Festa mamma. Elisa: “Lavoravo in Africa e un giorno ho cambiato tutto”

Elisa ha 45 anni e ha scelto di diventare mamma ricorrendo, da single, a una fecondazione assistita eterologa (nella foto Elisa con suo figlio)
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La redazione DireDonne per la Festa della mamma ha scelto alcune storie emblematiche. Le ‘Mamme21’ sono donne ‘resistenti’ che hanno osato, sognato e sperato sempre, affermando la propria volontà, i propri desideri, in modo anche diverso dal canone che tutti si aspettavano. Donne che per essere felici hanno scardinato e superato limiti e consuetudini, scegliendo spesso le strade più difficili con coraggio, magari solitudine e sempre grande forza d’animo.

ROMA – “Lavoravo in Africa, avevo un compagno e ho cambiato tutto per fare spazio a un sogno. Il primo viaggio in Spagna per avere informazioni l’ho fatto quando ero in coppia. Anche il lavoro ne ha risentito tanto, io viaggiavo e andavo nelle aree rurali, ma quando si seguono i protocolli di preparazione per la fecondazione assistita non si può andare in aree a rischio di malaria o dengue”. Inizia con il racconto di una rivoluzione globale della propria vita la testimonianza di Elisa (nome di fantasia), mamma di 45 anni, laureata in legge con un lungo curriculum nella cooperazione internazionale, che ha scelto di diventare mamma ricorrendo da single a una fecondazione assistita eterologa (con seme di donatore).

Lo “scossone” come lo ha chiamato intervistata dalla Dire per lo Speciale dedicato alla Festa della Mamma, “è arrivato tra i 38 e i 40 anni, dopo l’ennesima fine di una storia, per non rinunciare al progetto di vita di diventare mamma”, un desiderio che Elisa ha spiegato “come un tabù” ricorrente delle sue relazioni affettive: “Nelle mie storie importanti, aspettavo un paio d’anni e poi tutto si scontrava su una fragilità maschile a posizionarsi concretamente sulla paternità, un desiderio da loro detto ma che poi non c’era in concreto”.

Elisa, che viene da una famiglia numerosa, questo desiderio l’ha da sempre, ma ad un certo punto deve per forza misurarsi con una realtà che non le propone il modello di famiglia che ha sempre immaginato: “Nonostante io abbia viaggiato il mondo mi sono accorta di avere interiorizzato, più di quello che pensassi, un’idea della famiglia come coppia che con amore a un certo punto mette al mondo dei figli. Del resto- ha ammesso con un sorriso- Siamo la generazione che è cresciuta con le pubblicità del Mulino Bianco”. Quando i fatti prendono un’altra piega Elisa inizia a prepararsi, “a mettermi al centro- come ha raccontato- e a disegnarmi un altro immaginario di felicità e sono riuscita a comprendere che famiglia per me era amore e non la sua composizione e non c’era bisogno per forza di una coppia. L’amore, la coppia ritornerà, ma per un figlio il momento era quello o mai più”.

La parte “più difficile” del nuovo viaggio di Elisa verso la maternità che la porterà in Spagna “Paese in cui mi sento a casa sin dai tempi dell’Erasmus”, sarà “quella dell’ informazione”. “Orientarmi nel centro in primis, e poi- ha ricordato- l’ ho detto a poche persone e non ai miei genitori perché non volevo mettere un’ ansia in più, è raro che vada a buon fine la prima volta e infatti io ho fatto tre tentativi, ma i trattamenti ormonali per me non sono stati per nulla pesanti”. Un iter quindi passato anche attraverso “fallimenti”, che per essere ben affrontato ha bisogno di quelle che Elisa ha descritto come tre regole auree: “La motivazione, la centralità e la stabilità economica”. “Il business fa schifo- ha detto senza mezzi termini- e non è accessibile per una classe media. Io da anni avevo messo da parte risparmi, un tentativo può andare dai 5 ai 10 mila euro”.

“Non ho scelto il donatore da un catalogo- ha chiarito- La Spagna gestisce la donazione di gameti allo stesso modo della donazione degli organi ed è quindi tutto anonimo ed eticamente compatibile con me. Ho scelto un centro che sapevo essere un’eccellenza nella genetica”.

Il giorno del parto di Elisa, un cesareo programmato a luglio scorso in piena pandemia, è quello di tutte le mamme: l’ansia, l’emozione e la curiosità di “vedere che faccia avesse chi arrivava nella mia vita” ha detto.

Elisa da questa sua esperienza vorrebbe far nascere un impegno per altre mamme single, una rete in cui “far emergere il fenomeno e poter scambiare informazioni”. “Quest’anno- ha raccontato- avevo vinto la supplenza a scuola, e ho chiesto l’astensione facoltativa che dura 6 mesi, ma esaminando le carte ho visto che per il genitore solo era di 10 mesi. Nella casistica riportata da Inps- ha spiegato Elisa- è previsto come tale colui che è stato abbandonato, chi ha un’invalidità tale per cui non si può prendere cura del figlio, o se l’altro è deceduto e c’è proprio scritto che “la situazione di ‘ragazza madre’ o di ‘genitore single’ non realizza di per sé la condizione di ‘genitore solo'”. E mi sono detta ‘Fammi vedere fino a quanto possono essere indiscreti. Alla domanda ‘lui non l’ha riconosciuto’ ho risposto: ‘No, lui non compare proprio nel nostro stato di famiglia’”.

Una strada nel welfare ancora da implementare e una preoccupazione un po’ a tutto tondo per “l’ambiente esterno” che accoglierà suo figlio, a partire dalla scuola. Già oggi infatti Elisa, anche se suo figlio ha soli 10 mesi, ha iniziato a domandarsi come e quando gli dirà la verità. Su una cosa non ha dubbi però: “Gliela dirò, premierò la verità e sto iniziando a confrontarmi con altre donne e amiche”. E l’amore? “Tornerà, arriverà- ha detto Elisa- oggi sono serena”.

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