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Ucraina, l’arcivescovo di Bologna: “No al riarmo, è la cosa peggiore che possiamo fare”

Per monsignor Matteo Zuppi bisogna lavorare per arrivare alla pace, se serve trovando dei compromessi: "Il riarmo cosa peggiore, con la guerra siamo tutti sconfitti"

Pubblicato:08-04-2022 15:32
Ultimo aggiornamento:08-04-2022 15:35

Zuppi su Gaza
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BOLOGNA – La corsa al riarmo “è la cosa peggiore che possiamo fare”. Lo dice chiaro e tondo il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, questa mattina all’incontro organizzato dall’istituto Salvemini sulla guerra in Ucraina, durante il quale sono intervenuti anche due studenti scappati dal loro Paese e accolti a Bologna, che oggi frequentano la scuola. “Le Nazioni Unite sono state trattate male negli anni e oggi non contano più tanto- afferma Zuppi- e così contano di più quelli che hanno più soldi e più armi. Quindi invece del disarmo facciamo il riarmo, perchè non c’è altra possibilità. Ed è la cosa peggiore che possiamo fare“. Secondo il cardinale, insomma, “non ci servono le armi, ci servono gli aiuti. E ci serve il disarmo. Certo, c’è un problema puntuale oggi che riguarda l’Ucraina e che si riassume nel diritto alla difesa. Che è una cosa. Ma correre al riarmo no”. Su questo, Zuppi è categorico.

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“DOBBIAMO RIPUDIARE LA GUERRA COME È SCRITTO NELLA COSTITUZIONE”

“Oggi dobbiamo trovare una fine alla guerra e dobbiamo ripudiarla come è scritto nella nostra Costituzione. Dobbiamo lavorare perchè la guerra non sia più lo strumento per risolvere i problemi”. Per arrivare al cessate il fuoco, afferma l’arcivescovo di Bologna, “bisogna trovare dei compromessi“, anche se “quando si combatte è molto difficile, perchè la tentazione di vincere resta. Ma è una tentazione perversa, perchè anche chi vince perde. Con la guerra siamo tutti sconfitti“. Tra l’altro, aggiunge Zuppi, “quando si sente parlare di conflitto nucleare, è una cosa che ci dovrebbe far inorridire. La bomba atomica non è un videogioco”. Quindi, insiste il cardinale, “bisogna fermare questa guerra, fermare tutte le guerre e fermare il traffico di armi”.


“DELLA GUERRA IN UCRAINA NON CI SIAMO INTERESSATI PER ANNI”

Per Zuppi, “non c’è mai alcuna giustificazione per la guerra. Si può forse discutere se la Russia avesse qualche ragione, ma ora le ha perse tutte facendo quello che ha fatto. Perchè è un massacro e basta”. La guerra, insiste Zuppi, “è da bestie e rende bestie. Ma bombardare gli ospedali e colpire i civili è frutto dell’intossicazione dell’ideologia, quando l’altro non è più un uomo, ma solo un nemico. E’ come per i nazisti, per i quali i poveri contadini di Marzabotto non erano nulla ed erano solo da schiacciare“. Il cardinale non manca poi di citare la “Terza guerra mondiale a pezzi”, definizione di Papa Francesco “molto intelligente- richiama Zuppi- ognuno di questi pezzi è una guerra mondiale, e se è mondiale riguarda tutti. Ma noi ci siamo fatti riguardare poco da queste guerre, e oggi siamo sorpresi”. In Ucraina, ad esempio, “la guerra c’era da diversi anni- ricorda l’arcivescovo- in particolare nel Donbass, dove c’era una cosiddetta guerra a bassa intensità. Lo dico perchè c’è una certa ipocrisia, come se scoprissimo certe situazioni da un giorno all’altro. La verità è che non ce ne siamo interessati prima, come se fosse solo un problema loro. E oggi ne paghiamo le conseguenze“, critica Zuppi.

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“SENZA LA PACE TUTTO È PERDUTO”

Quello che si può fare, dunque, è “non guardare dall’altra parte- insiste il cardinale- ma capire da dove viene questa violenza, perchè così forse capiamo le soluzioni. E dobbiamo credere che se c’è la guerra, ci deve essere sempre anche la pace. Senza la pace tutto è perduto. Con la guerra vince solo il lupo, ma noi non siamo fatti per vivere come lupi, ma per stare gli uni con gli altri”. Quella in Ucraina, peraltro, “è una guerra tra cristiani- sottolinea Zuppi- e questa è una cosa che dispiace ancora di più. E’ uno scandalo la guerra in assoluto, per qualunque fede. Ma tra cristiani, noi che abbiamo uno che ha detto che dobbiamo amare i nemici, è una vera bestemmia. A maggior ragione dobbiamo trovare il modo perchè finisca quanto prima”, non si stanca di ripetere l’arcivescovo di Bologna.

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