un evento completamente inatteso”.

ANDREONI: IL NUMERO DEI CASI È “SUPERIORE ALLE ATTESE, MA RESTA COMPATIBILE”

Secondo la ricostruzione, il paziente avrebbe contratto l’infezione in Argentina e sarebbe salito a bordo già malato. “L’ambiente chiuso della nave, caratterizzato da convivenza stretta e prolungata- spiega l’esperto- avrebbe favorito il contagio della moglie e di alcuni altri membri dell’equipaggio. Lo stesso discorso vale per il possibile contagio della hostess dell’aereo: la donna avrebbe avuto un contatto molto ravvicinato con la passeggera sintomatica in uno spazio ristretto come quello dell’aeroplano”. Per l’infettivologo, il numero dei casi è “superiore alle attese, ma resta compatibile con le caratteristiche già note della malattia. Non ci sono elementi che facciano pensare a un virus altamente trasmissibile o con caratteristiche pandemiche: se così fosse, sulla nave si sarebbe verificato un contagio molto più esteso”.
Anzi, sottolinea Andreoni, la “grande maggioranza delle persone presenti sulla nave non si è infettata. Sarà comunque importante verificare se vi siano stati eventuali casi asintomatici”.

I LUOGHI CHIUSI AUMENTANO IL RISCHIO DI TRASMISSIONE

Il professore evidenzia inoltre che i luoghi chiusi (come navi, aerei, scuole o ambienti di lavoro) aumentano il rischio di trasmissione, come già osservato durante la pandemia di Covid-19. “Non si può escludere che il ceppo coinvolto abbia una maggiore capacità di diffusione rispetto ad altri sottotipi di Hantavirus, ma al momento non ci sono segnali di una variante ad altissima trasmissibilità”. La situazione, conclude infine Andreoni, va comunque “monitorata con attenzione, ma non indica al momento un’emergenza sanitaria internazionale. L’episodio rappresenta piuttosto un esempio di come, in un mondo globalizzato, infezioni un tempo limitate a zone remote possano rapidamente raggiungere altre parti del pianeta”.

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