Elezioni a luglio? Ecco tutto quello che c’è da sapere

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Nonostante l'estate, le elezioni a luglio sono una possibilità concreta: ecco perchè
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ROMA – Ma è possibile votare il 22 luglio? E’ questa la domanda che in molti si pongono, guardando alla crisi politica che rischia di far tornare il paese al voto per la seconda volta in meno di sei mesi.

Tra i costituzionalisti dei vari schieramenti la battaglia sulla legittimità o meno del “voto in infradito” si è già accesa. Ecco i punti principali.

Cosa dice la legge?

La Costituzione e le norme elettorali fissano in maniera precisa le scadenze. Le elezioni delle nuove camere devono avvenire entro 70 giorni dal decreto di scioglimento delle precedenti ed entro 45 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del decreto di scioglimento.

Seconda la road map stabilita dalla legge, quindi, se le camere dovessero essere sciolte intorno alla metà di maggio, si potrebbe tornare al voto già nella seconda metà di luglio.

Il voto all’estero allunga i tempi?

Per le procedure del voto all’estero, che comporta la stampa e l’invio delle schede con un certo anticipo, la legge prevede il termine di 60 giorni. Il voto potrebbe dunque slittare verso la fine di luglio o l’inizio di agosto, a seconda delle tempistiche per lo scioglimento delle camere.

Gran parte di questo tempo, comunque, è necessario per l’aggiornamento dell’anagrafe degli italiani all’estero, operazione che solitamente avviene su base annuale. Per quest’anno, però, questa operazione è già avvenuta per le elezioni del 4 marzo ed è per questo motivo che il Movimento 5 Stelle spinge per superare questa norma.

Un decreto in materia elettorale richiederebbe comunque tempi lunghi, poichè il Viminale dovrebbe consultare ed ottenere il via libera da parte di tutti i partiti.

“Il voto con le infradito è uno sfregio alla democrazia”

Uno dei motivi principali contro il voto a luglio inoltrato è però l’effettiva possibilità per i cittadini di poter esercitare uno dei più importanti diritti costituzionali. Ci va giù dura Emma Bonino che, in un’intervista a Repubblica, lo definisce “uno sfregio democratico, una ferita all’abbecedario della democrazia”.

Ecco l’allarme della leader dei radicali: a causa delle procedure di presentazione delle liste previste dal Rosatellum “con le elezioni super ravvicinate potrebbero presentarsi alla competizione elettorale solo M5S, Pd e partiti del centrodestra: tutti gli altri sarebbero esclusi perchè l’esenzione dalla raccolta firme vale solo per i partiti che abbiano un gruppo sia alla Camera che al Senato”.

Al voto con la stessa legge elettorale?

Altra forte perplessità sull’utilità di un ritorno immediato alle urne riguarda la legge elettorale: senza un cambiamento verso un sistema maggioritario, infatti, le speranze di avere un parlamento ‘governabile’ sembrano ridursi ed il rischio che la nuova tornata elettorale ci consegni nuovamente un paese senza maggioranza è concreto.

Per Di Maio e Salvini, però, questo non è un problema: intenzionati a condurre una campagna elettorale come fosse un ballottaggio, sono convinti che il paese sceglierà tra loro due, consegnando una maggioranza netta al vincitore.

Voto estivo, un tabù che dura da 70 anni

C’è poi la storia a sconsigliare luglio come data per le elezioni: mai, nella storia della Repubblica, ci sono state votazioni in questo mese.

Per tutta la prima Repubblica, infatti, la prassi istituzionale ha imposto la nascita di ‘governi balneari’: spesso monocolori Dc, questi esecutivi si occupavano degli affari correnti durante l’estate, prima di indire le votazioni in autunno. Questi governi, privi di una vera e propria maggioranza parlamentare, si sono spesso retti con il voto di fiducia delle opposizioni: una prassi da prima repubblica che sembra destinata ad essere archiavata.

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