I tesori italiani protetti da satelliti e droni grazie a Artek

Progetto finanziato dall'Esa con il sostegno dell'Asi e sviluppato dall'azienda Nais con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro
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ROMA – Civita di Bagnoregio è un piccolo borgo incantato in un paesaggio di calanchi di argilla. Matera, Capitale europea della Cultura 2019, è una delle più antiche città del mondo ancora abitate. Baia custodisce un parco archeologico sommerso e Gianola è un’area protetta nel Lazio meridionale, immersa nel verde della Natura e nell’azzurro del mare.

Hanno in comune l’unicità delle loro caratteristiche, ma non solo. Sono quattro siti da tutelare e per farlo un aiuto arriverà dallo Spazio.

Satelliti e droni, coordinati con la supervisione da Terra, sono incaricati di fornire dati utili per la salvaguardia del patrimonio culturale e anche per la sua valorizzazione. Il progetto si chiama Artek, acronimo di Satellite enabled services for preservation and valorisation of cultural heritage.

E’ finanziato dall’Agenzia spaziale europea (Esa) con il sostegno dell’ Agenzia spaziale italiana (Asi), e sviluppato dall’azienda laziale Nais in collaborazione, tra gli altri, con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Un team integrato di realtà diverse, che lavorano sinergicamente per ottimizzare le conoscenze scientifiche e tecnologiche. Il campo è quello della Space Economy, l’insieme delle attività terrestri rese possibili grazie alle infrastrutture spaziali.

civita_di_bagnoregioSi inizia dalla ‘città che muore’, il malinconico soprannome che Civita di Bagnoregio si è guadagnato. Pochi abitanti, raggiungibile solo attraverso un ponte, il sito è in cima a una collina che si va erodendo.

I monitoraggi sono stati già pianificati con i geologi del Museo della città attraverso una sensoristica wireless. Le verifiche avverranno sia sulle caratteristiche profonde del terreno che su quelle superficiali.

La sistemazione degli apparecchi avverrà il prossimo autunno, e subito dopo entreranno in azione anche i droni e i satelliti che integreranno i dati dei movimenti registrati a terra, fornendo una mappatura tridimensionale.

Non solo. Artek si occuperà anche di valorizzare i siti di cui avrà cura. Lo ha spiegato alla DIRE Antonio Monteleone, ingegnere di Nais. Artek ha in programma lo sviluppo di “dispositivi mobili che danno ai visitatori informazioni utili per la visita, attraverso app specifiche che possono essere usate sia per tracciare i visitatori, e dunque avere informazioni utili per analizzarne il comportamento, sia per dare informazioni legate ai monumenti e alla logistica del sito ”.

Artek quindi non è solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il pubblico. “L’idea è questa: i siti per essere valorizzati devono essere salvaguardati, ma al tempo stesso la valorizzazione e la fruizione possono essere uno strumento eccezionale per supportare economicamente la salvaguardia”.

IL CASO VILLA ADRIANA

Il progetto ha la durata di due anni e non è il primo nel suo genere. E’ figlio di Videor, la sperimentazione avviata per capire se lo sviluppo dei sistemi satellitari potesse essere applicato. Se la risposta è positiva è per i risultati ottenuti a Villa Adriana, nella splendida residenza imperiale di Tivoli. Lì i satelliti si sono esercitati per capire come osservare il bene archeologico dall’alto e il segmento di terra ha capito quali dati chiedere all’osservazione spaziale.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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