VENEZIA – I Giochi sono finiti, ma “la sfida olimpica inizia adesso, dopo la grande visibilità ricevuta, il territorio dev’essere attrattivo per i turisti, ma anche per nuovi residenti se vogliamo affrontare il tema dello spopolamento, vero problema dei nostri territori. Se non riusciamo ad attrarre persone, non riusciamo a tenere in vita i servizi minimi di base“. E’ il monito di Andrea Ferrazzi, direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti, autore di “Il futuro ad alta quota. Montagne, aree interne e periferie. La rivincita dei luoghi che vogliono contare” (Rubbettino Editore) presentato questa mattina a Venezia a palazzo Ferro Fini, sede dell’Assemblea legislativa veneta. A introdurre l’incontro, Nicolò Maria Rocco (Riformisti Veneti in Azione).
“IL TURISMO NON DEVE ESSERE IL SOLO MODO PER PRESENTARE UN TERRITORIO”
“Un’area periferica non è necessariamente un’area depressa: Belluno, ad esempio, è periferica, ma non depressa- ha spiegato l’autore del libro- è una delle province più industrializzate d’Italia, con un dato di Pil tra i più elevati, come l’indice relativo alla qualità della vita, con un tasso di disoccupazione che rimane entro limiti che potremmo definire ‘fisiologici'”. E tuttavia la montagna si svuota, si spopola, e “il fattore economico non è l’unico elemento che spinge i giovani ad allontanarsi da una zona come Belluno, dove invece il lavoro c’è. Ma… “Fino ai primi anni 2000” si lavorava in fabbrica e il lavoro “era fonte di riconoscimento sociale”; col tempo, certe occupazioni, come artigianato e cura, “hanno perso questa fonte di riconoscimento” e ora “la prospettiva di futuro è quella offerta da luoghi diversi rispetto a quelli d’origine”. Quindi, bisogna rimboccarsi le maniche e “la parola chiave è attrattività a 360 gradi: il turismo è un modo per presentare un territorio, ma non solo attraverso gli stereotipi turistici, bensì anche per chi vuole vivere nella modernità”.

“CAMBIARE LA NARRAZIONE SULLA MONTAGNA E CAMBIARE LE POLITICHE PER LA MONTAGNA”
Secondo Ferrazzi, “va reso attrattivo qualsiasi tipo di territorio” anche rispetto ad “un fattore spesso sottovalutato, i cambiamenti climatici”. E “pubblico e privato saranno decisivi per il futuro di sviluppo dei territori, non pubblico contro privato”. La montagna poi “non è un’isola economica e sociale: servono politiche sensibili ai luoghi” ma “le politiche- ha detto Ferrazzi- devono essere precedute da una visione e vanno abbandonate le narrazioni di comodo: la montagna come parco giochi di un’economia fondata sul turismo, oppure basata su un capitalismo romantico inserito in un contesto in cui la montagna viene considerata sacra, nella quale ad esempio l’acqua non si può usare nemmeno per produrre energia pulita. Queste visioni, queste narrazioni, spesso condizionano le decisioni politiche: servono una nuova narrazione, una nuova visione della montagna cui devono seguire nuove politiche”. Il libro prova dunque a presentare una proposta di rilancio della provincia bellunese intesa come territorio competitivo per innovazione e attrattività per i giovani.
L’ESPERTO: FUGA DAI MONTI NON ANCORA A LIVELLO PATOLOGICO, AGIRE SU QUALITÀ DELLA VITA
Per Giancarlo Corò, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il libro di Ferrazzi “dà una speranza: la possibilità di una modernità industriale di aree periferiche per le quali servono trasformazioni”. I giovani se vanno “verso aree che valorizzano le proprie conoscenze”, ma le uscite “non hanno raggiunto un livello patologico: la sfida sta nell’attirare il capitale umano, i talenti globali che si muovono nel mondo” e che sono da “intercettare dando una prospettiva di crescita”. In questo, la montagna, quella veneta in particolare, “ha carte da giocare dal punto di vista della qualità potenziale della vita, anche per riequilibrare la convivenza con il turismo, il cui eccesso ha un effetto economico che, oltre una certa soglia, riduce la complessità del tessuto economico e industriale”.







