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Governo. Neutrale e di servizio, e balneare… In un mare tempestoso

Il nodo 'Berlusconi': con Mattarella o con Salvini?
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ROMA – Dopo la ‘politica dei due forni‘ il viaggio a ritroso dei parlamentari neoeletti li vede alle prese con un nuovo cult della Prima Repubblica: il ‘governo balneare’. Espressione gergale per indicare governi nati in periodo estivo, tra giugno e agosto, fatti per superare situazioni di stallo, impedimenti politici di questo o quel partito in modo che alla ripresa si capisse se era il caso di procedere con il governo in carica, di tornare al voto o di dare vita a un nuovo governo. La funzione del governo balneare era in primo luogo di prendere tempo e in subordine di traghettare le forze politiche da una situazione all’altra.

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Cosi’ fu ad esempio l’esecutivo guidato da Giovanni Leone, dal 22 giugno 1963 al 5 dicembre 1963. Fu una parentesi nella tortuosa gestazione del centrosinistra. Dopo il voto, infatti, l’allora presidente della Repubblica Segni affido’ l’incarico ad Aldo Moro segretario della DC, partito di maggioranza relativa in parlamento. Moro raccolse i voti di PSDI e PRI ma non del PSI, che era alle prese con la fase congressuale. Il nuovo incarico viene affidato a Leone che da’ vita a un monocolore Dc di minoranza, che raccoglie 133 voti in Senato e 255 alla Camera, numeri simili a quelli di un ipotetico governo ‘neutrale’ ipotizzato da Mattarella. I socialisti non partecipano alle votazioni e consentono al governo di proseguire senza sfiducia. A fine ottobre intanto fanno il congresso e sciolgono il nodo del sostegno al governo con la Dc, il Psdi e i Repubblicani. Leone si dimette e l’incarico torna a Moro che puo’ formare un governo di centrosinistra, nato il 5 dicembre del 1963 e rimasto in carica per 231 giorni fino al 23 luglio 1964.

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Nel caso del governo ‘neutrale e di servizio’, indicato da Mattarella, dovra’ sciogliere il nodo dell’esistenza in Parlamento di una maggioranza per un governo “con pienezza di funzioni che possa amministrare il Paese senza i limiti operativi di un governo dimissionario e che metta in condizione il Parlamento di svolgere appieno la sua attivita’”. Una verifica che potra’ procedere parallelamente all’attivita’ del governo neutrale. Se i partiti decidessero di non votargli la fiducia il governo portera’ il Paese alle urne, preferibilmente in autunno. Mattarella non ha indicato quando eventualmente ci sara’ lo scioglimento delle Camere ma e’ arduo ipotizzare che il voto possa avvenire prima del 22 luglio. In questo caso il ‘nodo’ politico da sciogliere e’ il rapporto del possibile governo formato da M5s e Lega-Fdi con Forza Italia. Percorso proibitivo per il Cavaliere. Se Fi sostenesse il governo ‘neutrale’ romperebbe con Salvini e Meloni. A quel punto M5s e Lega-Fdi potrebbero rivalutare le divergenze attuali e dare vita a un esecutivo che sulla carta avrebbe 185 senatori e 379 deputati. Se invece Berlusconi non infrangesse il vincolo di centrodestra, andrebbe con Salvini e Meloni al voto di autunno, pagando forse un prezzo alla Lega in ascesa nei sondaggi.

Difficile, del resto, anche comporre una maggioranza per sostenere il governo neutrale oggi. Senza l’appoggio di nuove componenti politiche ‘responsabili’, non potrebbe nascere. Al Senato avrebbe nella migliore delle ipotesi in partenza 133 senatori, a fronte di una maggioranza richiesta di 160 senatori. Ai 61 senatori di Fi si aggiungerebbero infatti i 52 del Pd, gli 8 delle Autonomie e i 12 del misto. Ne mancano 27. Alla Camera situazione simile, con la differenza che servono 65 deputati per sostenere il governo. In suo favore, sempre ammettendo che Forza Italia votasse per il sostegno, ci sarebbero i 105 deputati di Fi, i 111 del Pd, i 14 di Leu e i 21 del misto. In totale 251 deputati, 65 in meno della maggioranza.

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