ROMA – Al quarantesimo giorno la guerra in Iran si prende una pausa. Allo scadere dell’ultimatum, Trump non ha dato seguito alle sue minacce di “eliminare un’intera civiltà in una notte”, e ha invece annunciato una tregua di due settimane. È la retorica del “Taco”, l’acronimo “Trump always chickens out“: Trump minaccia e poi si tira sempre indietro.
Due settimane, dunque. È questo il tempo che Iran, Stati Uniti e Israele si sono concessi stanotte per capire se esiste ancora uno spazio per la diplomazia. Il cessate il fuoco annunciato – mediato dal Pakistan, costruito su equilibri ovviamente fragili – sospende i bombardamenti americani e israeliani sull’Iran e, in cambio, impone a Teheran di riaprire lo stretto di Hormuz e di cessare gli attacchi contro i paesi del Golfo Persico. Anche le milizie irachene filoiraniane si sono dette pronte a fermarsi, per lo stesso arco temporale. Israele ha chiarito però che l’accordo non copre il Libano. Hezbollah, dunque, resta fuori dalla tregua. I combattimenti sul fronte nord continueranno.
Sul punto più concreto – come si riapre uno stretto che vale il venti per cento del commercio mondiale di petrolio – le risposte restano vaghe. L’Iran ha parlato di transito possibile “coordinandosi con le forze armate iraniane”. Una formula che lascia aperte più domande di quante ne chiuda.
Nel frattempo, esiste un piano. L’Iran ne ha presentato uno in dieci punti, che la televisione di Stato ha elencato dopo l’annuncio della tregua: fine dei combattimenti nella regione, risarcimento dei danni causati dai bombardamenti, rimozione delle sanzioni. In cambio, la riapertura di Hormuz e l’impegno formale a non sviluppare armi nucleari. La tv di regime lo ha presentato come una vittoria del popolo iraniano e ha sostenuto che Washington avrebbe accettato la proposta nella sua interezza. Cosa che Trump non ha detto di voler fare.
Il Presidente americano ha invece detto che il piano iraniano è “una buona base su cui lavorare”. Una disponibilità, ma ancor meglio: una pezza d’appoggio per “giustificare” il dietrofront. Non aveva a questo punto altra scelta: o fermarsi o dare seguito alle sue minacce “terminali” prendendo a bombardare obiettivi civili come centrali energetiche e ponti. Alcune delle richieste contenute nel documento sono considerate comunque non negoziabili dagli Stati Uniti.
Tutti gli aggiornamenti:
22:10 – VANCE: MAI PROMESSO CHE IL LIBANO FOSSE INCLUSO NEL CESSATE IL FUOCO
“Gli iraniani pensavano che il cessate il fuoco includesse il Libano e così non era. Non abbiamo mai fatto quella promessa. Non abbiamo mai indicato che sarebbe stato così”, ha detto JD Vance sugli attacchi continuati in Libano dopo l’annuncio della tregua di due settimane.
22:05 – VANCE: NON VOGLIAMO CHE L’IRAN ABBIA LA CAPACITÀ DI COSTRUIRE UN’ARMA NUCLEARE
“Non vogliamo che l’Iran abbia la capacità di costruire un’arma nucleare. Il presidente ha anche detto che non vogliamo che l’Iran arricchisca verso un’arma nucleare, e vogliamo che l’Iran rinunci al combustibile nucleare. Queste saranno le nostre richieste durante il negoziato“, ha sottolineato Vance.
22:00 – VANCE: SENZA APERTURA DELLO STRETTO IL CESSATE IL FUOCO NON DURERÀ
“Il presidente è molto, molto chiaro sul fatto che l’accordo prevede un cessate il fuoco, una negoziazione. Questo è ciò che offriamo noi, e ciò che offrono loro è la riapertura dello stretto. Se non vedremo che ciò accadrà, il presidente non rispetterà i nostri termini, se gli iraniani non rispetteranno i loro”, ha detto il vicepresidente JD Vance ai giornalisti lasciando l’Ungheria.
