‘Aldo Moro-Il Professore’, questa sera la docufiction su Rai 1

Gli ultimi anni di Moro raccontati nel 40esimo anniversario della scomparsa
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ROMA – Per anni abbiamo visto le immagini del suo corpo steso nel cofano di una Renault 4, in via Caetani. O impegnato nella sua attività politica, tra la gente comune o nei comizi, o in incontri con altri rappresentanti del mondo politico. Ma quanti sanno dell’attività di docente? O dei suoi rapporti con il mondo giovanile? È questo l’Aldo Moro raccontato dalla Rai, coproduzione Rai FictionAurora Tv, nella docufiction ‘Aldo Moro-Il Professore’, che Rai1 trasmetterà in prima serata martedì 8 maggio, in occasione dei 40 anni dalla sua morte.

Era infatti il 9 maggio del 1978 quando l’allora segretario della Democrazia Cristiana fu trovato morto nella Renault 4, a due passi da via delle Botteghe Oscure. La docufiction (“Ma io lo chiamo film”, ha detto Sergio Castellitto, scelto per interpretare Moro), è stata trasmessa in anteprima nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza a Roma, gremita di studenti delle superiori, un evento in contemporanea organizzato in tutta Italia.

Porte aperte, infatti, nei centri di produzione di Milano, Napoli, Torino e nelle sedi di Aosta, Bari, Bologna, Bolzano, Trento, Campobasso, Genova, Firenze, Palermo, Perugia, Potenza, più di 1.000 studenti coinvolti. Oltre ai licei e agli istituti dei capoluoghi, all’evento hanno aderito numerose istituzioni universitarie italiane con alunni e docenti delle facoltà di storia, scienze giuridiche, scienze della comunicazione, arti e cinema. Centrale, l’evento di Roma, con la presenza del regista Francesco Miccichè, del consulente storico Giorgio Balzoni, ex studente di Moro e autore del libro ‘Aldo Moro-Il Professore’.

Castellitto: “La mitezza di Moro è una lezione autorevole

La docufiction racconta del rapporto con i suoi studenti alla Sapienza, dov’era docente ordinario alla facoltà di Scienze Politiche, la mitezza che gli ha permesso di far breccia nel cuore di quegli studenti anche non convinti del suo pensiero e soprattutto di quello che rappresentava, ovvero la classe dirigente nazionale. Eppure lui, questo mostra Moro/Castellitto, riesce a tenere a distanza quel mondo (politico) da cui si sarebbe voluto staccare definitivamente, preferendo concentrarsi solo sull’insegnamento: scelta e atteggiamento apprezzati dai suoi ragazzi, che con disperazione recepiscono la notizia del suo rapimento prima e dell’uccisione poi.

“Guardando questo film è difficile dividere la parte emotiva da quella del racconto politico– ha detto Castellitto nella successiva conferenza stampa- Cosa ha lasciato ai ragazzi di oggi? La sua mitezza, ed è una lezione autorevole. Ha lasciato la sua capacità di ascoltare gli altri, non come i politici di oggi che fanno finire un discorso, fanno vedere di averti ascoltato, ma poi rispondono con un precotto che avevano”.

La morte di Moro “ci ha privato di 20-25 anni di vita. Ci hanno tolto 20-25 anni del pensiero di Moro. Cosa avrebbe pensato il Moro degli Anni 80 o quello degli Anni 90?”. Per interpretare Aldo Moro “ho studiato, letto, cerco di rappresentare una mia interiorità. Era importante la sua capacità di ascolto. Questo è uno dei film che provo nostalgia ad aver fatto, ed è la nostalgia di un cittadino”.

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