ROMA – Sono stati fatti entrare da un’entrata secondaria per evitare che i giornalisti li intercettassero e potessero fermarli: sono in corso, in questura a Campobasso, le audizioni di Gianni Di Vita e di sua figlia Alice, di 19 anni. Sono rispettivamente il padre e marito, e la figlia e la sorella, di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, 50 e 15 anni, morte avvelenate nei giorni subito successivi a Natale in circostanze misteriose a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Sul principio, le loro morti erano apparse come l’esito di una possibile intossicazione alimentare (si erano rivolte per due volte al pronto soccorso), ma poi gli esami tossicologici hanno fatto emergere un’altra verità, sconvolgente: nel loro sangue sono state trovate tracce di ricina, un potente veleno naturale. A Natale si era sentito male anche il padre, Gianni Di Vita (ex sindaco di Pietracatella) e dopo la morte delle due donne era stato ricoverato in osservazione. Ma poi le sue condizioni erano rimaste stazionarie ed era stato dimesso: ora, su questo malessere, verranno fatti approfondimenti. La 19enne, invece, era rimasta del tutto estranea alla possibile intossicazione, perchè la sera in cui si era ipotizzato che avessero mangiato qualcosa di ‘incriminato’ la ragazza aveva cenato fuori casa.
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OGGI PADRE E FIGLIA IN QUESTURA
Oggi Gianni Di Vita e Alice Di Vita vengono ascoltati dai poliziotti della Squadra mobile che nelle ultime settimane stanno cercando di ricostruire cosa possa essere accaduto in quei giorni. Chi potrebbe avere avvelenato la mamma e la ragazzina? E dove sarebbe stata acquistata la ricina, questa tossina letale i cui effetti sono stati raccontati da alcune serie televisive di successo tra cui Breaking Bad? Tra le ipotesi c’è quella di un acquisto avvenuto sul dark web, ma si stanno facendo una serie di analisi per trovare tracce di ricerche in rete e contatti.
GLI INQUIRENTI A CACCIA DI UN MOVENTE
Nei giorni scorsi, gli investigatori hanno convocato in Questura diverse persone (una ventina), tra amici e parenti della famiglia, per cercare di indagare sui rapporti interni alla famiglia e capire se ci fossero tensioni e se possa emergere un movente per un eventuale omicidio. Il fascicolo, che è passato dalla Procura di Campobasso a quella di Larino (perchè l’avvelenamento sarebbe avvenuto a casa, a Pietracatella), ipotizza l’omicidio premeditato. Prima, invece, si indagava per omicidio colposo nei confronti di cinque medici che potevano essere ‘colpevoli’ di aver sottovalutato i sintomi di una intossicazione. Che però, si è scoperto, non c’è stata. Gli inquirenti dovrebbero disporre anche, in questi giorni, un nuovo sopralluogo nella casa dove la famiglia viveva, probabilmente in cerca di tracce della ricina, se mai il veleno fosse stato conservato in casa.