21:00 – NETANYAHU: “IRAN PIÙ DEBOLE CHE MAI. ABBIAMO ANCORA OBIETTIVI DA COMPLETARE. PRONTI A RIPRENDERE IL COMBATTIMENTO”
“Voglio ringraziarvi, al nostro meraviglioso popolo. Quando avete dimostrato resilienza mentre eravate nei rifugi e nelle stanze protette, noi abbiamo conseguito insieme risultati grandiosi. I nostri combattenti al fronte – e voi sul retrofronte. Ma prima di tutto, chiedo di inchinare il capo davanti ai nostri cari caduti in questa battaglia. Chiedo di abbracciare le famiglie colpite dal lutto e di inviare, a nome di tutti voi, auguri di pronta guarigione ai nostri cari feriti”. Lo ha detto Benjamin Netanyahu in una dichiarazione video. “
“Fratelli e sorelle mie, lo Stato di Israele ha conseguito risultati grandiosi– ha ribadito-, risultati che fino a poco tempo fa sembravano del tutto immaginari. L’Iran è più debole che mai, e Israele è più forte che mai. Questa è la linea di fondo di questa battaglia, fino a questo momento. E io chiedo di chiarire: Abbiamo ancora obiettivi da completare – e li raggiungeremo, sia con il consenso sia con la ripresa del combattimento”.
20:30 – IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IRANIANO GHALIBAF: “PROPOSTA IN 10 PUNTI GIÀ VIOLATA”
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, in un post pubblicato su X, ha affermato che tre clausole della proposta in dieci punti dell’Iran per porre fine alla guerra sono state violate ancor prima dell’inizio dei negoziati. Tra questi c’era il cessate il fuoco anche in Libano, espressamente sottolineato dal Primo Ministro pakistano Sharif. Ghalibaf ha, inoltre, parlato di “un drone intruso” entrato nello spazio aereo iraniano. “Ora, la stessa ‘base praticabile su cui negoziare’ è stata apertamente e chiaramente violata, ancor prima dell’inizio dei negoziati. In una situazione del genere, un cessate il fuoco bilaterale o dei negoziati sono irragionevoli“, ha scritto Ghalibaf.
19:30 – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO ARAGHCHI: “GLI USA SCELGANO SE ARMISTIZIO O GUERRA CONTINUATA TRAMITE ISRAELE”
“I termini dell’armistizio Iran–USA sono chiari ed espliciti: gli USA devono scegliere—armistizio o guerra continuata tramite Israele. Non possono avere entrambi. Il mondo vede i massacri in Libano. La palla è nel campo degli USA, e il mondo osserva se agirà sui suoi impegni”. Così su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
19:20 – PALAZZO CHIGI: STOP IMMEDIATO ATTACCHI ISRAELIANI IN LIBANO
“Il cessate il fuoco concordato questa notte tra Iran, Stati Uniti ed Israele è un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano. La decisione di Hezbollah di trascinare la Nazione in questo conflitto è stata irresponsabile ma i continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente“. Così Palazzo Chigi in una nota.
“L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, conclude la nota
19:19 – LIBANO, TAJANI SENTE AOUN: ATTACCHI INACCETTABILI ISRAELE, EVITARE SECONDA GAZA
“Ho appena avuto un lungo colloquio telefonico con il Presidente del Libano, il Generale Joseph Aoun a cui ho espresso la solidarietà del Governo italiano per gli attacchi ingiustificati e inaccettabili che sta subendo da Israele. Vogliamo evitare che ci sia una seconda Gaza”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“Ribadiremo questo concetto anche all’Ambasciatore israeliano che ho convocato alla Farnesina- aggiunge-. Condanniamo i bombardamenti sulla popolazione civile libanese, compresi i colpi d’arma da fuoco subiti dai nostri militari UNIFIL per i quali continuiamo a chiedere garanzie di totale sicurezza. Dobbiamo assolutamente evitare un ulteriore allargamento del conflitto che metta a repentaglio la tregua in Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz”.
19:18 – LIBANO, PALAZZO CHIGI: ISRAELE DOVRÀ CHIARIRE QUANTO ACCADUTO
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime la sua ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del Libano dove un convoglio italiano appartenente a UNIFIL, e chiaramente individuabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano.
I militari italiani – si legge in una nota di palazzo Chigi – sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. È quindi del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’ONU sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite.
