mercoledì 15 Aprile 2026

Fondi negati al documentario su Giulio Regeni, Giuli: “Non condivido la scelta, ma il ministero non può intervenire”

Le parole del ministro della Cultura durante il Question time alla Camera sui finanziamenti negati dalle commissioni Mic

ROMA – “Non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire”. Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rispondendo al Question time alla Camera sui fondi negati dalle commissioni Mic al documentario su Giulio Regeni. “Il ministro della Cultura per legge non può esercitare alcuna influenza né a monte, nella formazione dei giudizi, né a valle, sulle scelte fatte. Ed è giusto perché è garanzia di imparzialità”.

GIULI: CENSURA O CONDIZIONAMENTO POLITICO PRIVI DI FONDAMENTO

Il ministro ha spiegato che “attribuire al ministero della cultura una volontà di censura o un condizionamento politico è una rappresentazione priva di fondamento e il tragico caso di Giulio Regeni, confermo e sottolineo con forza, ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi da qualunque prodotto autovisivo ben fatto o no”. E ancora: “Faccio mie le parole del presidente del Consiglio, il quale ha ribadito che il governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso Giulio Regeni”, ha affermato Giuli.

GIULI: SIGNIFICATIVO CHE DOC PER DUE VOLTE NON HA RAGGIUNTO PUNTEGGIO MINIMO

“Nel caso del documentario ‘Giulio Regeni tutto il male del mondo‘, una prima domanda di contributo selettivo è stata presentata nel 2024 e non ha ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando. Una nuova domanda per il medesimo importo è stata poi presentata nel 2025 e anche in questo caso il progetto non ha raggiunto il punteggio minimo richiesto per l’assegnazione del contributo. È significativo che il progetto sia stato valutato in due animalità diverse e da sezioni diverse della commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo che non condivido sul piano ideale e morale, ma non è una scelta politica”, ha spiegato il ministro della Cultura. “Va inoltre osservato che a fronte del primo mancato finanziamento nel 2024 non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata. Il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa e procedurale. Per completezza segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata fine 2025 anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria”.

GIULI: CONDIZIONAMENTO POLITICO? PORTATEMI LE PROVE

“Avete trovato prove di condizionamento politico? Fornitemi le prove, cercatele e sono contento se me le trovate. Portatemele, anzi”. Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rispondendo ai cronisti su un condizionamento politico nelle scelte della commissione del Mic. “Le dimissioni di Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti dalla Commissione sono prova di dissenso legittima, ma non di condizionamento, che altrimenti avrebbero dovuto denunciare”, ha aggiunto Giuli. “Che cosa succede adesso? La conoscete la norma, la conoscete la legge apparecchiata da Franceschini molti anni fa. Non ho poteri se non esprimere la mia opinione, che non è indifferente- ha concluso- ma è ineffettuale da punto di vista tecnico”.

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