Festa mamma. Noemi: “Sono single, una doppia eterologa mi ha donato Bianca”

bianca festa della mamma
"Temo un po' il giorno in cui Bianca mi dirà: 'Perché non ho un papà?' Le racconterò la verità, non gliela nasconderei mai"
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La redazione DireDonne per la Festa della mamma ha scelto alcune storie emblematiche. Le ‘Mamme21’ sono donne ‘resistenti’ che hanno osato, sognato e sperato sempre, affermando la propria volontà, i propri desideri, in modo anche diverso dal canone che tutti si aspettavano. Donne che per essere felici hanno scardinato e superato limiti e consuetudini, scegliendo spesso le strade più difficili con coraggio, magari solitudine e sempre grande forza d’animo.

ROMA – Qualcuno le diceva ‘Ma sei matta?’, qualcun altro ‘Che scelta coraggiosa!’. Per Noemi (il nome è di fantasia), la doppia eterologa (fecondazione assistita con donazione di seme od ovulo o entrambi) grazie a cui è nata la sua Bianca (il nome è di fantasia) “è un atto di egoismo”, come qualsiasi altro concepimento.

Allora chi è in guerra non dovrebbe fare figli? E chi è povero? E chi ha una disabilità?”, chiede incalzante in un’intervista all’agenzia di stampa Dire realizzata in occasione della Festa della mamma. Oggi, a 41 anni, madre “felicissima” di una bimba di 6 mesi avuta grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma), Noemi vive una vita “normalmente complicata, come quella di chiunque abbia un figlio piccolo. Prima di iniziare questa avventura mi sono chiesta: ‘Ma è veramente giusto proporre questo a un figlio?’ Ho dovuto combattere un po’ contro questa domanda”.

Alla fine si è risposta che il suo “atto di egoismo” non è più egoista di quello degli altri genitori. Piuttosto, è un “passo fuori dal seminato, che sembra più ingiusto”, forse perché è una scelta consapevole di una donna indipendente. O forse perché è la realizzazione di un desiderio di maternità contemplato fuori dal classico alveo della coppia eterosessuale.

“I figli se li sono quasi sempre cresciuti le donne, solo negli ultimi decenni esistono i papà”, ragiona Noemi. E racconta che no, l’assenza di un compagno non le è pesata per niente. “Credo che anche per passare tutta la vita con un compagno ci devi essere un po’ portata. Non si tratta di voler fare la Wonder Woman o di essere contro gli uomini- sottolinea- Nel nostro Paese precario spesso si arriva alla maternità tardi e se in quel momento si è single non è giusto rinunciarci o buttarsi sul primo che passa“. E poi “i primi mesi dopo la nascita, con o senza compagno, sono tosti comunque perché un neonato richiede la madre in maniera abbastanza esclusiva”.

Gli ultimi 18 per Noemi sono quelli che hanno dato vita alla sua avventura più bella. “Ho deciso di andare a Malaga, nel centro Rincon, a gennaio 2020. Sono arrivata un venerdì con mio papà, il transfer me lo hanno fatto di domenica e lunedì ero già a casa. Non è stato invasivo né doloroso“. Due gli embrioni formati grazie a donatrice e donatore, impiantati sul fondo del suo utero, “entrambi di buona qualità, quindi c’era la possibilità di una gravidanza gemellare, che pure avrei affrontato. Ma dalla prima ecografia- racconta- è risultato un solo feto. Da lì ho avuto una gravidanza senza alcun problema e ho partorito a ottobre”.

Nulla a che vedere, insomma, con la prima Pma, omologa (senza donazione di gameti), tentata da Noemi con il suo ex compagno. “Siamo stati insieme 12 anni- racconta- Abbiamo iniziato a provarci nel 2015-16, nel 2018 ci siamo lasciati. Io avevo un grosso desiderio di maternità, ma il nostro ginecologo ci aveva detto da subito che ero la candidata perfetta per l’eterologa. Il mio ex non voleva e abbiamo provato con l’omologa”.

‘Riserva ovarica scarsa’ la diagnosi per Noemi, che non si arrende e cerca di esaudire il suo sogno di diventare madre. “Con l’omologa devi fare tutti i giorni fino a tre punture. E poi le ecografie, i prelievi del sangue. Avevo amici e parenti col fiato sul collo in una corsa performativa che ha duramente condizionato la nostra routine. Quando tentavo coi miei ovociti soffrivo perché sapevo che il risultato sarebbe stato infimo“, dice. E infatti tre tentativi su tre, nel giro di due anni, falliscono, uno dopo l’altro. “Ci siamo lasciati quando avevamo esaurito i nostri tentativi. Ma io sapevo che avrei voluto diventare madre e quando mi sono sentita meglio ho cominciato ad informarmi”.

Il primo a sostenere questo progetto di vita è proprio il suo ginecologo. “Mi ha detto che ormai siamo un esercito di donne che sentono di fare questa scelta, complice il fatto che lavoriamo sempre di più e sempre di meno dipendiamo economicamente da qualcuno. E poi i miei genitori, che sapevano quanto fossi pragmatica e volitiva, e i miei amici, a cui parlavo di eterologa da tanto, per cui non è stato così strano”.  

Conta sui suoi risparmi per coprire tutte le spese Noemi, grafica a partita Iva con maternità garantita per cinque mesi a soli 500 euro: “La clinica è costata 6.500 euro, ma tra esami, viaggio e albergo avrò speso in tutto sugli 8mila euro”. È la sua rete di alleanze al femminile, però, a garantirle serenità: “Dopo il parto le mie amiche sono venute a casa ad accudirmi durante il puerperio. Poi sono entrata in un gruppo di mamme online, il confronto con loro è fondamentale”, racconta. Cruciale soprattutto il supporto dell’associazione di maternità e prima infanzia ‘Il Melograno’ attiva nella Capitale, che ha un fondo di assistenza per madri single.

“Ti mandano sempre la stessa persona, che nel mio caso è stata una psicologa- racconta la donna- Mi ha avviato all’allattamento, con lei ho fatto il primo bagnetto alla piccola e la prima uscita fuori casa con la macchina. È stato bellissimo avere qualcuno di esperto vicino. Né un genitore con l’ansia, né un’amica senza figli, ma una persona dedicata che in due ore riesce a darti consigli preziosissimi. L’idea che il Municipio finanzi una cosa del genere mi ha fatto sentire come se fossi in Svezia”.

E per il futuro? “Temo un po’ il giorno in cui Bianca mi dirà: ‘Perché non ho un papà?’ Le racconterò la verità, non gliela nasconderei mai. Mi farò aiutare dal Melograno per capire come spiegarle questa cosa nelle varie fasi della vita”. Unica vera preoccupazione è su una sua possibile malattia: “Qualche tempo fa ho detto a un amico gay molto caro: ‘Se scopro che ho il cancro, ci sposiamo e ti lascio tutto’. Lui è scoppiato a ridere e mi ha detto: ‘È la seconda proposta del genere che ricevo'”.

Eppure nulla offusca la gioia di avere Bianca tra le braccia: “Lo consiglio ad altre donne single: se sentite un forte desiderio di maternità mettetevi nella condizione di provare a realizzarlo– dice- Io sono felicissima, lo rifarei altre cento volte”.

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