Israele dovrà chiarire quanto accaduto e, in questo quadro, la presidente Meloni attende gli esiti della convocazione odierna alla Farnesina dell’Ambasciatore d’Israele a Roma su iniziativa del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
18:30 – TRUMP SUI PUNTI DELL’ACCORDO: NE DISCUTEREMO A PORTE CHIUSE
“Numerosi accordi, liste e lettere vengono inviati da persone che non hanno assolutamente nulla a che fare con i negoziati tra Stati Uniti e Iran; in molti casi, si tratta di truffatori, ciarlatani e peggio ancora. Saranno smascherati rapidamente al termine della nostra indagine federale. Esiste un solo gruppo di ‘punti’ significativi che sono accettabili per gli Stati Uniti, e ne discuteremo a porte chiuse durante questi negoziati”. Così il presidente Donald Trump su Truth. “Questi sono i punti su cui abbiamo concordato un cessate il fuoco. È qualcosa di ragionevole e di cui si può facilmente fare a meno. È molto simile a quanto accaduto ieri sera con la CNN, che ha dato risalto a una ‘fonte’ che non aveva alcun potere o autorità per scrivere una lettera che pretendeva di essere di grande autorevolezza”, aggiunge il capo della Casa Bianca.
16:50 – TRANSITO BLOCCATO A HORMUZ DOPO I RAID IN LIBANO
“Il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato interrotto a seguito degli attacchi di Israele in Libano”. Lo scrive su X l’agenzia Fars.
16:37 – TAJANI: IN LIBANO TREGUA NON ESISTE, NOSTRI APPELLI NEL VUOTO
“La tregua in Libano non esiste e siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni della crisi e auspichiamo fortemente che si possa ricominciare a dialogare, ma i segnali che arrivano vanno in una direzione negativa”. Lo dichiara il ministro degli Esteri Antonio Tajani al question time, aggiungendo che “purtropppo l’appello lanciato dal presidente del Consiglio e da altri leader internazionali non ha avuto risposta positiva per quanto riguarda il Libano: c’è stato il più violento bombardamento israeliano da inizio guerra, si parla 150 aerei impegnati su tutto il Paese, in particolare a Beirut, Sidone e Tiro, dove si contano decine di civili uccisi”.
Tajani ricorda: “Abbiamo richiesto più volte a Israele di astenersi da azioni sproporzionate alle inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il paese in un conflitto inaccettabile. Ripeto: la nostra priorità è la sicurezza degli oltre mille militari italiani impegnati nella missione Unifil: i caschi blu non devono essere bersaglio di attacchi e intimidazioni di alcun tipo. Su questo saremo inflessibili”. Il disarmo di Hezbollah “è un passaggio imprescindibile” per “una de-escalation duratura, anche in tutta la regione, così come “Israele deve rispettare il diritto internazionale umanitario”. Per la popolazione, conclude il ministro, “già abbiamo stanziato un pacchetto di 10 milioni di euro di aiuti”. La diplomazia- conclude Tajani- è l’unica via percorribile”.
16:32 – LIBANO, CROSETTO: COLPI VERSO ITALIANI UNIFIL, INACCETTABILE
“Esprimo la mia più ferma e indignata protesta per quanto accaduto questa mattina nel settore di responsabilità di Unifil in Libano meridionale. Un convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. A seguito dell’episodio, la colonna ha immediatamente interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Solo lievi danni ai veicoli non si registrano feriti, ma fino a quando?”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto su X. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”, si legge nel messaggio. “Il personale di Unifil opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation. La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’Onu non può essere tollerata. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. Crosetto aggiunge: “Chiedo alle Nazioni Unite di intervenire presso le Autorità israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil, e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di Unifil e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”.
15:58 – TRUMP: “IL LIBANO NON È INCLUSO NEL CESSATE IL FUOCO TRA STATI UNITI E IRAN”
Gli attacchi condotti da Israele in Libano vanno considerati come episodi distinti, “scaramucce separate”, legati al confronto con Hezbollah e “non sono stati inclusi” nell’intesa di cessate il fuoco di due settimane raggiunta con l’Iran. A chiarirlo è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista a PBS NewsHour. A pubblicare la dichiarazione del Presidente Usa è la corrispondente dalla Casa Bianca Liz Landers.
