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A Roma box auto trasformati in moschee abusive, uffici Municipio V: “Situazione illegale”

A portare la vicenda in commissione Trasparenza di Roma capitale è stato il consigliere capitolino di Fdi-An, Francesco Figliomeni
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ROMA – Box auto trasformati in moschee abusive, con tanto di insegne all’esterno e affissioni con gli orari di preghiera, tra scale spostate nell’area di manovra dei veicoli, tramezzi eliminati, muri sfondati per unire più locali, allacci per sanitari e bagni, il tutto in un’area destinata a parcheggio privato. È la situazione dell’area di cantiere tra via della Marranella e via Lodovico Pavoni, in V Municipio, in cui la situazione di abuso edilizio è stata certificata dalle autorità già nel 2014, con il sequestro di un garage illegittimamente adibito a moschea, poi annullato dal giudice, e che oggi si ‘arricchisce’ di un altro capitolo, con i cittadini che denunciano i lavori per la realizzazione di una seconda moschea illegale in sei box contigui i cui muri e pilastri sarebbero stati sfondati. Stamattina la vicenda è stata portata all’attenzione della commissione Trasparenza di Roma Capitale, presieduta da Marco Palumbo (Pd), per iniziativa del consigliere capitolino di Fdi-An, Francesco Figliomeni, che ha portato alla riunione un vero e proprio ‘book fotografico’ delle illegalità presenti nell’area contenenti le foto scattate dagli abitanti del quartiere. Alla seduta hanno partecipato rappresentanti della direzione tecnica del V Municipio e del dipartimento Urbanistica del Campidoglio, assenti invece nonostante fossero invitati il presidente del V Municipio, Giovanni Boccuzzi e l’assessore capitolino all’Urbanistica, Luca Montuori.

FDI-AN: SITUAZIONE DI ILLEGALITÀ INTOLLERABILE

Si tratta, come ha spiegato Figliomeni, “di una situazione di illegalità diffusa che avanti da anni, nell’area ci sono tante inadempienze. Ho fatto un sopralluogo lì venerdì sera tardi e da parte della società costruttrice Bts Srl ci sono irregolarità su tanti immobili. In merito alle moschee abusive, venerdì sera ho visto che stavano pregando in un box tra via della Marranella 47 e via Lodovico Pavoni, ma la cosa più grave è l’abbattimento di tramezzature in 6 box a poche decine di metri di distanza per fare un’altra moschea. Ci sono già varie richieste di intervento e accessi agli atti, oggi chiedo agli uffici se ci sono i titoli autorizzativi e se è possibile fare dei bagni in quegli spazi, visto che i cittadini hanno fotografato anche sanitari da bagno installati. È una questione di sicurezza”. Inoltre, ha proseguito il consigliere capitolino, “mi risulta che recentemente i vigili non sono più intervenuti e i lavori sono andati avanti, ma se non si interviene subito poi rischiamo, come succede spesso, di piangere dopo. La moschea precedente è stata prima sequestrata e poi dissequestrata perché i giudici si sono concentrati più sui tappeti che non sui tramezzi, ma nella nuova moschea una scala è stata portata avanti e sono stati realizzati degli immobili nella zona di manovra, oltre a una porta che va a separare questi 6 box”.

LA RESIDENTE ESASPERATA: VESSATI ANCHE DA COSTRUTTORE E OPERAI

Durante la commissione ha preso la parola anche una cittadina, residente della zona: “Io ho acquistato un appartamento e un box in quello stabile, noi residenti abbiamo centinaia di foto video che attestano la situazione. Ogni giorno subiamo le prepotenze del costruttore e della comunità bengalese, chiamiamo continuamente i vigili per intervenire e non vengono e inoltre gli operai si mettono al lavoro anche durante le ore di silenzio, nonostante le nostre rimostranze- ha spiegato la signora-. Io ho il box limitrofo a quello della nuova moschea, ho discusso con loro e mi hanno detto chiaro e tondo che lì ci faranno una moschea, quindi i nostri non sono timori ma certezze. Inoltre la vecchia moschea è stata dissequestrata perché il verbale di sequestro era fatto male”.

I TECNICI DEL MUNICIPIO: ILLEGALE ADIBIRE UN BOX A MOSCHEA

L’ufficio tecnico V Municipio, rappresentato da Danilo Del Buono, ha precisato che “in merito alle attività abusive, in quell’area risulta una moschea già nel 2014 che abbiamo sequestrato, anche se poi la magistratura ha disposto il dissequestro, perché era un utilizzo improprio del volume interrato in area di cantiere. Sono stati fatti interventi e firmate determinazioni dirigenziali, poi la Polizia locale è andata un mese fa nella seconda zona che sarebbe oggetto di un nuovo presunto abuso edilizio ma dal verbale risultano lavori legittimi, ovvero opere interne al cantiere. Chiediamo perciò al consigliere Figliomeni e ai cittadini di fare un nuovo esposto, perché non possiamo intervenire se non ci sono indicazioni che possono far intravedere una trasformazione in moschea. Sui bagni non abbiamo informazioni e faremo sopralluogo tempestivo sul posto“. Per ora, ha spiegato il tecnico municipale, “l’abuso edilizio resta quello della moschea del 2014: noi abbiamo annullato i titoli per tutto il cantiere ma attualmente non ci sono gli estremi per denunciare una moschea, devono farlo i cittadini e noi faremo immediatamente un nuovo sopralluogo. A scanso di equivoci chiariamo subito che dentro un box non ci può essere un’attività di moschea. Nel frattempo abbiamo fatto una denuncia al Genio civile e la faremo anche all’ufficio Stabili pericolanti, visto che i Vigili parlavano di pilastri tagliati. Abbiamo comminato una sanzione pecuniaria e abbiamo annullato la prima Dia, perché finché il costruttore non ripristina l’area dove c’è la moschea non si possono dare i titoli per la costruzione: il problema si presenta se ora presenta un’altra Dia per uso commerciale solo per quel manufatto, perché in questo caso noi non possiamo annullare la pratica edilizia”.

PALUMBO (PD): PROSSIMA SETTIMANA SOPRALLUOGO CON VIGILI

Nella prima data utile, ha concluso il presidente Palumbo, “faremo un sopralluogo sul posto, a cui inviteremo il comandante del corpo della Polizia locale del Municipio V e il comandante generale Diego Porta, insieme all’assessore all’Urbanistica. Dobbiamo verificare la situazione, il mio pensiero è che si può pregare il dio che si vuole ma bisogna essere in regola con la legge e nelle condizioni di legalità, sempre nel rispetto della norma”.

di Mirko Gabriele Narducci, giornalista professionista

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