Quando ripartiamo? E intanto i ponti crollano

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Meno male che con il blocco per l’epidemia il traffico di auto era nullo, se no oggi con il ponte stradale venuto giù di botto a Massa Carrara potevano esserci anche dei morti e non solo un ferito. E Matteo Renzi, leader di Italia Viva, non ha aspettato un attimo per invitare il Governo a far ripartire subito i lavori: “E se non lo facciamo in questa fase di crisi vuol dire che ci vogliamo del male. Apriamo questi benedetti cantieri, subito”, ha detto. A livello nazionale, su quando e come far ripartire e riaprire il Paese, continua il confronto tra i politici e il comitato tecnico scientifico. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, spinge, perché non si può tenere in stallo il Paese ancora per molto. Tra venerdì e sabato parlerà in tv per dire che il blocco arriverà fino ai primi giorni del prossimo mese, che di “Fase 2” se ne parlerà solo a partire dal 4 maggio. In che modo si ripartirà? Non si sa. La politica chiede le modalità agli scienziati, gli scienziati scaricano sul ‘decisore politico’. Si vedrà.

Per quanto riguarda le questioni nazionali, vanno registrate le prime critiche alle misure adottate dal Governo per dare liquidità alle imprese in crisi. Per i partiti di opposizione le centinaia e centinaia di miliardi promessi, alla fine non ci saranno. Gli interessati, invece, temono le lungaggini della burocrazia e delle banche, che quanto loro promesso arrivi troppo tardi, quando le aziende saranno già morte.
In Europa continua lo scontro tra i paesi del Nord e quelli del Sud sui provvedimenti da adottare. Nulla di fatto ieri alla riunione dell’Eurogruppo che si è aggiornato a domani. In pochi credono che si arriverà ad un accordo sui cosiddetti ‘coronabond’ giudicati essenziali dal Governo italiano. Germania e soci spingono per adottare i vecchi metodi, anche se tutto il mondo sottolinea che oggi ci troviamo di fronte ad una crisi eccezionale, senza precedenti. In gioco non c’è solo la sopravvivenza economica dei singoli paesi, che si ritroveranno a dover gestire crollo del Pil e milioni di disoccupati in più. In gioco stavolta c’è proprio l’Europa, come soggetto politico e istituzionale: a cosa serve se di fronte ad una pandemia, alla crisi che ne scaturirà invece di salvaguardare l’unità sposerà l’egoismo e le convenienze dei singoli stati più ricchi?

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