A few minutes after the Pentagon briefing wrapped I spoke with President Trump briefly to ask about the latest with Iran: pic.twitter.com/tW0nYD1Vcs
— Liz Landers (@ElizLanders) April 8, 2026
15:33 – LIBANO, AUMENTANO RAID ISRAELIANI, OSPEDALI ‘AFFOLLATI DI FERITI’
“Cento” è il numero che usano sia le autorità di Israele che del Libano in questo primo pomeriggio: l’esercito israeliano sostiene di aver condotto “un centinaio di attacchi in tutto il territorio”, compresa la capitale Beirut, contro presunti obiettivi di Hezbollah, mentre “oltre cento” sarebbero i morti e i feriti da stamani calcolati dal ministero della Salute. Non si placa insomma l’escalation nel Paese, che il governo di Tel Aviv ha deciso di tenere fuori dalla tregua di due settimane siglata tra Stati Uniti e Iran. Sempre secondo il ministero della Salute libanese, gli ospedali al momento sono “sommersi dall’afflusso di feriti”. In un post su X, il primo ministo Nawaf Salam condanna l’operato di Israele: “Pur accogliendo con favore l’accordo [di tregua] tra Iran e Stati Uniti e intensificando i nostri sforzi per raggiungere un cessate il fuoco in Libano, Israele continua ad ampliare i suoi attacchi, che hanno colpito aree residenziali densamente popolate, causando vittime civili disarmate in tutto il Libano, e soprattutto nella capitale Beirut, senza alcun riguardo per gli sforzi regionali e internazionali per porre fine alla guerra e con totale disprezzo per i principi del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, che Israele non ha mai rispettato in ogni caso. Tutti gli amici del Libano- l’appello del premier libanese- sono invitati ad aiutarci a porre fine a questi attacchi con ogni mezzo disponibile”.
14:30 – HEGSETH: CI HANNO IMPLORATO, KHAMENEI E’ SFIGURATO
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto Dan Caine hanno fatto un punto in conferenza stampa. Hegseth dice che l’Iran “ha implorato questo cessate il fuoco” e che l’operazione Epic Fury ha “decimato” l’esercito iraniano, il programma missilistico iraniano è stato “di fatto distrutto” e la marina iraniana “è in fondo al mare”. Ha aggiunto che “gli Stati Uniti posseggono i loro cieli”. Hegseth ha poi detto che la nuova guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è “ferita e sfigurata”.
14:15 – ISRAELE NON AVEVA MAI ATTACCATO TANTO, IN LIBANO
Le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato di aver lanciato la più grande ondata di attacchi in Libano dall’inizio del conflitto, affermando di aver colpito 100 centri di comando e infrastrutture militari appartenenti a Hezbollah in 10 minuti. Gli attacchi sono stati lanciati contro obiettivi nella capitale Beirut – dove a migliaia di persone è stato ordinato di abbandonare le proprie case – nella valle della Bekaa e nel Libano meridionale.
14:00 – TRUMP: LAVOREREMO A STRETTO CONTATTO CON L’IRAN
Gli Stati Uniti “lavoreranno” con l’Iran, dove non ci sarà più “alcun arricchimento” dell’uranio, anche nella prospettiva di “un alleggerimento” delle sanzioni: parole utilizzate da Donald Trump, in un post diffuso sul social network Truth. Stando al presidente americano, peraltro, “molti dei 15 punti” nell’agenda dei colloqui previsti tra Washington e Teheran “sono già stati concordati”.
“Gli Stati Uniti lavoreranno a stretto contatto con l’Iran, che abbiamo stabilito aver attraversato quello che sarà un cambio di regime molto produttivo“, ha scritto Trump su Truth. “Non ci sarà alcun arricchimento dell’uranio e gli Stati Uniti, lavorando con l’Iran, dissotterreranno e rimuoveranno tutta la ‘polvere’ nucleare sepolta in profondità (bombardieri B-2)”. Il presidente americano ha aggiunto: “Stiamo discutendo e continueremo a discutere con l’Iran di dazi e di un alleggerimento delle sanzioni”.
In un altro post, pubblicato pochi minuti dopo il primo, Trump ha annunciato: “Qualunque Paese fornisse armi all’Iran sarebbe immediatamente soggetto a dazi del 50% su tutti i beni venduti agli Stati Uniti d’America, con effetto immediato”.
