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Orsi in Trentino, Legambiente: “No alla caccia alle streghe, serve tavolo col ministero”

Dopo quanto accaduto a Caldes, per Legambiente ora "la grande sfida da affrontare è il miglioramento della gestione e la convivenza con l’orso"

Pubblicato:08-04-2023 18:58
Ultimo aggiornamento:08-04-2023 19:00
Canale: Ambiente
Autore:
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ROMA – “Quando accaduto in Trentino-Alto-Adige è un fatto preoccupante. Esprimiamo la nostra vicinanza sia alla famiglia del giovane di 26 anni Andrea Papi originario di Caldes in Val di Sole aggredito e ucciso da un orso sia alla comunità locale trentina. È chiaro che il destino di questo orso sia ormai segnato, così come è evidente che in Trentino-Alto-Adige ci sia un problema di gestione di questi plantigradi e di convivenza con la comunità locale.

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Nel caso di orsi problematici o eccessivamente confidenti, il PACOBACE (il Piano d’azione interregionale per la tutela dell’orso bruno sulle alpi centro-orientali) prevede infatti due soluzioni estreme: la prima, indicata con la lettera J, prevede la cattura e la detenzione permanente, la seconda opzione, indicata con la lettera K, prevede l’abbattimento dell’orso. Scelta quest’ultima che sarà adottata per questo orso in linea con quanto previsto dal PACOBACE.

“SERVE UN TAVOLO TECNICO AL MINISTERO, NO ALLA CACCIA ALLE STREGHE”

Per questi motivi lanciamo oggi un appello al Ministero dell’ambiente per chiedere che venga istituito in tempi rapidi un tavolo tecnico e di confronto al dicastero con regioni, aree protette e associazioni perché la grande sfida da affrontare è il miglioramento della gestione e la convivenza con l’orso, e lo si può fare solo insieme con il supporto della scienza e coinvolgendo in uno step successivo anche le comunità locali. Solo così si potrà evitare che si dia il via ad una nuova caccia alle streghe che abbia per protagonista l’orso, rischiando di far crescere e aumentare la paura nelle comunità locali e tra i turisti”, così commentano Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente e Andrea Pugliese, presidente di Legambiente Trento.

“PRIMO CASO DI AGGRESSIONE IN ITALIA”

Legambiente ricorda che questo sarebbe il primo caso registrato nel nostro Paese negli ultimi 150 anni di un’aggressione di un orso che provoca una vittima, a fronte di 7 aggressioni ufficialmente registrate nell’area alpina italiana negli ultimi anni e qualche decina di contatti diretti tra il plantigrado e l’uomo. La tragicità dell’evento e il dolore del momento non devono far dimenticare i rischi insiti nella natura e negli animali che la frequentano, e al tempo stesso Legambiente sottolinea che è importante aspettare gli esiti della relazione ufficiale di ISPRA che chiarirà la dinamica dei fatti per prendere le decisioni più appropriate.

“NON SMINUIRE IL PROGETTO ‘LIFE URSUS'”

Inoltre, riguardo le affermazioni del presidente Fugatti sulla non sostenibilità del progetto Life Ursus, l’associazione ambientalista ricorda che comunque il progetto in questione che ha previsto la reintroduzione dell’orso bruno nelle aree del Brenta, dove era in via di estinzione, è stata un’iniziativa importante dal punto di vista ecologico, riportando una specie iconica sulle Alpi Centrali, e ha avuto anche importanti ricadute sull’immagine del territorio. Sicuramente quanto accaduto in Trentino apre anche una riflessione sul futuro del progetto in questione, che però non deve essere sminuito. Al presidente Fugatti, Legambiente sottolinea, inoltre, che quello che è mancato in Trentino-Alto-Adige, negli ultimi 10-15 anni, è una campagna di comunicazione e informazione che potesse aiutare a costruire una convivenza e a gestire le situazioni problematiche, si è preferito invece costruire un clima di allarme e contrapposizione.

“Il programma finanziario LIFE della Commissione Europea in questi 30 anni- aggiunge Nicoletti- ha rappresentato e rappresenta un importante strumento nella valorizzazione della natura e della biodiversità utilizzato sia in Europa sia in Italia. Esempi emblematici arrivano proprio dall’Italia, culla di diversi casi di successo di progetti LIFE Natura che si sono distinti per aver migliorato e ripristinato lo stato di conservazione di diverse tipologie di habitat, dalle Alpi agli Appennini”. Nel report “Biodiversità a rischio 2022”, Legambiente ricorda che dal 1992 grazie al Programma LIFE ad oggi sono stati cofinanziati in Europa oltre 5mila progetti che hanno mobilitato 12 miliardi di euro di investimenti di cui 5,6 miliardi di euro stanziati dalla Commissione europea a titolo di cofinanziamento. L’Italia ha raggiunto un primato, sia in termini di cofinanziamenti ottenuti sia di progetti finanziati. Tra il 1992 e il 2020, sono stati finanziati più di 970 progetti determinando un investimento complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro, di cui circa 850 milioni di euro stanziati dalla Commissione europea a titolo di cofinanziamento.

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