13:30 – I VOLENTEROSI PER “LIBERARE LO STRETTO”
“I nostri governi contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. È uno dei passaggi contenuti nella dichiarazione congiunta firmata dal presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, dalla premier italiana Giorgia Meloni, dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz, dai primi ministri Keir Starmer (Regno Unito), Mark Carney (Canada), Mette Frederiksen (Danimarca), Rob Jetten (Paesi Bassi), Pedro Sanchez (Spagna), dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e dal presidente del Consiglio Europeo, António Costa. La dichiarazione, si legge, “è aperta ad altri partner”.
13:15 – IRANIANI CONFERMANO: LA CINA HA FATTO PRESSIONI
Secondo funzionari iraniani sentiti dal New York Times, la decisione dell’Iran di accettare la proposta di cessate il fuoco di due settimane mediata dal Pakistan è giunta dopo gli sforzi diplomatici del Pakistan e una spinta dell’ultimo minuto da parte della Cina. La Cina ha chiesto all’Iran di mostrare flessibilità e di allentare le tensioni.
13:00 – ANCHE IL LIBANO VUOLE UNA TREGUA
Il governo di Beirut sta cercando di entrare nell’accordo di cessate il fuoco, e per farlo il presidente della Repubblica Joseph Aoun sta “intrattenendo contatti” con Francia, Egitto e Arabia Saudita.
“Il Libano sta attuando ogni sforzo affinché sia incluso nella pace regionale”, si legge in una nota dell’Ufficio di presidente su X.
Dal 28 febbraio il Paese ha registrato più di 1.500 morti e quasi un milione e duecentomila sfollati dal sud, dove Israele sta invadendo con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto per la propria sicurezza nazionale. Intanto, il gruppo filo-iraniano Hezbollah ha annunciato la sospensione di tutte le sue attività belliche contro le postazioni militari israeliane in Libano e verso il nord di Israele.
12:50 – VANCE: “TREGUA FRAGILE”
Il vicepresidente statunitense JD Vance non è proprio convintissimo che la tregua reggerà. Parlando a Budapest, dove sta sostenendo la candidatura alla rielezione del primo ministro Viktor Orbán, Vance ha detto che alcuni iraniani “stanno sostanzialmente mentendo su ciò che abbiamo realizzato militarmente. Ecco perché dico che questa è una tregua fragile. Ci sono persone che chiaramente vogliono sedersi al tavolo delle trattative e collaborare con noi per trovare un buon accordo, e poi ci sono persone che mentono persino sulla fragile tregua che abbiamo già raggiunto”.
“Il presidente mi ha detto, e lo ha detto a tutta la squadra negoziale, al segretario di Stato, all’inviato speciale, Steve Witkoff: andate e lavorate in buona fede per raggiungere un accordo. Se gli iraniani sono disposti, in buona fede, a collaborare con noi, penso che possiamo raggiungere un accordo; se invece mentiranno, se cercheranno di imbrogliare, se tenteranno di impedire persino la fragile tregua che abbiamo stabilito, allora non saranno contenti”.
12:40 – ANCHE LA RUSSIA È CONTENTA
“Accogliamo con favore la notizia del cessate il fuoco e sosteniamo la decisione di non proseguire con un’ulteriore escalation militare”: lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov durante il briefing quotidiano. Secondo i media locali, il portavoce ha aggiunto: “Ciascuna parte dovrebbe essere in grado di difendere i propri interessi al tavolo delle trattative, piuttosto che attraverso azioni militari”.
Peskov ha ricordato che “Sin dall’inizio, abbiamo sottolineato la necessità di allentare le tensioni il più rapidamente possibile e di passare a colloqui politici e diplomatici” tra Stati Uniti e Israele con l’Iran.
12:00 – LIBANO, ALMENO 10 MORTI IN RAID ISRAELIANO IN PROVINCIA TIRO
Sono almeno dieci i morti di un bombardamento condotto dall’esercito israeliano a Srifa, nell’area di Tiro, nel Libano meridionale. Come riferiscono i media locali, i soccorritori sono ancora al lavoro per estrarre le vittime dalle macerie, pertanto il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore. Non è chiaro se si sia trattato di residenti che non avevano lasciato l’area oppure di persone sfollate che, tranquillizzate dal cessate il fuoco, avevano fatto ritorno alle proprie case.
Droni e colpi d’artiglieria israeliani hanno raggiunto anche altre località nella zona di Tiro e nella valle della Bekaa. La stessa città di Tiro è stata interessata stamani da un ordine di evacuazione delle forze di Israele, che hanno anche colpito un’ambulanza.
Il governo di Tel Aviv ha infatti ribadito di non intendere porre fine ai combattimenti contro Hezbollah, nonostante l’accordo di cessate il fuoco raggiunto nella notte con l’Iran, insieme agli Stati Uniti.
11:00 – LA STORIA DI COME TRUMP HA DECISO DI TORNARE IN GUERRA
Se volete sapere come Trump ha deciso di riportare gli Stati Uniti in guerra in Iran, arrivando alla situazione di stallo attuale, potete leggerla qui. Il New York Times ha raccontato tutto il dietro le quinte.
10:20 – ISRAELE CONTINUA A COMBATTERE, RIBADISCE
L’esercito israeliano ha dichiarato di “continuare i combattimenti e le operazioni di terra” in Libano contro il gruppo militante Hezbollah, sostenuto dall’Iran. In una dichiarazione sui social media, le Forze di Difesa Israeliane confermano di aver condotto numerosi attacchi contro siti di lancio in tutto l’Iran durante la notte, prima di interrompere i combattimenti in seguito all’annuncio del cessate il fuoco. “In ottemperanza alle direttive politiche, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno contenuto i combattimenti nella campagna contro l’Iran e rimangono in stato di massima allerta per la difesa, pronte a rispondere a qualsiasi violazione”. Ma in Libano “le Forze di Difesa Israeliane continuano le loro operazioni di combattimento e di terra contro l’organizzazione terroristica Hezbollah”.
10:00 – SANCHEZ: “NON APPLAUDIAMO CHI INCENDIA IL MONDO”
“I cessate il fuoco sono sempre una buona notizia. Soprattutto se conducono a una pace giusta e duratura. Ma il sollievo momentaneo non può farci dimenticare il caos, la distruzione e le vite perdute. Il Governo di Spagna non applaudirà coloro che incendiano il mondo solo perché si presentano con un secchio. Quello che conta ora: diplomazia, legalità internazionale e PACE”. Lo scrive su X il premier spagnolo Pedro Sanchez.
9:25 – L’UCRAINA: ORA TRATTARE CON MOSCA
“Accogliamo con favore l’accordo tra il presidente Trump e il regime iraniano per sbloccare lo stretto di Hormuz e dichiarare il cessate il fuoco, così come gli sforzi di mediazione del Pakistan. La determinazione americana funziona. Crediamo che sia il momento per una determinazione sufficiente per costringere Mosca a dichiarare il cessate il fuoco e porre fine alla sua guerra contro l’Ucraina”. Così in un post su X il ministro degli Affari esteri dell’Ucraina, Andrii Sybiha.
9:20 – MERZ, STARMER E LE PRIME REAZIONI IN EUROPA
Bene il cessate il fuoco Stati Uniti-Iran, ma ora bisogna “negoziare la fine duratura della guerra entro i prossimi giorni”: è la posizione del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Merz ha assicurato che il suo Paese è impegnato a “garantire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha detto: “Accolgo con favore l’accordo di cessate il fuoco raggiunto nella notte, che porterà un momento di sollievo alla regione e al mondo. Insieme ai nostri partner dobbiamo fare tutto il possibile per sostenere e mantenere questo cessate il fuoco, trasformarlo in un accordo duraturo e riaprire lo stretto di Hormuz.”
Starmer si recherà oggi in Medio Oriente per incontrare i leader del Golfo e “discutere degli sforzi diplomatici per sostenere e mantenere il cessate il fuoco”, ha dichiarato Downing Street.
L’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Israele con l’Iran è “un segnale molto positivo” ma “deve pienamente includere anche il Libano”: è il monito del presidente francese Emmanuel Macron.
“Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres accoglie con favore l’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane da parte di Stati Uniti e Iran e invita tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto in Medio Oriente a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e ad attenersi ai termini del cessate il fuoco, al fine di aprire la strada a una pace duratura e globale nella regione”. Così Stéphane Dujarric, portavoce del segretario dell’Assemblea generale dell’Onu in una nota.
“Accolgo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato ieri sera tra Stati Uniti e Iran. Esso rappresenta una de-escalation quanto mai necessaria. Ringrazio il Pakistan per la sua mediazione. Ora è fondamentale che i negoziati per una soluzione duratura a questo conflitto proseguano. Continueremo a coordinarci con i nostri partner a tal fine”. Lo scrive su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
9:00 – TAJANI: “BOCCATA D’OSSIGENO”
La “sospensione” dei bombardamenti in Iran e in Medio Oriente è “un fatto molto positivo”: lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un’intervista trasmessa su Canale 5. “Una soluzione negoziale è la migliore soluzione possibile, siamo disponibili a sostenere tutte le azioni che possano portare a fermare la guerra”.
La tregua è “una boccata di ossigeno” anche per l’economia italiana. Secondo Tajani, “un’impennata dei prezzi dell’energia sarebbe stata un colpo”. Positivo, nella lettura del ministro, il fatto che il prezzo del petrolio sia sceso sotto i cento dollari”.
“In Libano, invece, la situazione resta complicata”.
8:40 – IN ISRAELE NON L’HANNO PRESA BENISSIMO
“Nella nostra intera storia non si era mai verificato un disastro politico di tale portata. Israele non era nemmeno presente al tavolo delle decisioni riguardanti il nucleo della nostra sicurezza nazionale”. Inizia così un post sui social di Yair Lapid, leader dell’opposizione israeliana, sulla tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran.
Secondo Lapid, tra le voci più critiche del governo del primo ministro Benjamin Netanyahu, “l’esercito ha fatto tutto ciò che gli è stato chiesto, la popolazione ha dimostrato un’incredibile resilienza, ma Netanyahu ha fallito politicamente, ha fallito strategicamente e non ha raggiunto alcuno degli obiettivi che si era prefissato. Ci vorranno anni per riparare i danni politici e strategici causati da Netanyahu a causa della sua arroganza, negligenza e mancanza di pianificazione strategica”.
8:00 – TRUMP: LA CINA HA CONVINTO L’IRAN A TRATTARE
Trump ha dichiarato all’AFP che l’accordo di tregua rappresenta una “vittoria totale e completa” per gli Stati Uniti. Trump dice di aver parlato con i leader del Pakistan, i quali gli avrebbero “chiesto di sospendere l’invio di forze distruttive in Iran questa notte”. E che ritiene che la Cina abbia contribuito a indurre Teheran a negoziare.
“La questione dell’uranio – ha detto ancora il Presidente americano – verrà risolta alla perfezione, altrimenti non avrei raggiunto un accordo”. Trump non ha specificato se, qualora l’accordo fallisse, tornerebbe alle sue minacce iniziali di radere al suolo tutte le centrali elettriche e i ponti del Paese: “Vedrete”, ha detto all’AFP.
7:40 – TRUMP ESULTA
Trump sta continuando a commentare la tregua, con toni ovviamente saturi di retorica. “Una grande giornata per la pace mondiale! L’Iran la vuole, ne ha abbastanza! E così anche tutti gli altri! Gli Stati Uniti d’America aiuteranno a gestire il traffico nello Stretto di Hormuz. Ci saranno molte azioni positive! Si guadagneranno molti soldi. L’Iran potrà iniziare il processo di ricostruzione. Faremo rifornimento di ogni genere di provviste e resteremo lì a “aspettare” per assicurarci che tutto vada bene. Sono fiducioso che andrà così. Proprio come stiamo vivendo negli Stati Uniti, questa potrebbe essere l’età dell’oro del Medio Oriente!!!”

7:30 – IL PETROLIO “RESPIRA”
L’effetto-tregua sull’economia mondiale è immediato. I prezzi del petrolio sono crollati e le borse asiatiche sono salite vertiginosamente. Il prezzo del Brent, il benchmark globale per il greggio, si aggirava intorno ai 95 dollari al barile. Dopo la notizia del cessate il fuoco, è sceso di circa il 13%. Il petrolio greggio West Texas Intermediate, benchmark statunitense, si attestava intorno ai 96 dollari al barile, in calo di circa il 15%.
I future sull’indice S&P 500 sono saliti di oltre il 2%, preannunciando una forte apertura quando le azioni riprenderanno le contrattazioni negli Stati Uniti.
I mercati azionari asiatici, dove i paesi importano ingenti quantità di petrolio e gas, hanno registrato forti guadagni in tutta la regione. Il Nikkei 225 giapponese è salito di circa il 5%, mentre l’indice di riferimento sudcoreano Kospi ha guadagnato oltre il 6%. Anche i mercati di Taiwan, Hong Kong e Cina continentale hanno registrato aumenti significativi.
7:10 – IRAN E OMAN POTRANNO IMPORRE TARIFFE NELLO STRETTO
Iran e Oman potranno imporre tariffe alle navi che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz come parte di un accordo di cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan: a riferirlo l’agenzia di stampa americana Associated Press. La ricostruzione è fondata su fonti “regionali” coinvolte nei negoziati tra Teheran e Washington. “Un funzionario”, in particolare, ha riferito che l’Iran prevede di utilizzare i ricavi per la ricostruzione. Teheran e l’Oman condividono i diritti territoriali sullo Stretto di Hormuz.
7:00 – COLLOQUI USA-IRAN IN PAKISTAN DA VENERDI’
Colloqui tra Stati Uniti e Iran con una mediazione di Islamabad sono previsti a partire da venerdì in Pakistan: lo hanno riferito media regionali, con l’agenzia di stampa Fars che ha anche delineato dieci “punti” che sarebbero parte della trattativa.
Stando alla sua ricostruzione, i punti sarebbero stati accettati dal presidente americano Donald Trump.
Le fonti di Fars elencano i nodi in discussione: l’impegno dell’Iran a non costruire armi nucleari; disposizioni volte a preparare il terreno per una cessazione completa di qualsiasi aggressione contro l’Iran e i suoi alleati; il possibile ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione e il divieto di qualsiasi attacco contro l’Iran; un transito giornaliero limitato di navi attraverso lo Stretto di Hormuz per due settimane, nell’ambito di un protocollo di “passaggio sicuro”; la revoca di tutte le sanzioni primarie, secondarie e delle Nazioni Unite contro l’Iran; la copertura delle perdite subite dall’Iran a causa della guerra tramite la creazione di un fondo di investimento e finanziario per il Paese; il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del diritto dell’Iran ad arricchire materiali nucleari e l’avvio di discussioni sul livello di arricchimento; il permesso per Teheran di negoziare trattati di pace bilaterali e multilaterali con i Paesi della regione; l’estensione della politica di non aggressione verso tutti i gruppi della resistenza nella regione; la ratifica di tutti gli impegni attraverso una risoluzione ufficiale delle Nazioni Unite.
6:45 – FESTA IN STRADA A TEHERAN
Bandiere tricolori dell’Iran in piazza nella notte durante manifestazioni di cittadini a Teheran e in altre città seguite all’annuncio. Immagini e video sono stati diffusi sui social network, verificati e rilanciati dai media.
La tregua è stata confermata sia dal presidente americano Donald Trump che dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
6:50 – NESSUNO STOP IN LIBANO
Nessuno stop ai bombardamenti sul Libano: a riferirlo l’ufficio del primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, in relazione all’intesa per una tregua di due settimane raggiunta da Tel Aviv e Stati Uniti con l’Iran a partire da una mediazione del Pakistan. Rispetto al punto l’ufficio ha comunicato che Israele ha accettato di “sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, a condizione che l’Iran riapra immediatamente gli stretti e interrompa tutti gli attacchi contro gli Stati Uniti, Israele e i Paesi della regione”.
I raid di Tel Aviv sono continuati nella notte. Media libanesi hanno riferito di un bombardamento che ha colpito un’ambulanza nella località di Qlaileh, presso la città di Tiro, nel sud.
6:30 – LA CONFERMA IRANIANA
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato la tregua, scrivendo sui social che l’Iran “cesserà le sue operazioni difensive”, e che “il passaggio sicuro dallo stretto di Hormuz sarà possibile coordinandosi” con le forze di sicurezza iraniane.
6:00 – L’ANNUNCIO DI TRUMP
“Sulla base dei colloqui avuti con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, nel corso dei quali mi hanno chiesto di sospendere l’azione militare distruttiva prevista per questa notte contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’APERTURA COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA dello Stretto di Hormuz, acconsento a sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane”.
“Si tratterà di un cessate il fuoco su due fronti! Il motivo è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto nella definizione di un accordo definitivo sulla pace a lungo termine con l’Iran e sulla pace in Medio Oriente”.
“Abbiamo ricevuto una proposta in dieci punti dall’Iran e riteniamo che costituisca una base valida su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti che in passato erano stati oggetto di controversia sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e concludere l’accordo”.








